PESCARA – Con una sentenza della Corte di Cassazione, è stata interrotta la procedura di adozione per il bimbo lasciato solo nella carrozzina dalla madre, nella stazione di Pescara, e trovato dagli agenti della Polfer che avevano denunciato la donna per abbandono di minore.

Come riportato dal quotidiano Il Centro, la sentenza ha accolto il ricorso presentato dalla giovane mamma, una ragazza sudamericana che aveva avuto un figlio nel 2012, all’Aquila, da un italiano e che dopo la fine della relazione si trovava in una situazione di difficoltà economica e di disagio psicologico.

È giusto dare a una madre una seconda possibilità, una ‘prova d’appello’, è il succo della sentenza, poiché le circostanze in cui è avvenuto l’episodio di abbandono del minore, sono state dettate dal momento di grave difficoltà: il trauma della separazione dal proprio figlio e dell’adozione avrebbero peggiorato la situazione di disagio familiare.

Tutta la vicenda è partita dalla segnalazione della Polfer i cui agenti hanno trovato il bambino piangente nella stazione di Pescara: al piccolo sono state riscontrate “infiammazioni da uso scorretto del pannolino” ed è stata subito dopo avviata la procedura per l’adottabilità e il bimbo portato via dalla casa materna.

Con il ricorso in Cassazione, la madre del piccolo ha sostenuto di essere stata condizionata dal “fattore socio economico” e dal mancato sostegno dei servizi sociali nell’ottica di rendere possibile un reinserimento del bambino nella sua famiglia di origine.

La sentenza le ha dato ragione considerando l’intervento “grave e invasivo come quello posto in essere con il prelievo forzato” come una “misura che non può essere basata esclusivamente sull’episodio di abbandono senza un necessario inquadramento della condotta della madre nel contesto della sua situazione esistenziale del momento”.