ROMA –  Il deputato della Lega Lorenzo Fontana è stato eletto presidente della Camera.

Lo ha proclamato il presidente provvisorio dell’Assemblea di Montecitorio Ettore Rosato dopo aver letto il risultato dello scrutinio della quarta votazione.

Fontana ha ricevuto 222 voti. Tutto il centrodestra si è levato in piedi ad applaudire.

I votanti sono stati 392, la maggioranza richiesta 197. Oltre a Fontana hanno ottenuto voti: Maria Cecilia Guerra 77, Cafiero De Raho 52, Matteo Richetti 22. le schede disperse sono state 2, le bianche 6, le nulle 11.

Fontana, vicesegretario della Lega ed ex ministro, è stato votato anche da Forza Italia. Il Pd aveva proposto il nome di Guerra anche alle opposizioni. Azione aveva puntato su Matteo Richetti. M5s aveva scelto Cafiero de Raho. Esposto in Aula uno striscione anti Fontana.  Il timing fino all’incarico Ieri l’elezione di La Russa al Senato avvenuta con il sostegno dell’opposizione, caos nel centrodestra.

Matteo Richetti, deputato già destinato a diventare capogruppo a Montecitorio, il nome di bandiera che oggi Azione ha scelto. M5s ha  optato per Cafiero de Raho. Il Partito democratico ha proposto Maria Cecilia Guerra, economista ex sottosegretaria del Ministero del lavoro e delle politiche sociali nel governo di Mario Monti, e viceministro del medesimo dicastero, con delega per le Pari opportunità, nel governo di Enrico Letta.

Appena iniziata la quarta votazione per eleggere il presidente della Camera, i deputati del Pd Rachele Scarpa, Sara Ferrari ed Alessandro Zan hanno esposto un grande striscione con la scritta “No a un presidente omofobo pro Putin”. Il riferimento è a Lorenzo Fontana della Lega, su cui dovrebbero convergere i voti della maggioranza di centrodestra. Il presidente provvisorio Ettore Rosato ne ha chiesto la rimozione ai commessi.

“Mai stato in Russia. E comunque la maglietta contro le sanzioni è di otto anni fa. Le sanzioni contro Vladimir Putin? Due giorni prima della guerra ho detto che sono a favore”, ha detto lo stesso Fontana, in attesa dell’esito del voto.

“Anche qui alla Camera buona la prima. Stiamo procedendo in modo spedito, sono contenta e faccio le mie congratulazioni a Fontana”, ha affermato la leader di Fdi Giorgia Meloni commentando in Transatlantico l’elezione

“Non è giorno di polemiche: essere cattolico non è un disvalore. Pro Putin? Fontana è pro Italia”. ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini.

Alla prima prova di ieri il centrodestra si è diviso: Ignazio La Russa è diventato presidente del Senato, come ha fortemente voluto Giorgia Meloni, ma col soccorso – “anonimo” – delle opposizioni. E se è vero, come dice la leader di Fdi che a contare “sono i risultati”, il malumore reso evidente da Forza Italia con la non partecipazione al voto rischia di avere strascichi sulla trattativa, ancora apertissima, per la costruzione del governo. Tanto che gli azzurri potrebbero addirittura presentarsi da soli alle consultazioni.

“Alcuni senatori d’opposizione hanno fatto un regalo alla maggioranza’, ha detto Letta, accusando in particolare Italia viva, che però rivolge le stesse accuse al Pd.

“Non siamo stati noi”, mette le mani avanti per primo Matteo Renzi, è il centrodestra alle prese con “regolamenti dei conti” interni. I 9 del Terzo Polo, assicura anche Carlo Calenda, hanno votato compatti scheda bianca. Ma lo stesso dicono dal Pd. Comportamento “irresponsabile oltre ogni limite”, attacca Enrico Letta, osservando che “una parte dell’opposizione non aspetta altro che entrare in maggioranza”. Un messaggio simile filtra dai 5 Stelle, dove si punta il dito contro “la finta opposizione fatta dei soliti giochini”.

Bilancio finale “maggioranza divisa” ma anche “opposizione divisa”, sintetizza Pierferdinando Casini, consigliando a tutti “qualche corso di formazione politica”.

Lo stesso commento del dem Dario Franceschini (“chi l’ha fatto non capisce nulla di politica”), tra i primi indiziati secondo Renzi, che però a scanso di equivoci assicura di non avere “alcuna intenzione” di fare il vicepresidente del Senato. Proprio all’elezione dei vice si guarda nei capannelli, per cercare di individuare qualche forma di “scambio”. Ora bisogna vedere cosa succederà alla Camera, dove Salvini, dopo avere di nuovo incontrato nel tardo pomeriggio Meloni, schiera il suo vice Lorenzo Fontana al posto del nome che fino a ieri era in pole, quello di Riccardo Molinari, che rimarrà al suo posto a fare il capogruppo. Sfuma così l’ipotesi, pure circolata, di Giancarlo Giorgetti terza carica dello Stato. Che è pronto comunque ad andare al Mef, “se me lo chiedono”. Ma quella per i ministeri, a questo punto, sarà tutta un’altra trattativa.