L’AQUILA – Non è stato ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale, ma l’ultima misura sulle pensioni, la cosiddetta Quota 100, già fa discutere a livello nazionale e il Paese si divide tra favorevoli e contrari.
Le pensioni, insieme al superamento della legge Fornero, al reddito di cittadinanza e alla flat tax, rappresentano uno dei capisaldi del contratto di Governo Lega-Movimento Cinque Stelle.
In seguito all’approvazione del decreto che contiene Quota 100, avvenuta in Consiglio dei Ministri lo scorso 17 gennaio, si attendono i passaggi successivi.
Stando a quanto è emerso nei giorni scorsi, il testo sarà inviato a breve, previa bollinatura della Ragioneria dello Stato per la firma al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Uno dei passaggi principali sarà proprio il passaggio al Capo dello Stato ed in seguito si passerà alla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale, poi il testo potrà entrare in vigore e sconterà il passaggio della conversione entro 60 giorni con il passaggio parlamentare ed in questa fase, si potranno apportare delle modifiche.
Secondo le stime, nel 2019, potranno usufruire di Quota 100 circa 350 mila cittadini.
Ma come funziona esattamente questa misura? AbruzzoWeb lo ha chiesto al presidente dell’ordine dei consulenti del lavoro della provincia dell’Aquila, Stefano Marchetti.
“Partiamo dal termine ‘Quota 100’, il numero non è casuale, ma è dato dalla somma dell’età anagrafica e degli anni contributivi: il minimo per l’uscita anticipata è avere due requisiti imprescindibili, cioè 62 anni di età e 38 anni di contributi versati”, spiega.
Tra coloro che puntano il dito contro questa misura, c’è chi sostiene che ci saranno delle riduzioni sull’assegno mensile e, nelle ultime settimane, sui quotidiani, i periodici e le riviste specializzate si sono rincorsi decine di dati e percentuali differenti su questa “perdita”.
Ma Marchetti precisa che “non si tratta di un taglio o di una riduzione, ma della conseguenza del calcolo della pensione con il sistema contributivo, cioè con il monte contributi versati nel corso dell’intera carriera lavorativa: più un soggetto versa, più alta sarà la sua pensione, quindi è chiaro che andando via con qualche anno di anticipo si prenderà l’importo di pensione maturato fino a quella data, non è una decurtazione”.
Bisogna ricordare, però, che si tratta di una scelta facoltativa: “Si può decidere di andare in pensione con Quota 100 oppure con quella di vecchiaia, a 67 anni”, conclude il consulente.
A sollevare qualche dubbio sulla misura è Cristina Santella, della Fillea Cgil, sindacato dei lavoratori edili.
“Quota 100 prevede che gli anni contributivi siano consecutivi, questo vuol dire escludere a prescindere moltissime categorie, come coloro che sono occupati nell’edilizia. I contratti per questi lavoratori spesso subiscono degli stop, in base a quando ci sono più o meno cantieri aperti per esempio e sono davvero poche le maestranze che potranno usufruire di questa misura”, spiega Santella.
Inoltre, la sindacalista della Fillea ricorda che ci sono stati diversi momenti di confronto in questi anni con Roma sul tema delle pensioni e del lavoro, ma “il Governo ha scelto di non dare seguito agli impegni assunti con la sottoscrizione del verbale del 28 settembre 2016, che aveva permesso, nella prima fase, all’emanazione di importanti misure che hanno introdotto un principio di flessibilità di accesso alla pensione, come: la pensione anticipata per i lavoratori precoci; l’Ape sociale; il cumulo contributivo gratuito; la semplificazione della normativa per i lavoratori usuranti; eliminazione delle penalizzazioni previste per la pensione anticipata, 62 anni”, sottolinea.
E la fase due? “I temi oggetto di confronto nella fase due, sarebbero dovuti essere: pensione di garanzia nel contributivo e per i giovani; aspettativa di vita; valorizzazione del lavoro di cura e delle donne; flessibilità in uscita; rilancio della previdenza complementare; separazione tra assistenza e previdenza, rivalutazione delle pensioni. A settembre il Governo aveva presentato delle piccole proposte su alcuni temi della fase due. Viste le significative distanze in quella fase, le organizzazioni sindacali, che avevano l’obiettivo di determinare risultati concreti sui punti fissati nel Verbale di sintesi, nella direzione indicata dalla piattaforma sindacale, che rimane il riferimento del sindacato per una riforma organica del sistema previdenziale nel nostro Paese, è stato presentato il 20 settembre 2017 un documento unitario con le proposte Cgil, Cisl e Uil sui temi previdenziali nella fase due del confronto con il Governo”, aggiunge.
Questi, insieme ad altri temi caldi a livello nazionale, saranno al centro di una manifestazione che si svolgerà il 9 febbraio a Roma e che vedrà scendere in piazza le principali sigle sindacali, associazioni di categoria, lavoratori e cittadini.
PRO
Tutti coloro che sono favorevoli a Quota 100 sottolineano proprio la libertà di scelta, sostenendo che non si tratta di un obbligo, ma un’opportunità per il contribuente; inoltre l’introduzione di alcuni paletti, come i 62 anni di età, i 38 di contribuzione minima, l’introduzione di finestre di uscita e l’obbligo di comunicazione con preavviso da parte del lavoratore interessato, l’introduzione di un tetto massimo semestrale o annuale di pre-pensionabili, permetterebbero di contenere la richiesta in modo da non gravare sulle casse statali o sui compensi percepiti dai contribuenti. La misura, secondo i “pro” è pensata per favorire il ricambio generazionale nel mondo del lavoro.
CONTRO
Al contrario, tutti quelli che sono contro questa misura sottolineano che lo Stato non avrebbe i fondi sufficienti per introdurla: se tutti scegliessero questa formula, si otterrebbe un aumento di spesa lorda per le casse statali di 13 miliardi.
A tal proposito, a pesare sarebbero anche le verifiche da effettuare sullo stop introdotto dalla riforma sulle pensioni che non permette il cumulo del reddito pensionistico con quello lavorativo.
La Quota 100, inoltre, secondo i contrari favorirebbe solo chi ha un buon impiego e lavori stabili, mentre penalizzerebbe tantissime persone, perché presuppone il ricalcolo contributivo di tutto il montante e una carriera lavorativa molto costante.




