L’AQUILA – “L’accertata insussistenza e infondatezza di quanto riportato in perizia circa i danni causati dalle scariche elettriche, quelli ai beni mobili causati dalla caduta di macerie, si può affermare con certezza che le perizie giurate redatte a corredo delle domande di indennizzo oggetto di esame non sono assolutamente veritiere e sono state redatte ad hoc per trarre in inganno gli enti erogatori al fine di percepire indebite erogazioni di denaro pubblico”.
Lo scrive il giudice per le indagini preliminari nel decreto di sequestro preventivo che a seguito delle indagini della Guardia di Finanza dell’Aquila, ha portato alla denuncia di tre persone, a vario titolo amministratori di altrettante società, Marco Cipriani classe ’68, Massimo Iannella del ’73, e la moglie di quest’ultimo, Marzia Bafile del ’77, ingegnere che ha confezionato le perizie finite sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori.
Le false attestazioni hanno permesso ai tre di ottenere 600 mila euro, bussando alla porta dei Comuni di Fossa e L’Aquila e della Regione Abruzzo.
La Interpark Srl, la Adm.Eu Sas e la Atek Informatica Srl, secondo quanto asseverato nelle perizie allegate alle richieste di indennizzo previste per le attività danneggiate dal terremoto, a seguito del 6 aprile 2009 avrebbero avuto la sede inagibile e le strumentazioni informatiche danneggiate da un black out elettrico, sempre causato dal sisma.
La Interpark, amministrata da Cipriani, ha così presentato domanda al Comune di Fossa “per mancato reddito a causa dell’interruzione dell’attività per 120 giorni, quantificata in 46.032 euro”, “per riparazione e ristoro beni mobili distrutti” allegando perizia tecnica giurata.
Proprio in quest’ultima, stilata da Iannella che è perito elettronico, si attesta e certifica – si legge nel decreto di sequestro preventivo firmato dal Gip – “che i beni strumentali della società Interpark Srl, oggetto di indennizzo, sono stati danneggiati da ingenti sbalzi di tensione, dalla caduta di un muro e dalle macerie crollate dal solaio”.
La stessa società ha presentato istanza anche alla Regione, rispondendo al bando Por-Fesr per la riattivazione delle attività produttive dopo il terremoto. Il “totale complessivo delle due domande – ricostruisce il Gip – è di 342.662 euro, di cui 292.662 per beni mobili danneggiati”.
La Adm.Eu, una società ad accomandita semplice (Sas), di cui all’epoca del sisma era accomandatario Massimo Iannella, ha presentato domanda di indennizzo al Comune dell’Aquila per il “ristoro dei danni per perdita beni mobili ed utilizzati per l’esercizio dell’attività”, suffragata dalla perizia giurata redatta dalla moglie, di professione ingegnere, e alla Regione Abruzzo sempre nell’ambito del Por-Fesr e allegando una perizia della Bafile.
“La quantificazione del beneficio ottenuto per ristoro dei danni ai beni mobili dal Comune dell’Aquila e dalla Regione è pari a 133.732 euro”, è scritto nel decreto del giudice.
La Atek informatica, anch’essa amministrata da Cipriani, ha presentato domande di indennizzo al Comune di Fossa e alla Regione Abruzzo ma anche al Comune dell’Aquila, ottenendo in tutto 158.869 euro.
Alcune testimonianze hanno confermato agli inquirenti che nello stabile di Fossa, sede di Atek e Interpark, “il materiale collegato alla rete elettrica non aveva subito alcun danno, sia per le parti elettriche che per danni causati dalla caduta di intonaci”, e che non c’erano stati “danni causati dal malfunzionamento della rete elettrica”. Anche il materiale fotografico dell’immediato post-sisma dimostrerebbe che nell’edificio “non si è verificato alcun danno al locale concesso in locazione alla società”, tanto che “è stato dichiarato agibile con esito’A'”.
I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria, diretti dal colonnello Sergio Aloia, hanno eseguito un decreto di sequestro di beni immobili e disponibilità finanziarie per un valore di circa 600 mila euro emesso dall’autorità giudiziaria nei confronti dei tre.






