SANTO STEFANO DI SESSANIO – Con l’arrivo dell’inverno si ripropone il tema dell’accesso alla piana di Campo Imperatore, con Provincia e Comune dell’Aquila che hanno disposto la chiusura delle strade che conducono in quota.
Polemiche, in particolare, per un cumulo di pietre che la Provincia ha scaricato all’imbocco della strada di lago Racollo, che impedisce di raggiungere l’omonimo rifugio: è lì che il neonato comitato Io vivo il Gran Sasso, costituito dagli operatori turistici della zona, mercoledì 3 dicembre protesterà pacificamente.
Di “scelta dovuta” parlano sia il consigliere provinciale delegato alla Viabilità, Pierluigi Del Signore, sia il dirigente del settore, Francesco Bonanni, visto che negli ultimi giorni dell’anno ignoti hanno divelto la sbarra che si trova all’inizio dell’arteria, a Santo Stefano di Sessanio, che la Provincia provvede a chiudere all’inizio di ogni stagione invernale per il pericolo slavina che incombe su alcuni tratti.
Gli operatori turistici sono sulle barricate, il 29 dicembre si sono riuniti e “oltre al danno economico procurato dall’impossibilità di accedere in una zona ricca di bellezze naturali e particolarmente vocata per gli sport invernali, hanno manifestato la loro indignazione nei confronti di un sistema che da diversi anni non è in grado di assicurare la pulizia di strade che porterebbero notevoli vantaggi agli operatori e soprattutto all’immagine turistica dell’Abruzzo”, scrivono in una nota.
“Nei giorni scorsi ha nevicato e gela continuamente, abbiamo solo una persona che fa la pulizia delle strade con un mezzo che serve una vasta area – dice Bonanni ad AbruzzoWeb – il titolare del rifugio Racollo pretende che noi apriamo una strada di alta montagna con problemi dovuti agli accumuli di neve, con alcuni tratti, in particolare due tornanti, che anche quando non ci sono precipitazioni nevose a causa del forte vento vengono ricoperti da una gran quantità di neve che ghiaccia e si trasforma in veri e propri blocchi per rimuovere i quali, lo scorso anno, siamo dovuti intervenire con le ruspe”.
Per questo, secondo Bonanni, “è impensabile mettere in sicurezza la strada”, per la quale “servirebbe un investimento di qualche milione di euro e la presenza di un mezzo con due operatori che costantemente fa sopra e sotto per tenerla aperta, mi sembra abbastanza velleitario”.
“Nel giorno in cui è stata disposta la chiusara della strada, il capocantoniere ha fatto un sopralluogo e la sbarra era stata divelta alla base, senza possibilità di un rapido ripristino – racconta il dirigente – essendoci un divieto non abbiamo trovato altra soluzione per chiuderla”.
“La strada va tenuta chiusa almeno finché non ne garantiamo la sicurezza, perché 10 giorni fa siamo dovuti intervenire con i vigili del fuoco per recuperare una macchina che si era avventurata su quella strada!”, accusa il dirigente.
“La priorità – continua il dirigente – sono le strade che servono i centri abitati, solo dopo vengono le altre. L’unico mezzo a disposizione fa anche lo spargimento del sale, quindi è impegnato a dare tutti i servizi previsti el piano neve. In subordine deve aprire la strada che va da Castel del Monte a Fonte Vetica”.
Bonanni non esclude che la strada di Racollo possa essere riaperta, anche solo per pochi giorni, se le condizioni metereologiche lo permetteranno, ma “fare un’ordinanza il primo gennaio per rifarne un’altra il 3 sarebbe stato velleitario, visto che secondo le previsioni tra due giorni nevica”.
“Mi dispiace per il gestore che incautamente ha preso in gestione il rifugio”, chiosa il dirigente, “ma quel rifugio può essere attivo in altre stagioni dell’anno, ma non d’inverno. Preferisco garantire la sicurezza dei cittadini che vivono nei paesi”.
Nell’assemblea del 29 dicembre, intanto, gli operatori turistici hanno dato vita al comitato Io vivo il Gran Sasso, che raccoglie gli esercenti di tutti i borghi del comprensorio che, si legge nella nota, “grazie al turismo stanno cercando faticosamente di uscire da una crisi che ha decimato i posti di lavoro nella zona”, e ha deciso di manifestare domani, partendo alle 11 dal laghetto di Santo Stefano, per raggiungere a piedi fino al cumulo di sassi.
“Se da un lato non possiamo pubblicamente accusare nessuno di questo scempio, dall’altro ci chiediamo come l’ente preposto, ovvero la Provincia, non sia corso a liberare la strada da questo cumulo di sassi, in queste giornate piene di sole e fondamentali per il turismo montano”, continua la nota.
“Da anni oramai tutte le vie di accesso a Campo Imperatore vengono chiuse fino ai primi di maggio, con o senza neve, da sbarre metalliche. L’impossibilità di accedere ad una delle zone più belle dell’Abruzzo e dell’Italia in generale e particolarmente votata al turismo e agli sport invernali, a causa di un sistema burocratico che non riesce ad assicurarne l’apertura, anzi ne garantisce la chiusura, crea ingenti danni economici ad un territorio già fortemente depresso”.
“Ad esempio, il rifugio Racollo ha dovuto disdire per questo le sue prenotazioni, in un periodo dell’anno economicamente importante: le festività natalizie! – conclude la nota del comitato -Chiediamo e vogliamo soluzioni a questo costante problema che riguarda solo questa montagna della provincia di L’Aquila”.






