PESCARA – La sede del Consiglio regionale in piazza Unione a Pescara, costato finora quasi 9,5 milioni di euro, non è del tutto sicura dal punto di vista anti-sismico: il primo provvedimento è la conferma della chiusura al pubblico della sala “De Cecco”.

A lanciare l’allarme una relazione commissionata dal servizio Tecnico dell’Emiciclo all’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea) che ha verificato la stabilità del fabbricato e rilevato che alcuni pali di fondazione “sono poco armati e l’armatura non è per tutta la loro lunghezza”.

Inoltre lo studio evidenzia che “la presenza dell’edificio sul lato Sud” influenza “enormemente il comportamento dinamico della struttura, potendo comportare anche pericolosi martellamenti in caso di sisma”.

IL PRECEDENTE REPORT ”NASCOSTO”

Addirittura un precedente report dell’Enea era ancora più preoccupante: si parlava di sicurezza sismica pari al 45% rispetto alla normativa sulle nuove costruzioni, per cui se ne sconsigliava “l’utilizzo quale edificio di particolare rilevanza”, cioè soggetto a essere frequentato da un elevato numero di persone.

Una circostanza che, sebbene fossa conosciuta dagli organismi tecnici e politici interessati, non è mai stata resa pubblica.

IL NUOVO STUDIO PIU’ “MORBIDO”

Nonostante l’approfondimento abbia “ammorbidito” le previsioni iniziali, comunque il problema resta, per questo l’Ufficio di presidenza del Consiglio, nella seduta del 13 febbraio scorso, ha confermato l’interdizione della sala (che ha una capienza di 480 posti) sino all’effettuazione dei necessari interventi di adeguamento, “in quanto da considerarsi edificio aperto al pubblico suscettibile di grande affollamento, il cui collasso può comportare gravi conseguenze in termine di perdite di vite umane”.

Ma i problemi non sono finiti: per mettere a norma il palazzo servirebbero circa 2 milioni di euro, che farebbero schizzare il valore complessivo dell’immobile a oltre 11,5 milioni, ben al di sopra della stima effettuata dall’Agenzia del territorio di 9.440.000 euro.

ATTI ALLA CORTE DEI CONTI?

Quindi l’Ufficio di presidenza ha stabilito, contestualmente al divieto dell’utilizzo della “De Cecco”, di dare mandato alla direzione Attività amministrativa di interessare l’Avvocatura regionale per valutare la “trasmissione degli atti alla Corte dei conti per una opportuna verifica della esistenza di un eventuale danno patito dall’amministrazione acquirente”.

Tra l’altro, fa rilevare la delibera dell’Up, dagli atti risulta che “al momento dell’acquisto a trattativa privata, la porzione della sala De Cecco ha rappresentato un elemento di valutazione del prezzo pattuito”, che potrebbe “configurare un’ipotesi di vizio occulto con la possibilità di esperire o un’azione di risoluzione contrattuale ovvero, alternativamente, quella estimatoria finalizzata alla riduzione del prezzo al fine di recuperare le risorse occorrenti per l’adeguamento e il completo utilizzo dell’immobile in ogni sua parte”. Ma la prima ipotesi viene subito scartata: “in considerazione delle esigenze logistiche deve escludersi l’azione di risoluzione, residuando, invece, quella estimatoria”.

LA STORIA DELLA SEDE “DOPPIONE”

L’acquisto della sede a Pescara era stata voluta dall’allora presidente del Consiglio regionale, Marino Roselli (Margherita e poi Partito democratico), ed era stata duramente contestata da un fronte politico bipartisan.

Contro il “doppione” in riva all’Adriatico, comperato per 5,3 milioni di euro dalla Camera di commercio di Pescara senza gara, si era schierata sia l’opposizione di centrodestra, in primis Giuseppe Tagliente (attualmente in Forza Italia), predecessore di Roselli sulla poltrona più alta dell’Emiciclo, sia alcune frange del centrosinistra.

Da Rifondazione comunista, che ne aveva sottolineato “l’inutilità” perché non adeguata a ospitare l’auspicata sede unica della Regione (comprensiva anche degli uffici della Giunta), fino ai democrat del capoluogo, con il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e Stefania Pezzopane (che all’epoca era presidente della Provincia), che boicottarono l’inaugurazione, nell’ottobre del 2008, non presentandosi al taglio del nastro.

Cialente e la Pezzopane furono richiamati da Luciano D’Alfonso, in qualità di segretario regionale del Pd e “mentore” elettorale di Roselli (campione di preferenze nel 2005, la cui parabola ha declinato con la non rielezione alle regionali del 2008 e il coinvolgimento, in seguito, in un’inchiesta giudiziaria), che li invitò “a superare il campanilismo”.

Anche il governatore in carica, Gianni Chiodi, un anno e mezzo fa propose la cancellazione “dell’anomalia della doppia sede”, beccandosi i rimbrotti del collega di partito (era il Popolo della libertà) e di maggioranza, Lorenzo Sospiri, che sentenziò: “non si tocca e non è messa in discussione”.

Ma la novità dello studio dell’Agenzia potrebbe riaccendere il fuoco della polemica e dare argomenti ai detrattori della sede pescarese, oltre ad alimentare la preoccupazione dei dipendenti ospitati nel palazzo. Su quest’ultimo aspetto, comunque, va sottolineato che l’Ufficio di presidenza ha ritenuto che “le risultanzi finali dello studio” condotto dall’Enea consentano di “mantenere in esercizio la porzione di fabbricato adibita a uffici”.

LE REAZIONI

LIRIS E PICCININI: “CIALENTE E PEZZOPANE CHIEDANO A D’ALFONSO COSA NE PENSA”

“Il candidato in pectore alle regionali del centrosinistra, Luciano D’Alfonso, spieghi agli aquilani come la pensa sulla notizia circa la non completa sicurezza sismica della sede della Regione in piazza Unione a Pescara”.

Lo chiedono, in una nota, i consiglieri comunali di opposizione dell’Aquila, Guido Quintino Liris (Forza Italia) e Alessandro Piccinini (Gruppo misto).

“L’acquisto e l’adeguamento del fabbricato – ricordano Liris e Piccinini – costati in tutto quasi 10 milioni di euro della collettività abruzzese, furono una volontà dell’allora presidente del Consiglio regionale, Marino Roselli, pupillo di D’Alfonso, suo principale ‘sponsor’ elettorale, che difese tale scelta anche contro le perplessità di una parte del Partito democratico aquilano, il sindaco Massimo Cialente e l’attuale senatrice Stefania Pezzopane, che oggi vanno a braccetto con l’ex primo cittadino di Pescara”.

“Allora si beccarono la reprimenda di D’Alfonso – sottolineano – che li invitò ‘a mettere da parte i campanilismi’, anche in risposta a chi, nel centrodestra, ed erano in tanti, pensava (e pensa ancora) che la sede pescarese rappresenti solo un inutile doppione di cui non se ne sentiva la necessità”.

“Cinque anni dopo, con D’Alfonso rigenerato dalle assoluzioni di primo grado nelle inchieste giudiziarie che lo hanno visto protagonista – continuano i due consiglieri – e in piena campagna elettorale, Cialente e la Pezzopane sembrano aver messo da parte le incomprensioni di un tempo e fanno da claque alle passerelle aquilane dell’aspirante governatore”.

“Sarebbe interessante sapere – dicono ancora – se i componenti della ‘triplice’ che guida il centrosinistra aquilano, contando tra essi anche l’ex deputato Giovanni Lolli, promesso ‘sposo’ di D’Alfonso nel ticket per la Regione, continuano a pensare che la sede di piazza Unione sia un ‘oltraggio al capoluogo’, come dissero in occasione del taglio del nastro, oppure la ragion di Stato democratica gli impone il silenzio su questa vicenda dai contorni più che oscuri”.

“Allo stesso tempo – concludono – auspichiamo che gli organismi competenti, su tutti la Corte dei conti, chiarisca se l’acquisto della sede di piazza Unione sia un altro capitolo del malgoverno del centrosinistra e delle spese allegre che ne hanno caratterizzato la gestione della Regione”.