PESCARA – Polemiche a Pescara per l’abbattimento di uno dei pini d’Aleppo più belli della città, all’angolo tra viale Kennedy e via Cavour, di fianco a una farmacia,

A protestare l’associazione Radici in comune, con la portavoce Simona Barba.

LA NOTA

E’ un pino dalla architettura particolare, tortuosa e spettacolare, come solo i pini d’Aleppo sanno inventare, specie pioniere resistenti, persino alla cocciniglia che invece sta facendo strage tra i suoi cugini pini domestici. Eppure neanche questa sua bellezza monumentale, questo suo essere punto di riferimento per moltissimi pescaresi, è riuscita a essere degna di attenzione per la macchina burocratica della nostra città. Nel giro di due ore è stato abbattuto, capitozzato a morte, in attesa che quel che rimane del suo bellissimo tronco venga eliminato.

“Da testimonianze raccolte pare che giovedì mattina sul presto il ramo sopra la farmacia si sia adagiato sul tetto. Sono arrivati i Vigili del Fuoco, e questi hanno proceduto per la messa in sicurezza, che non è consistita nella semplice rimozione del ramo, ma nell’annullamento dell’intero pino. Non c’ era una situazione di pericolo immediato: perché non si è proceduto a una valutazione dell’albero? Perché non si è provveduto al solo taglio della branca?

Quale attenzione si è rivolta al fatto che si stava agendo su un albero storico, adulto e perciò particolarmente importante? C’è un protocollo dell’amministrazione per salvaguardare gli alberi in questi casi? Che tipo di confronto e valutazione ci sono stati in Comune? Mi si risponderà nel solito modo, “ era un pericolo, ne stiamo piantando migliaia” ma carte , documenti, valutazioni e dati non verranno rilasciati, come sempre.

Tutto sulla fiducia.

Visto che in due ore la distruzione di un monumento naturale è avvenuta, a mio parere non si è attivata nessuna attenzione, nessun protocollo di tutela: in nome della pubblica incolumità, mi si dirà nuovamente, con tempestività si è deciso di distruggere. Ma la pubblica incolumità per essere protetta ha bisogno di valutazioni, attente, di sapienza e di competenza.

Non si può solo proclamarla, bisogna dimostrare di sapere e che si stia agendo per gli interessi della comunità, tutta. Gli alberi maturi, adulti, stanno diminuendo sempre più in nome della sicurezza, questo è il main stream, ma la nostra salute non è degna di essere messa in sicurezza? Mentre i morti per le ondate di calore aumentano, e Pescara è già una città interessata e monitorata per questo aumento che supera il 10%, (dati forniti dal  Life A green net)qualcuno sta contando la superficie arborea, e cioè l’ombra, che stiamo perdendo? Meno ombra , più morti, la relazione è direttamente proporzionale.

Ma a quanto pare la pubblica incolumità viene utilizzata come scusa per giustificarsi più che per agire con coscienza. Avviene guarda caso tutto in urgenza, visto che la parola manutenzione e programmazione sono sparite dal vocabolario di chi decide. E la (non) gestione dei pini domestici che stanno morendo per cocciniglia ne è la prova evidente, sotto gli occhi di tutti.

A Torino il comune è stato condannato a risarcire i cittadini per il taglio di un filare d’alberi perché questo abbattimento ha portato  un danni alla loro salute.

Non possiamo però affidarci sempre e solo alla giustizia, che per fortuna c’è, dobbiamo pretendere da chi ha il potere decisionale di fare azioni verso la comunità, no contro di essa, inondaci di scuse e giustificazioni irricevibili.

Il tronco contorto del pino è ancora parzialmente visibile all’angolo, con un ultimo, tristissimo, pennacchio a forma di mano di aghi verdi: uno schiaffo alla nostra ragione.