L’AQUILA – Un processo per false attestazioni mediche nell’ambito di concorsi, ma nessuna selezione truccata: si sgonfia la “parentopoli” della Regione Abruzzo.
Il giudice per l’udienza preliminare del tribunale dell’Aquila, Marco Billi, ha rinviato a giudizio per falso il dirigente regionale Antonio Iovino, sua madre Rosa Norcaro, il dottor Rocco Totaro, dirigente della clinica neurologica dell’ospedale San Salvatore, e il presidente (all’epoca dei fatti) per il riconoscimento delle invalidità Cesare Giffi.
Giffi, secondo l’accusa, su mandato di Totaro avrebbe attestato falsamente di avere fatto di avere fatto esami clinici per la valutazione dell’idoneità della Norcaro, facendola rientrare nella legge 104 che avrebbe permesso ai familiari di staccarsi alcune ore dal lavoro per accudirla. In cambio, Totaro avrebbe ottenuto un incarico provvisorio da primario.
L’udienza dibattimentale comincerà il prossimo 14 giugno in tribunale.
Demolite invece le accuse di concorsi manovrati nell’amministrazione regionale: il vice presidente del Consiglio regionale Giovanni D’Amico, l’ex presidente del Parco Sirente Velino Nazareno Fidanza, il figlio Fabio Fidanza, Franco La Civita, dirigente del servizio Riforme istituzionali (solo omonimo dell’ex sindaco di Sulmona), le candidate a concorsi Marina Flati e Alessandra Manni.
L’indagine era stata avviata nel 2008 dalla denuncia fatta dall’ex consigliere regionale di Forza Italia Giuseppe Tagliente. L’inchiesta era poi rimbalzata tra le procure dell’Aquila e Pescara.
Lunga e complicata la fase di accertamento, con numerosi interrogatori di dirigenti regionali e il vaglio di lettere anonime che venivano diffuse in quei mesi. Ma per il gup non ci sono concorsi truccati.





