L’AQUILA – “Continuano le allucinazioni programmatiche del nostro sindaco, probabilmente sta cercando la botta finale prima di lasciare. Ci continua a proporre scelte episodiche avulse dalle reali esigenze prive di qualsiasi analisi tecnico-disciplinare e senza una minima valutazione costi-benefici”. 

Lo scrive in una nota l’architetto aquilano Antonio Perrotti, del Comitatus aquilanus, in riferimento al progetto del ponte sulla Mausonia, fortemente voluto dal sindaco, Massimo Cialente, e dal consigliere regionale del Partito Democratico Pierpaolo Pietrucci.

“Cominciò con la metro fino alla remunerativa transazione, ci ha poi fatto sognare con il mirabolante aereoporto, ci ha poi imposto l’affaire macerie, trastullandosi,in parallelo con tutta la partita dei puntellamenti… ed oggi torna a delirare su una Cortina a Monte Cristo e su un metropolitano Ponte di Brooklyn aquilano”, aggiunge.

“A questi entusiasti neoinfrastrutturalisti vogliamo ricordare che i flussi principali di traffico vengono da ovest (quelli da Roma ,Rieti, Teramo e Alto Aterno ) e da est (quelli da Pescara,Piana di Navelli) e che ambedue non abbisognano di ponti – sottolinea – che l’unico flusso esterno che deve by-passare la ferrovia è quello dalle Rocche che passa per il rettilineo di Bagno; che sempre in tal senso residuano due micro-flussi da Pianola e Roio; che da tempo all’Anas è stata predisposta un’ipotesi per sovrapassare gli attuali 3 ponticelli con opere certamente più modeste, efficaci  e rispondenti; che dalla rotonda sulla Mausonia all’incrocio con la strada che scende da Pianola-Roio c’è già una strada per la quale basterebbe un più che mai urgente sovrapasso della ferrovia in località Martini (dove si potrebbe approfittare per de-localizzare gratuitamente i capannoni produttivi a forte rischio alluvionale e costruire una rampa diretta la Parcheggio di Collemaggio”.

“Auspichiamo perciò una urgente riflessione complessiva che porti ad una immediata Variante di assestamento del Prg e cerchi di recuperare rispetto alle fuorvianti e diseconomiche scelte fatte fin’ora che hanno portato ad una suicida dispersione insediativa (causa di un aumento almeno del 40%  dei costi privati e pubblici di spostamento ordinario) inibendo  qualsiasi ipotesi di sviluppo e rilancio”, conclude.