L’AQUILA – “Non è vero che sono scappato, sono rimasto lì fino alla fine. Non ho avuto nessuna paura”.
È davvero un eroe senza macchia e senza paura Adoiu Abderrahim, l’immigrato di 48 anni che sabato notte ha salvato la vita a una famiglia di San Benedetto dei Marsi (L’Aquila), tirandola fuori dal canale dove era finita con l’auto.
E se fino a ieri non si conoscevano né il nome né volto di questo immigrato eroe, che tutti credevano rimanesse nell’ombra per paura di essere rimpatriato, oggi si sa anche che ha un cuore enorme e l’unica cosa che lo ha spinto a compiere il gesto di salvare la vita alla famiglia Frazzetta è stato l’amore per la vita stessa.
Non è scappato per paura di essere rispedito in Marocco. Tutt’altro. “Ero in macchina insieme alla mia fidanzata Salima Jarrar e un amico, Hicham Abouayoub – racconta ad AbruzzoWeb – Ho visto l’incidente e ho soccorso quelle persone. Subito dopo sono rimasto sul posto, ho atteso che arrivasse l’ambulanza e ho anche parlato con un carabiniere, raccontando com’erano andati i fatti e mettendomi a disposizione per qualsiasi necessità, ma mi è stato detto che potevo tornare a casa”.
E Abdoiu quella sera a casa c’è tornato, addormentandosi con la speranza che quel gesto sarebbe stato premiato, un giorno, con il regalo più importante per lui: un permesso di soggiorno con cui condurre una vita normale.
Un sogno che potrebbe concretizzarsi. Ieri il presidente della Regione, Gianni Chiodi, ha detto che “è il benvenuto in Italia”, e anche il presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo, ha speso belle parole nei suoi confronti: “ha tutte le caratteristiche per rientrare nel processo di regolarizzazione in atto in questi giorni”, ha detto, esprimendo anche la volontà di incontrare i tre extracomunitari per accelerare le procedure per il permesso di soggiorno.
Un incontro in cui Abdoiu ripone moltissime speranze. “Spero di poter ottenere il permesso di soggiorno, che la mia ragazza già possiede, per poter essere finalmente in regola e sistemare la mia vita”.
Ha lasciato il Marocco nel 1993 per raggiungere prima il Nord Italia, precisamente Lecco, dove ha vissuto per molti anni con un regolare visto. A causa di una vicenda legata alla droga, che lui definisce “qualche piccolo problema con la giustizia”, nel 2003 è stato raggiunto da un ordine di espulsione.
Da due anni vive ad Avezzano (L’Aquila), dove è uno dei tantissimi braccianti del Fucino che ogni giorno lavorano la terra.
Ma nonostante la vita dura dei campi e il costante senso di insicurezza dell’essere clandestino, Abdoiu dice di stare bene. “Mi trovo bene qui. Vivo con mio fratello e la mia fidanzata, anche lei marocchina. Sono venuto in Italia perché nel mio paese la situazione è davvero difficile, non c’è lavoro. Tornare lì significherebbe tornare a una vita ancora più difficoltosa”.
Insieme alla sua fidanzata Salima e l’amico Hicham, sabato notte stava viaggiando sulla strada che collega San Benedetto ad Avezzano, quando è avvenuto l’incidente.
L’auto che procedeva davanti a loro è sparita nel percorrere una curva. A quel punto Abdoiu non ci ha pensato due volte. “Ho visto quella scena davanti ai miei occhi e sono subito sceso dall’auto. Mi sono tolto i vestiti e tuffato nel canale”.
Prima il piccolo Gabriele, di soli 5 anni, poi il signor Massimo e la signora Romina sono stati estratti dalla vettura, che iniziava a riempirsi di acqua.
I tre, che avevano lanciato l’appello affinché il loro “angelo” rivelasse la sua identità, stanno bene e lo hanno incontrato.
“Ieri sono andato a trovare la signora, all’ospedale di Chieti – dice – e il marito, che è invece all’Aquila. Oggi vorrei andare a visitare il bimbo, ricoverato ad Avezzano”.
Grazie Adoiu, per averci insegnato che c’è ancora gente capace di gesti nobili e per aver dimostrato che tanti pregiudizi sugli immigrati sono solo il frutto dell’egoismo di una società che, troppo spesso, non conosce il significato della parola “altruismo”.






