PESCARA – Condannato in primo grado a due anni e 8 mesi di reclusione l’ex presidente dell’Ato numero 4 di Pescara Giorgio D’Ambrosio, nell’ambito del processo al cosiddetto “partito dell’acqua” che, secondo l’accusa, si sarebbe costituito proprio nell’ambito dell’Ato.
Il tribunale collegiale del capoluogo adriatico, presieduto dal giudice Rossana Villani, ha riconosciuto D’Ambrosio colpevole di peculato, per l’utilizzo di auto e Telepass nella disponibilità dell’ente, in relazione a una serie di viaggi a Roma fatti tra settembre 2006 e novembre 2007 per motivazioni risultate estranee alle finalità dell’Ato.
D’Ambrosio, che è anche ex parlamentare, è stato condannato a risarcire l’associazione Codici, costituitasi parte civile, con 5 mila euro. Il pm aveva chiesto che fosse condannato a 6 anni di reclusione.
È scattata invece la prescrizione per lo stesso ex presidente dell’ente, per il dirigente dell’Ato Nino Pagano, per l’ex sindaco di Montesilvano (Pescara) Pasquale Cordoma, per l’ex primo cittadino di Francavilla al Mare (Chieti) Roberto Angelucci, per gli ex componenti del cda dell’Ato Gabriele Pasqualone e Franco Feliciani e per l’ex dirigente dell’Ato Alessandro Antonacci, a vario titolo accusati di falso e abuso d’ufficio, per una delibera dell’Ato sulla proroga di alcuni incarichi e per altri aspetti attinenti le procedure di affidamento degli stessi.
Assolti tutti gli imputati, infine, finiti sotto la lente del giudice, a vario titolo, per i reati di corruzione, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica, distruzione di documenti, truffa ai danni dello Stato e in violazione dell’articolo 97 della Costituzione, e per ulteriori episodi di abuso d’ufficio e peculato.
Sono dunque cadute le contestazioni riguardanti il caso della presunta laurea comprata da D’Ambrosio, con la complicità del docente dell’università D’Annunzio Luigi Panzone (anche lui assolto), e i diversi episodi che chiamano in causa le spese di rappresentanza sostenute dall’ex numero uno dell’Ato, con risorse dell’ente, per cene e altre attività conviviali, anche attraverso l’utilizzo di una carta Kalibra.
Tra 90 giorni si conosceranno le motivazioni della sentenza.
“Speravamo in un’assoluzione piena per tutti i reati, ma questa sentenza è comunque un passo importante verso la verità”. Così Giuseppe Amicarelli, legale dell’ex presidente dell’Ato D’Ambrosio. “L’impianto accusatorio non è stato pienamente confermato – ha proseguito Amicarelli – C’è stata l’assoluzione, nel merito, sull’episodio della presunta laurea comprata all’università e per quanto riguarda la condanna attendiamo le motivazioni e siamo ancora fiduciosi nella possibilità di fare valere le ragioni della difesa”.
Gaetano Di Tommaso, avvocato di parte civile in rappresentanza dell’associazione Codici, si è dichiarato “relativamente soddisfatto” per la sentenza del giudice, che ha condannato D’Ambrosio a un risarcimento di 5 mila euro a favore dell’associazione. “L’impianto accusatorio è stato in parte confermato – ha osservato Di Tommaso – La decisione del tribunale è in parte anche un riconoscimento per l’attività svolta negli anni da Codici”.






