L’AQUILA – È iniziata ufficialmente stasera la 727esima edizione della Perdonanza Celestiniana dell’Aquila.

Il sindaco Pierluigi Biondi ha acceso il braciere della pace davanti alla basilica di Santa Maria di Collemaggio intorno alle 21.30, utilizzando il Fuoco del Morrone.

Di seguito l’intervento integrale del primo cittadino.

 

Cittadine, Cittadini,

da 727 anni, Celestino ci mostra la bellezza del perdono e ci ricorda che Gesù ne è apologeta quando, inchiodato sulla croce, dice: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.

E, da allora, l’umanità si interroga se sia mai possibile perdonare coloro che sanno quello che fanno e, al contempo, riflette sulla necessità del superamento del male per poter andare avanti, per non vivere bloccati da una memoria lacerante. E, qui, entra in gioco il ruolo della testimonianza, che traduce la storia con la forza del vissuto.

Tra le pagine de “L’avventura di un povero cristiano” l’opera teatrale dedicata da Ignazio Silone a Celestino, si legge che “È difficile che un buon cristiano possa estraniarsi dalla sorte dei suoi simili. Il fratello maggiore non può disinteressarsi dei fratelli minori”. E noi, da cristiani, non possiamo estraniarci dalla sorte dei nostri simili come nel caso della tragedia afghana cui stiamo assistendo in questi giorni.

Da fratelli maggiori non possiamo disinteressarci dei nostri fratelli minori, delle ragazze e dei ragazzi che, tra pochi giorni, torneranno a scuola con l’angosciosa eredità di un anno e mezzo vissuto nell’incertezza e nella privazione dei rapporti sociali.

È un impegno che a tutti i livelli è chiesto alle istituzioni, alla classe dirigente del Paese, a una politica che deve ritrovare la consapevolezza del suo ruolo e che è chiamata, con equilibrio e sobrietà, a perseguire il sentimento di riconciliazione di cui a più riprese ha parlato il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Il lascito di Celestino, infatti, è tante cose, ma su tutte trionfa il pensiero che l’ultima parola non spetta al male, ma alla grazia, all’amore, perché il cammino del perdono porta verso l’umanizzazione della società con un legato di speranza che guarda al futuro.

Nel suo “Resurrezione”, Leone Tolstoj, una notte, fa sì che il giovane protagonista, tormentato dalle scelte fatte e sconfortato dalla giustizia umana, prenda tra le mani il Vangelo e si soffermi sul “Discorso della montagna”. Ed ecco che la sua “resurrezione” di uomo e di credente si viene a realizzare attraverso la via della redenzione e con un nuovo scopo da dare alla propria vita.

La forza del perdono è la parte per il tutto della Perdonanza, che Celestino ha riempito di insegnamenti semplici, chiari e attuabili. Messaggi universali, amplificati dal riconoscimento giunto nel 2019 dall’Unesco che ha conferito alla Festa della Perdonanza il titolo di patrimonio immateriale culturale dell’umanità.

Celestino V, da 727 anni, racconta con la sua vita e le sue opere il perdono come valore universale e ci esorta a varcare la Porta santa perché perdonando se stessi si perdonano gli altri.

L’Aquila – la città che Celestino scelse per la incoronazione a pontefice, la città alla quale donò il primo giubileo della storia – è in piena rinascenza. Ogni giorno riscopre quello che sembrava perso e libera altre possibilità di crescita.

Una ricostruzione, che sa di restauro e di ripristino ma anche di innovazione, ha risvegliato la nostra comunità.

La grande bellezza dell’Aquila rinascente è, oggi, il palcoscenico di una storia da raccontare ma, soprattutto, da scrivere.

Con il pensiero rivolto a San Pietro Celestino, con il cuore colmo di riconoscenza per la sua generosa protezione, nel rispetto di un dono unico e prezioso come la Bolla del Perdono, nel suo nome e insieme alla comunità dell’Aquila e ai comuni del nostro straordinario territorio.