PESCARA – “Io sono Badea e voi non dovete andare a lavorare lì finché non mi pagate, altrimenti morirete!”, così Viorel Verdesan alias Lungu Viorel alias “Badea” alias “Berlusconi”, usava minacciare le giovani rumene che si prostituivano nella zona della pineta D’Avalos di Pescara, per questo è stato arrestato.

Cinquanta euro era la “tassa di occupazione del suolo pubblico” pretesa per ogni ragazza che avesse inteso “vendersi” in quello che l’uomo riteneva, evidentemente, un proprio feudo territoriale, conquistato, a suo dire, in virtù di anni trascorsi in carcere per vecchie vicende legate, ancora una volta, a episodi di violenza e prostituzione e che, secondo il suo personalissimo modo di intendere il diritto e le sue regole, gli avrebbero per l’appunto conferito un potere assoluto su chiunque in quel feudo avesse voluto lavorare.

Non aveva però fatto i conti, “Badea”, con l’insofferenza delle giovani connazionali, le quali, dopo un periodo di sottomissione alle sue pretese economiche, si erano determinate a emanciparsi e a recidere qualsiasi vincolo di assoggettamento, suscitando ovviamente l’ira dell’uomo per la perdita di un, tutto sommato, facile e quotidiano guadagno.

La reazione violenta dello sfruttatore non si era fatta attendere e, per le “ribelli”, erano iniziate notti di minacce e, in alcune occasioni, di percosse.

Ma neanche questa volta, Verdesan aveva fatto bene i suoi conti: le ragazze infatti, lungi dall’accettare sommessamente tutto ciò, hanno deciso di rivolgersi alla Polizia. Quest’estate personale della locale Squadra Mobile ha raccolto diverse denunce nei confronti dell’uomo.

Una delle denuncianti, in particolare, ha riferito di essere stata avviata dal “Berlusconi” della situazione, dietro pesanti minacce, alla prostituzione a partire dal 2009 quando non aveva ancora compiuto 18 anni e di esser stata costretta a consegnargli circa 400 euro a sera. Ha aggiunto anche che, per nasconderne la minore età in caso di eventuali controlli di polizia, l’uomo le aveva dato una fotocopia di un documento d’identità rumeno che riportava false generalità e un fittizia data di nascita.

Tutte le ragazze sono state concordi nell’affermare che gli aveva imposto una sorta di “tassa di esercizio”, pretendendo con la forza e dietro minacce di morte, il pagamento da ciascuna di loro della somma di 50 euro al giorno per poter esercitare la prostituzione nel tratto di strada di cui rivendicava l’assoluto controllo.

Dal racconto delle vittime è emerso, inoltre, una corresponsabilità nei reati denunciati di due giovani rumene, anche loro prostitute, e di un pescarese, a cui l’uomo aveva dato il compito di controllare sulla strada le prostitute e di riscuoterne i proventi e/o i 50 euro pretesi per la “occupazione” del posto.

Sono stati denunciati dalla Squadra Mobile di Pescara, per i reati di sfruttamento della prostituzione (anche in danno di persona minore di età) ed estorsione continuata (sia consumata che tentata) due rumene, M.S.V. e C.I.M., rispettivamente di 19 e 22 anni, e G.P., italiano di 58 anni.

Verdesan è stato inoltre denunciato per il reato di falso, per aver contraffatto il documento d’identità rumeno poi consegnato in copia alla giovane prostituta, all’epoca ancora minorenne.

Per l’uomo, inoltre, il pm titolare delle indagini, Mirvana Di Serio, sulla scorta delle risultanze investigative, ha richiesto l’emissione di misura di custodia cautelare, ritenendo sussistenti nei suoi confronti gravi indizi di colpevolezza in ordine ai reati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, estorsione continuata (consumata e tentata) e falso, ravvisando il pericolo di reiterazione dei reati contestati.

Un’ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere poiché l’uomo non è sconosciuto alle forze dell’ordine, già nel 2007, infatti, era stato arrestato dalla locale Squadra Mobile per aver abusato sessualmente di una sedicenne, anche lei rumena, all’epoca dei fatti ospite, a Pescara, presso un centro di accoglienza per minori.

Il malvivente, dopo esser riuscito ad avvicinare e avere la fiducia della ragazza, l’aveva violentata, tentando anche di indurla a prostituirsi.

Per tali episodi è stato condannato nel 2010 dal Tribunale di Pescara a 6 anni di reclusione.