PESCARA – “Non è una cosa progettata fin dall’inizio. Ognuno aveva un libro che voleva ricordare e che ha ricordato…”, scriveva Ray Bradbury in un passaggio di Fahrenheit 451, celebre romanzo da scenario apocalittico, ma non del tutto irreale, di un regime in cui si bruciano tutti i libri, perché i sudditi devono utilizzare solo la tv per istruirsi, informarsi e vivere nella loro serena ignoranza.
Da questa suggestione è nato in Spagna nel 2009 il fenomeno delle persone-libro, che imparano a memoria brani dei testi preferiti e li raccontano ad alta voce, nelle piazze, nelle case private, nei teatri, nelle biblioteche, nelle scuole.
E un ulteriore sviluppo di questa suggestione prende forma in Abruzzo, grazie ad un originale progetto di legge regionale a firma di Leandro Bracco, consigliere del gruppo misto, che ha appena avviato il suo iter nelle commissioni.
La legge intende infatti istituire in Abruzzo una “Biblioteca vivente”, traduzione italiana del termine Human Library, un metodo per promuovere il dialogo, ridurre i pregiudizi, rompere gli stereotipi e favorire la comprensione tra persone di diversa età, sesso, stili di vita e background culturale.
La Biblioteca vivente si presenta come una vera biblioteca, con i bibliotecari e un catalogo di titoli da cui scegliere, la differenza sta nel fatto che per leggere i libri non bisogna sfogliare le pagine, perché i libri anche in questo caso sono persone in carne ed ossa, “persone libro” anche loro, che vengono “prese in prestito” per la conversazione.
Il testo che loro raccontano è però in questo caso la loro vita, la loro esperienza, le loro conoscenze.
“Albert Einstein – spiega Bracco – diceva che è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio. Ebbene, il mezzo che la biblioteca vivente utilizza per abbattere queste barriere è l’incontro fra persone che altrimenti nella vita quotidiana non si incontrerebbero mai e può essere un potente strumento per superare i pregiudizi e i luoghi comuni, gli stessi che accompagnano alcune categorie di persone o minoranze, come i soggetti affetti da malattie mentali o da disabilità, i gay e lesbiche, gli immigrati, i detenuti o gli ex detenuti, persone di religione diversa da quella cattolica”.
Il progetto di legge, con una dotazione finanziaria di 50 mila euro l’anno, intende strutturare questa nuova possbilità di offerta culturale.
La biblioteca vivente sarà di fatto “costituita da due registri in cui sono annotati le generalità, la residenza o, in mancanza, il domicilio e il recapito telefonico delle persone disposte a partecipare alla iniziativa”, a cura del Servizio Politiche sociali della Regione Abruzzo.
Nel primo registro, “Catalogo dei libri viventi” è costituito dai nominativi delle persone che si rendono disponibili a incontrare altre persone per raccontare la propria esperienza di vita.
Il “Registro dei lettori” è invece costituito dalle persone che si rendono disponibili a incontrare e ascoltare i libri viventi.
Sarà dunque il servizio Politiche sociali della Regione Abruzzo, una volta ricevuto un numero non inferiore a quindici richieste per un “libro vivente” e a fissare i calendari degli incontri, indicando agli interessati il luogo, il giorno e l’ora. E pubblicizzando l’incontro sul sito istituzionale della Regione Abruzzo.
La particolarità della normativa abruzzese è che essa è pensata per coinvolgere in particolare la popolazione carceraria, in questo caso gli incontri avverranno all’interno dell’istituto penitenziario in cui il detenuto è recluso.
Favorendo così l’incontro in particolare tra i carcerati e gli studenti maggiorenni delle scuole medie superiori e delle università abruzzesi.
E c’è pure un colpo di scena nei passaggio finaledel provvedimento: l’incontro tra carcerati e studenti, con vere e proprie interviste, diventerà un libro, questa volta tradizionale, di carta, dal titolo “Vita in carcere: speranze di un nuovo inizio”, che sarà stampato dalla Region, e distribuito gratuitamente in tutte le scuole di ogni ordine e grado.






