L’AQUILA – Un altro fronte si apre nella sanità pubblica in Italia: quella della carenza di pediatri di libera scelta, ovvero dei medici preposto alla tutela della salute di bambini e ragazzi tra 0 e 14 anni, un servizio incluso nei Livelli essenziali di assistenza che devono essere garantiti dal Servizio sanitario nazionale
Secondo una rilevazione della Fondazione Gimbe ne mancano in Italia almeno 827, di questi due su tre si trovano in Lombardia, Piemonte e Veneto. In Abruzzo, che è alle prese con un buco di bilancio delle Asl di 122 milioni di euro registrato nel 2023, per fortuna la situazione è meno grave, visto che i posti da riempire, calcola Gimbe, sono solo 8.
Ma il problema, che questa volta potrebbe riguardare anche l’Abruzzo, è la proiezione al 2026, quando saranno 1.738 i pediatri che avranno 70 anni, raggiungendo così l’età massima per la pensione, deroghe a parte. Di questi 236 nel Lazio e uno solo in Valle d’Aosta, 63 in Abruzzo.
Per fortuna il numero di borse di studio ministeriali per la scuola di specializzazione in pediatria, dopo un decennio di sostanziale stabilità, è nettamente aumentato negli ultimi 5 anni: da 456 nell’anno accademico 2017-2018 a 885 nel 2022-2023, raggiungendo un picco di 973 nell’anno accademico 2020-2021. Tuttavia considerato che gli specializzandi in pediatria possono scegliere anche la carriera ospedaliera, è impossibile prevedere quanti nuovi pediatri opteranno per la professione di pediatra di libera scelta.
Secondo la “fotografia” scattata dal Ministero della Salute in Italia i pediatri nel 2022 in attività erano 6.962, ovvero 446 in meno rispetto al 2019 (-6%).
Inoltre, i pediatri con oltre 23 anni di specializzazione sono passati dal 39% nel 2009 al 79% nel 2022.
“Un dato – commenta Cartabellotta – che se da un lato documenta una crescente anzianità dei pediatri in attività, dall’altro richiederebbe stime molto precise su quanti di essi potrà contare il il sistema sanitario regionale, nei prossimi anni per garantire il ricambio generazionale evitando di creare un baratro dell’assistenza pediatrica territoriale”.
E conclude Cartabellotta: “L’allarme sulla carenza di pediatri di libera scelta, oggi è sollevato da genitori di tutte le Regioni, da Nord a Sud. Le loro testimonianze evidenziano problemi burocratici, mancanza di risposte da parte delle ASL, pediatri con un numero eccessivo di assistiti e impossibilità di iscrivere i propri figli al pediatra di famiglia, mettendo potenzialmente a rischio la salute, soprattutto dei più piccoli e dei più vulnerabili”.
Secondo quanto previsto dall’Accordo Collettivo Nazionale (ACN), il numero massimo di assistiti di un pediatra di libera scelta, va infine ricordato è fissato a 880, con deroga nazionale di ulteriori 120 scelte temporanee (residenti in ambiti limitrofi, non residenti, extracomunitari). Tuttavia, esistono inoltre deroghe regionali e locali che portano a superare i 1.000 iscritti.
“In realtà – commenta il Presidente – il numero di 1.000 assistiti non potrebbe essere superato in quanto la determinazione del massimale di scelte è stabilita dall’Accordo Collettivo Nazionale (ACN), come previsto dalla L. 502/1992, e non è derogabile dalle Regioni o dalle singole Asl”.






