TERAMO – Ben 244 fra ponti e viadotti, bisognosi da decenni di manutenzioni ordinarie e straordinarie. Anche se nessuno di essi per fortuna desta eccessivo allarme, in quanto nelle situazioni più critiche si è riusciti ad intervenire con i fondi della Protezione civile erogati dopo il sisma e la grande nevicata del gennaio 2017. 

E ancora: 211 strade in buona parte collinari e montane, per un totale 1.500 chilometri, minacciate ogni stagione da frane e smottamenti, con tratti ridotti da anni a poco più di mulattiere su cui fare la gimkana tra buche e crateri d’annata.

A doversi occupare di queste infrastrutture, e a dover affrontare le emergenze,la Provincia di Teramo, che però nonostante gli sforzi, e gli interventi già messi in campo, non ha le risorse economiche e il personale adeguato per dotare tutto il territorio di una viabilità dignitosa e sicura, all’altezza del XXI secolo.

Ne è ben consapevole il presidente Renzo Di Sabatino del Partito democratico, interlocutore di Abruzzoweb nella terza tappa del suo viaggio tra ponti e strade delle province abruzzesi, in settimane in cui il tema della sicurezza delle infrastrutture, è tornato di scottante attualità e in cima alle agende di governo dopo il crollo del ponte Morandi di Genova.

Una boccata di ossigeno ha rappresentato nella provincia teramana il passaggio di competenze all’Anas, sottoscritto pochi giorni fa, di quasi 62 chilometri di strade provinciali, e precisamente la 553 tra Atri e Silvi) e la 259, che attraversa la Vibrata. 

Contestualmente vengono però declassati e consegnati alla Provincia 12 chilometri della statale 80, dall’uscita di Teramo di Piano d’Accio fino al bivio di Mosciano Sant’Angelo. Atto analogo era stato già compiuto dalle Province di Pescara e dell’Aquila, previsto dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 20 febbraio 2018.

Troppo poco, però, per Di Sabatino, “Ci saremmo aspettati che l’Anas si facesse carico di molti più chilometri, – si accalora subito il presidente – tenuto conto che se da una parte consegniamo all’Anas 63 chilometri, dall’altra ci dovremo far carico di nuovi 12 chilometri. Facendo i conti dell’impegno finanziario per noi insomma cambierà di poco”.

Non va però dimenticato infatti,  prosegue Di Sabatino, che “dobbiamo occuparci di una quantità di viabilità imponente, dopo che nell’ultimo anno abbiamo subito un taglio di trasferimenti pari a 10 milioni di euro, e negli ultimi due anni abbiamo subito una riduzione di personale, a seguito della legge Delrio, da 340 a 160 addetti”.

Nonostante questo la Provincia di Teramo è riuscita in tempi stretti a mettere a punto la relazione sulla condizione di ponti e strade e altre infrastrutture,  che è stata ieri presentata alla stampa da Di Sabatino e dal consigliere delegato alla viabilità Mario Nugnes e inviata al Ministero, come imposto dal ministro Danilo Toninelli a tutte le Province italiane , all’indomani della tragedia di Genova. 

“La relazione tiene conto delle conoscenze in nostro possesso – spiega Di Sabatino – , grazie ai monitoraggi effettuati negli anni precedenti, in particolare dopo il sisma del 2017. In molti casi, con risorse adeguate, gli studi sulla stabilità e sismicità andrebbero però effettivamente aggiornati”.

Di Sabatino tiene comunque a precisare che “non abbiamo ponti che rischiano di crollare, su questo voglio rassicurare la popolazione e non creare inutili e dannosi allarmismi. Detto questo va portato a termine un programma complessivo di adeguamento statico e sismico, visto che siamo in un terra che continua a tremare quotidianamente”.

Sul ponte di Garrufo, salito in questi giorni agli onori della cronaca per la sua presunta pericolosità, Di Sabatino assicura che  “dalla nostra documentazione, anche per i lavori recentemente realizzati, a noi risulta un indice di sicurezza dello 0,60, ovvero nella media”.

Questo perché sui ponti più pericolosi si è già intervenuto dopo il sisma e l’ondata di eccezionale maltempo del gennaio 2017, quando la neve nel teramano ha isolato interi paesi anche per una settimana, senza corrente e con la terra che tremava. Interventi in somma urgenza e grazie ai fondi messi a disposizione dalla Protezione civile, che hanno interessato una decina di ponti, come quello di Aprati, nel comune di Crognaleto, o quello di Bisenti, crollato e già ricostruito con 1,12 milioni, e ancora il ponte Biancone di Civitella del Tronto e  due ponti di Campli.

Sempre a proposito di ponti teramani: il pensiero non può non andare ai viadotti dell’autostrada A24, in particolare quelli altissimi prima dell’imbocco del traforo del Gran Sasso, la cui manutenzione ordinaria e straordinaria è in capo alla concessionaria Strada dei Parchi.

“Anche a me hanno inviatole foto dei piloni usurati e con ferro a vista – spiega Di Sabatino- . Ovvio che anch’io sono preoccupato, ma non voglio nemmeno pensare che quei viadotti rappresentino un’emergenza, perché in questo caso dovrebbero essere chiusi al traffico. Per il resto mi devo attenere ruolo istituzionale che rivesto, e a quello che il concessionario ci comunica”.

E aggiunge: “Sull’autostrada A24, Strada dei Parchi aveva proposto di rifare interi tratti, abbassando le quote con nuovi tracciati, una proposta contenuta nel ‘pacchetto’ che prevedeva l’accorciamento dell’ l’A25  in valle Peligna, e anche l’allungamento della A24 da Villa Vomano fino a Roseto. Io controcorrente ero favorevole a questa proposta”

Per quanto riguarda la viabilità una boccata di ossigeno anche in Provincia di Teramo è stata poi rappresentata dai 15 milioni stanziati con i fondi del Masterplan da parte della giunta dell’ex presidente della Regione Luciano D’Alfonso.

“I primi bandi di gara sono già in corso – spiega Di Sabatino – abbiamo diviso il territorio in 14 comparti, e a ciascuno abbiamo destinato circa 1,1 milioni di euro. Saranno interventi puntuali, sui tratti di strada più compromessi, per rinnovare i manti stradali, cominciando dai tratti montani della Val Fino, ad esempio nei comuni di Bisenti e Arsita, in cui ci sono situazioni particolarmente critiche”.

Il sogno anche per Di Sabatino è avere ponti nuovi di zecca, e strade montane perfettamente asfaltate come quella, dall’alta valenza turistica, che collega Farindola in provincia di Pescara, dove si è verificata la tragedia dell’hotel Rigopiano, e Castelli, la capitale mondiale della ceramica artistica, per poi scendere a Teramo. Ma solo perché lì è passata la seconda tappa abruzzese dell’ultimo giro d’Italia di ciclismo, e c’è stato un occhio di riguardo.

“Un conto lo abbiamo ovviamente fatto per l’adeguamento sismico e statico dell’intero patrimonio sono necessari circa 1 miliardo e 700 milioni di euro. Molto più realisticamente mi accontenterei di 113 milioni di euro per le opere che riteniamo prioritarie”, conclude il presidente.