L’AQUILA – Paesi terremotati come Montereale, Campotosto, Capitignano e Castelvecchio Calvisio, dove la ricostruzione è solo una cortina di chiacchiere e promesse da oltre 11 anni, hanno perso dal 2015 fino al 20% dei residenti, tra figli non nati, morte degli anziani e trasferimenti altrove dei già pochi giovani.
Un triste destino comune a tanti altri centri del cratere sismico, anche dove oramai il grosso delle case sono state ricostruite belle e sicure, destinate a restare vuote, senza nemmeno la possibilità di affittarle e vendere.
Destino altresì condiviso con buona parte dei piccoli comuni abruzzesi di montagna, quelli con meno di 3mila abitanti e sopra i 600 metri di altezza, che non risparmia nemmeno rinomate e gettonate località turistiche, basti citare Pescasseroli, Scanno e Rocca di Mezzo in provincia dell’Aquila, Pietracamela in provincia di Teramo.
Questi infatti gli impietosi dati complessivi: dal 1 gennaio 2015 al primo gennaio 2020 i 116 piccoli paesi di montagna, più di un terzo di tutti i comuni abruzzesi, hanno perso 6.448 abitanti, passando da 98.435 a 91.947. una flessione del 6,6%, ben superiore alla media regionale che è del -1,94%, visto che i residenti sono passati da 1 milione 331.574 del gennaio 2015 ad un milione e 305.770 del gennaio 2020.
Ci sono però eccezioni, come Castel del Monte e Calascio in provincia dell’Aquila, che vedono invece aumentare i loro abitanti, segno che c’è ancora qualcuno, che trovano vantaggioso andare a vivere a 1.300 metri di altezza, nel cuore degli altopiani del Gran Sasso.
Le nascite poi nei piccoli paesi sono passate da 648 a 502. E non è un caso che questi numeri siano stati snocciolati dal presidente della regione Marco Marsilio e dall’assessore con delega alle aree interne, Guido Liris, nel corso di una conferenza stampa che ha illustrato i contenuti di un progetto di legge che prevede un “assegno di natalità” come misura specifica di sostegno per favorire l’incremento delle nascite e valorizzare le famiglie residenti nei piccoli comuni di montagna, incentivandone la permanenza.
I beneficiari di tali misure saranno le famiglie residenti in un piccolo comune montano della Regione Abruzzo ovvero, in subordine, che si impegnino a trasferire la propria residenza e a mantenerla per almeno tre anni.
Le famiglie beneficiarie dovranno avere una situazione economica equivalente (Isee) non superiore a 25.000 euro annui.
Iniziativa che si aggiunge a tante altre, che non sono state in grado di frenare finora l’inesorabile erosione demografica.
Vanno annoverati le piogge milioni di lire dei primi fondi europei, e poi via via quelli del Psr per l’agricoltura di frontiera, e nelle aree terremotate misure ad hoc per attività economiche, ludiche e turistiche.
Investimenti di soldi pubblici che non sono riusciti, i numeri parlano chiaro, a frenare l’erosione demografica.
Esaminiamo dunque più nel dettaglio la fotografia di questo drammatico esodo dalle montagne alle pianure, dai celebrati borghi, anche quelli che sempre di più sono mete turistiche, verso le città.
In provincia di Teramo la situazione critica è nel pur incantevole territorio dei monti della Laga.
Crognaleto, (1.169 abitanti) ha perso dal gennaio 2015 al gennaio 2020 148 residenti con una flessione del -11,2%, Pietracamela (240) meno 38 abitanti, (-13,6%), Valle Castellana (903), meno 102 abitanti (-10,1%), Rocca Santa Maria (497) meno 49 abitanti (-8,9%), Fano Adriano (272), meno 31 (il 10,2%)
In provincia di Pescara situazione critica a Villa Celiera (615 abitanti), patria degli arrosticini, dove in cinque anni sono venuti meno 101 residente con una flessione del 14,1%, c’è poi Brittoli (268) meno 34 (- 11,2%). Spicca il dato di Caramanico Terme, (1.890) che pure è una rinomata località turistica, ma che ha perso 72 abitanti (-3,6%).
Spostiamoci in provincia di Chieti: a livello numerico spicca Castiglione Messer Marino, (1.627 abitanti), che in cinque anni ha perso ben 192 residenti (-10,5%). E ancora Gessopalena (1.457) con meno 146 abitanti (-10%), Roccaspinalveti (1.229) meno 143 (-10,4%) e Palmoli (843) meno 111 abitanti ( -11,6%)
A livello di percentuale di spopolamento nel quinquennio in testa alla triste classifica ci sono Schiavi di Abruzzo (732), famoso per il suo carnevale e la danza popolare della spallata: ha perso abitanti in cinque anni pari a ben il 17,2%.
E ancora, Colledimacine (171), perde 32 abitanti (il 15,7%)
Fraine (291), 53 abitanti (il 15,4%), Pizzoferrato (1.006), -161 abitanti (il 13,8%), Torricella Peligna (1.368), famoso per il festival dedicato allo scrittore Jhon Fante, perde 116 abitanti (-13,5%), Civitaluparella (310) meno 48 (-13,4%) e Lama dei Peligni (1.134) meno 164 ( -12,6%).
Eclatante anche il dato di Tornareccio (1.726), famoso per il miele, che ha perso ben 134 abitanti (-7,2)%
Arriviamo dunque in provincia dell’Aquila, che ha il numero maggiore di piccoli comuni di montagna e dove un ragionamento a parte va fatto anche sui comuni colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009 e anche da quello dell’agosto e ottobre 2016 e del gennaio 2017. Tranne qualche eccezione tutti i comuni perdono abitanti.
Evidentemente, come è stato detto in tutte le salse, non basta la ricostruzione materiale ed edilizia. serviva anche quella “del “tessuto sociale”, termine abusato e liso da parte di decisori politici che vivono tutti in città. Servivano servizi, trasporti, e soprattutto lavoro e prospettive economiche che avrebbero consentito ai giovani di restare e fare figli, anche senza bonus regionale.
Ecco le flessioni più consistenti in termini percentuali: Castelvecchio Calvisio (127 abitanti) il cui centro storico dove sono partiti pochissimi cantieri, è reso unico dalle fiabesche scalinate, ha perso 31 abitanti, pari al 19,6%.
Fontecchio (310), spettacolare borgo medioevale già in buona parte ricostruito ha perso 69 abitanti (-18,2%). E ancora, San Benedetto in Perillis (95 abitanti) meno 21 abitanti in cinque anni (-18,1%), Barete (638) meno 97 abitanti (-13,2%), il citato Campotosto (487) meno 75 abitanti (-13,3%), Lucoli (910) meno 140 abitanti (-13,3%).
E poi c’è Montereale, che come Campotosto ha subito due terremoti e neanche una ricostruzione: ora ha 2.329 abitanti, ben meno 304 rispetto al 2015, con una flessione dell’11,5%. Stessa sorte della vicina Capitignano (637 abitanti), meno 55 (-7,9%)
E ancora: Barisciano (1.712 meno 143 (7,7%), Prata d’Ansidonia (463) meno 36 (-7,2%), Caporciano (209) meno 16 (-7,1%), Poggio Picenze (1.063), meno 73 (-6,4%), Rocca di Mezzo (1.434) meno 96 (-6,2%), Rocca di Cambio (480) meno 38 abitanti (-7,3%).
Allargando lo sguardo in provincia: percentuali molto alte di flessione di popolazione si registrano ad Ortona dei Marsi (451), meno 103 abitanti (-18,6%), Cocullo (212), meno 37 (-14,8%), Gioia dei Marsi (1.742) meno 291, (14,3%)
In termini numerici la diminuzione maggiore di prolazione si è registrata ai citati Montereale, 304, Barisciano, 143, Lucoli, 140, e poi a Lecce nei Marsi (1.587), meno 139 (-8,0%), Scanno (1.762) meno 128 (-6,7%) e Pescasseroli (2126), rinomata località turistica, meno 114 (-5,09%), Ortucchio (-1778) meno 109 (-5,7%).
Questo il quadro desolante, ma ci sono delle eccezioni: piccoli paesi di montagna che in contro tendenza anche rispetto al dato regionale complessivo, aumentano i residenti.
Tutti in provincia dell’Aquila, stando almeno ai tabulati della Regione: svetta San Demetrio ne’ , Vestini (1.931 abitanti), comune del cratere sismico, con più 79 residenti rispetto al 2015, a seguire Alfedena (917), nel parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: più 48, Oricola (1.272) più 30, Pettorano sul Gizio (1.411) più 25, Cappadocia (554), più 19, Aielli (1.469) più 18, i citati Castel del Monte (444) più 11, Calascio (136) più 9, Gagliano Aterno (251), più 5 e Carapelle Calvisio (86) più 3 abitanti.






