L’AQUILA – Sei laureato e conosci perfettamente l’inglese?
Non conta nulla. Se vuoi partecipare al concorsone dell’Inps deve infatti farti certificare, pagando, questa tua competenza da un istituto privato.
E non è valido farsi rilasciare analoga certificazione da un’università pubblica. È questa la peculiarità che sta indignando molti giovani abruzzesi, di cui si fa portavoce Vittorio Iovannitti, aquilano di 31 anni, laureato in Economia, che si apprestano a partecipare al concorso pubblico dell’Inps, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 24 novembre scorso, con sessioni di prova previste a gennaio per 365 funzionari su tutto il territorio nazionale.
Tra i requisiti, oltre alle lauree in Scienze dell’economia, Scienze economico-aziendali, Ingegneria gestionale, Scienze dell’amministrazione e Giurisprudenza, si richiede come opportuno che sia la conoscenza della lingua inglese pari almeno al “livello B2 del Quadro Comune Europeo”, certificata, però, questo l’oggetto della polemica, solo ed esclusivamente da uno dei 17 enti privati, dopo una prova orale e scritta che non sono dunque previste in sede di concorso.
Un’ingiustizia, per Iovannitti, che, assicura, l’inglese lo parla e lo scrive, avendolo studiato e utilizzato per lavoro.
“All’università – spiega infatti Iovannitti – ho frequentato corsi di inglese di livello b2, cioè corsi avanzati. E ho sostenuto esami al Centro linguistico dell’Aquila. Per partecipare al concorso sono andato a farmi certificare questa competenza in facoltà. Poi con vivo stupore ho appreso che l’Inps aveva pubblicato una circolare esplicativa del bando, nella quale si dice che tali certificati devono essere rilasciate dopo un corso solo ed esclusivamente presso una struttura privata”.
A parte la circolare arrivata solo in un secondo momento, per Iovannitti “le cose cambiano e di molto, non vedo perché infatti dovrei pagare anche fino ad 800 euro ad un privato per farmi certificare un qualcosa che potrebbe certificarmi tranquillamente gratis l’università pubblica, senza ulteriori perdite di tempo”.
Nella circolare esplicativa dell’Inps, pubblicata il 21 novembre, si dice infatti a chiare lettere che la certificazione deve essere rilasciata “da uno degli enti certificatori di cui al decreto 28 febbraio 2017, numero 118 del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca”.
E questo è l’elenco completo degli enti riportato nel decreto citato: Cambridge esol, City and guilds, Edexcel-Pearson, Educational testing service, English speaking board, International english language testing system, Pearson-Lcci, Pearson-Edi, Trinity college London, University of Malta, National qualifications authority of Ireland, Accreditation and coordination of english, Language services, Ascentis, Aim awards, Learning resource network, British institutes e infine Gatehouse awards.
Si specifica inoltre che “non sono valide ai fini dell’ammissione al concorso certificazioni diverse da quelle sopra riportate, ovvero titoli di varia natura attestanti la conoscenza della lingua inglese, come ad esempio esami universitari di lingua inglese, corsi di laurea sostenuti in lingua inglese, Erasmus, lauree conseguite in Paesi anglofoni e così via”.
“Mi chiedo – commenta Iovannitti – a cosa serva a questo punto l’Università pubblica italiana. Non capisco perché ai fini della partecipazione al concorso Inps sia pienamente valida la laurea magistrale conseguita all’università pubblica, ma non valga la certificazione per la lingua inglese che ti rilascia la stessa identica università”.
“Non vorrei – insinua infine il candidato funzionario Inps – che si sia voluto utilizzare un concorso pubblico per favorire il business di società private, con i costi a carico dei cittadini partecipanti”.
Si potrebbe però osservare che, a differenza di quello che sostiene Iovannitti, l’intento dell’Inps sia stato quello di assicurarsi semplicemente che tutti i candidati parlino e leggano correttamente la lingua inglese e a tal fine potrebbe non bastare un esame universitario fatto magari anni addietro. Non a caso una certicazione ha la durata di due anni.
Meglio dunque un’ulteriore ed aggiornata certificazione e una prova scritta ed orale a ridosso della prova di esame.
A questa legittima obiezione Iovannitti ribatte però che “sarebbe bastato prevedere tale prova scritta e orale direttamente in sede di concorso, un test senz’altro ancora più affidabile rispetto ad una certificazione a pagamento presso un privato. È del resto quello che viene previsto nel concorso per l’accesso alla carriera diplomatica, a vocazione internazionale ben maggiore rispetto al concorso dell’Inps”.






