MONTEREALE – Lavori avviati nel 2020, da 3,3 milioni di euro, stoppati per la rescissione in danno da parte della Asl provinciale dell’Aquila nei confronti delle ditte I Platani e Todima, e a seguire il contenzioso e una inchiesta giudiziaria in corso. Di recente, un nuovo finanziamento da 8 milioni di euro, stanziati dal commissario straordinario sisma 2016, Guido Castelli, per terminare l’opera, con nuova stazione appaltante l’Uffici speciale ricostruzione.
È davvero un pasticcio quello che sta caratterizzando la clamorosa vicenda della Residenza sanitaria assistita di Montereale, in provincia dell’Aquila, resa inagibile dal terremoto del centro Italia del 17 gennaio 2017, con tutti gli anziani ospiti, oltre 60, trasferiti nella struttura dell’ex Onpi nel capoluogo, e da allora rimasta una clamorosa incompiuta.
Il commissario Castelli ha firmato nelle settimane scorse l’ordinanza speciale che stanzia 8.098.028 euro, per completare i lavori, previsti nel pacchetto da 82,6 milioni per gli interventi nel cratere approvati dalla Cabina di Coordinamento per il sisma 2016 già il 19 dicembre.
Grande novità è che la stazione appaltante sarà l’Ufficio speciale ricostruzione Abruzzo, l’Usr, al posto della Asl provinciale dell’Aquila.
Quello che balza agli occhi è la cifra di oltre 8 milioni, rispetto al costo dell’appalto revocato, con lavori avviati nel 2020, di soli 3,3 milioni, poi lievitati a 5 milioni circa, preso atto che non bastavano. Tenuto conto che parte dell’opera è stata già realizzata.
In ogni caso finalmente esprime ottimismo il sindaco di Montereale, Massimiliano Giorgi, interpellato da Abruzzoweb.
“Sono quasi 10 anni anni da quando la nostra rsa è chiusa, ora contiamo davvero che si arrivi ad una svolta. Con gli 8 milioni di euro a disposizione con in aggiunta una procedura semplificata contiamo di riaprire al più presto i cantieri”, commenta.
L’assegnare il ruolo di soggetto attuatore all’Usr, era stato con forza richiesto dal sindaco Giorgi e dal presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, di Fdi, che è anche vice commissario sisma 2016.
E aggiorna Giorgi, “della pratica se ne stanno occupando gli uffici dell’Usr, con un team che sta lavorando da ormai quasi un anno, e a breve avremo tempistiche e passaggi per il nuovo appalto e la conclusione dei lavori”.
La cosa importante è che “sono state approvate procedure accelerate per progettazione, affidamenti e cantieri così da riportare la struttura alla piena funzionalità nel più breve tempo possibile”, sottolinea Giorgi.
I lavori di ristrutturazione erano stati avviati nel 2020, con un appalto della Asl provinciale dell’Aquila vinto dal raggruppamento temporaneo d’imprese I Platani-Todima srl degli imprenditori aquilani Luigi Palmerini e Marino Serpetti, per circa 3,3 milioni di euro, poi lievitati a seguito di varianti, ad oltre 5 milioni.
A seguire il clamoroso colpo di scena: la revoca dell’appalto in danno decisa a gennaio 2025, da parte dell’ex direttore generale, Ferdinando Romano, per presunti ritardi e omissioni, dopo uno stop ai lavori di circa sei mesi, con segnalazione anche all’Anac, l’Autorità anticorruzione.
Prevedibile lo scatenarsi del contenzioso, con un esposto presentato in Procura da Palmerini e Serpetti, che respingono con forza le responsabilità dei ritardi e delle omissioni, e per i quali la Asl avrebbe proposto di negoziare una risoluzione anticipata del contratto, con richiesta di risarcimento, per danno da ritardo, di quasi 700 mila euro, proposta contrastata dalle società che avevano evidenziato come nessun importo fosse dovuto. L’ipotesi dell’impresa è che siano state operate pressioni per indurla al versamento di somme ingenti e non dovute in favore dell’Asl, in modo da consentire a quest’ultima da poterle appostare nel bilancio di fine 2024, riducendo così le perdite.
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale dell’Aquila, Marco Billi, nelle settimane scorse ha firmato la proroga di sei mesi per la conclusione delle indagini e sotto inchiesta ci sono Mauro Tursini, 67 anni, di Ocre, dirigente Asl e responsabile unico del procedimento, Marcello D’Onofrio, 64 anni, di Montereale, progettista e direttore dei lavori e Remigio Benedetto Tecchia, 76 anni, di Cassino, tecnico a supporto del rup. Sono tutti indagati per concorso in concussione, accusa tutte da dimostrare.
Sull’inchiesta Giorgi non intende entrare nel merito, se non per precisare che “saranno gli uffici competenti che accerteranno le eventuali responsabilità, l’unica cosa che a noi interessa è che recuperare al massimo il tempo che è stato perso. Tenete presente che l’anno prossimo cadono 10 anni dall’ordinanza di evacuazione dell’Rsa.”.
La ricostruzione, ricorda Giorgi, “non è solo una ricostruzione materiale di immobili, di struttura fisiche, occorre nei territori colpiti dal sisma creare posti di lavoro, economia”.
Nella rsa di Montereale ci lavoravano, va anche ricordato, circa 5o persone, tra diretti e indiretti, molti dei quali si sono dovuti trasferire all’Istituzione Centro Servizi per Anziani, la Ex Onpi, dell’Aquila, dove i pazienti sono stati spostati-
“Noi abbiamo cercato di garantire i posti di lavoro, quando la rsa è stata delocalizzata ci siamo opposti al trasferimento in strutture private, perché non c’era la garanzia occupazionale, a differenza di quella che ha poi offerto la struttura pubblica. Ma il danno del territorio è stato enorme, per i pazienti, per i disagi che i lavoratori ora pendolari devono subire, perché c’era un importante indotto economico che ruotava intorno alla rsa”. f.t.








