L’AQUILA – Il crollo di un ponte ferroviario nell’Aquilano ha sconvolto la circolazione delle auto e messo in ginocchio numerose attività commerciali, ma a pagare più di tutti la situazione sono due locali, il ristorante La Brace e il bar 3 Pini, completamente presi in mezzo nell’area interdetta.

La loro è una “zona del crepuscolo”, che si trova proprio tra il ponte crollato e la chiusura della strada. E quindi le due attività sono completamente tagliate fuori dal passaggio di potenziali clienti, hanno i guadagni in picchiata e rischiano di chiudere i battenti. Di qui la decisione di rivolgersi a un avvocato e l’appello ad AbruzzoWeb.

“Ci troviamo al centro tra il ponte crollato e il punto dove l’Anas blocca gli automobilisti perché la strada è chiusa – spiegano disperate Maria Pia Madama del ristorante e Antonella Tresca del bar – Chi arriva lì deve fermarsi e dire agli addetti che vuole venire da noi per poter passare. Tante persone sono scoraggiate, il giro alternativo è abbastanza lungo, chi magari è in pausa pranzo lascia perdere e va da un’altra parte. Per non parlare dei camion”.

“Noi lavoriamo per lo più durante il giorno, arrivando da Rieti i nostri sono i primi locali che si incontrano. Il guadagno ora è completamente azzerato, quello della sera molto diminuito e comunque non siamo aperti tutta la sera”, proseguono. “Ieri a pranzo ho incassato solo 15 euro”, sospira Maria Pia.

I tempi per tornare alla normalità non saranno brevi, questo è chiaro. “Ci avevano parlato di un mese e mezzo o due mesi, ora siamo già a tre mesi – attaccano – C’è il casello di cui parla il sindaco di Scoppito, Marco Giusti. Basterebbe soltanto riaprire quel pezzo di strada. Ma qualsiasi proposta viene bocciata”.

L’appello delle due commercianti è molto chiaro. “Non ci interessa sapere di chi è la colpa, capiamo l’emergenza, ma così rischiamo di chiudere le attività, abbiamo scadenze mensili e dipendenti da pagare, oltre che le tasse, impegni con le banche, e gli incassi sono azzerati – dicono – All’avvocato abbiamo chiesto di tutelare i nostri interessi in questa fase, perché non siamo nessuno”.

Qual è la richiesta? “Una tutela per i pagamenti che abbiamo giornalmente oppure un’integrazione del lavoro: una sagra una festa, gli enti ci diano una mano e ci lascino campo libero – propongono le due donne – Non stiamo qui a chiedere soldi, sarà un problema di trent’anni. Vogliamo lavorare e farcela con le nostre forze ma i sindacati, l’Anas, le Ferrovie, qualcuno ci dia una soluzione”.