ROMA – “Sono nipote di minatori, e che una persona della comunità popolare possa entrare all’interno di questo luogo sacro della democrazia, che 150 anni fa era accessibile solo a chi aveva doppio cognome, ciò mi emozione, e mi crea stravolgimento psicologico”.
Questi i primi commenti a caldo del neosenatore Luciano D’Alfonso, presidente della Regione Abruzzo, al microfono di Abruzzoweb, nel corso della diretta da Roma in occasione dell’insediamento a Camera e Senato della 18a legislatura.
Anche oggi l’opposizione di centrodestra in Abruzzo è tornata alla carica chiedendo le dimissioni di D’Alfonso da presidente, e consengute ritorno al voto immediato, “prendendo esempio” dalla dem Deborah Serracchiani, che ieri, senza attendere la ratifica della giunta delle elezioni si dimessa da presidente del Friuli-Venezia per incompatibilità con l’incarico di Deputato che ha assunto da ieri. D’Alfonso conferma al nostro microfono invece l’intenzione di voler temporeggiare.
“Vediamo cosa stabilisce l’ordinamento – risponde il senatore -presidente – intanto quando si insedia la giunta delle elezioni, che è l’unica che può determinare l’invernamento dell’eletto, da quella data parte il ‘dies a quo’. Lo dicono autorevoli studiosi,e funzionari parlamentari. Poi non attenderò un minuto di più, per il subentro del vicepresidente Giovanni Lolli“.
Infine D’Alfonso spiega che “è sempre il popolo che decide, adesso noi del Partito democratico saremo utili con la funzione che il popolo ci ha assegnato, metterò in campo controllo verifica indietro, io sono collocato all’opposizione”.





