L’AQUILA- “La priorità è dare più risorse economiche al Parco regionale Sirente Velino, e nominare subito un presidente, senza aspettare la nuova legge, per poter così approvare finalmente il Piano del Parco e graduare i vincoli andando incontro alle aspettative del territorio”.

La proposta l’ha fatta il consigliere regionale del Partito democratico Pierpaolo Pietrucci, presidente della seconda Commissione territorio, nel corso di una riunione a Palazzo Silone, a cui hanno preso parte il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, l’assessore regionale ai Parchi, Riserve e Montagne Donato Di Matteo, e un buon numero di sindaci dei comuni dell’area protetta, compresi quelli della Valle Subequana che con forza chiedono che si arrivi al più presto alla sua riperimentrazione, come pattuito con l’assessore Di Matteo, in cambio dell’ok alla legge di riforma che accentra i poteri di gestione nelle mani dello stesso assessorato, riducendo anche il numero dei componenti del Cda.

La riperimetrazione taglierebbe del 20 per cento il territorio protetto e porterà alla possibilità di incrementare nelle aree estromesse la caccia al cinghiale, di allentare vincoli per interventi edilizi, di rendere possibile il taglio del bosco dove oggi vige il potere di veto del Parco. Ma contro questa ipotesi si schierano non solo gli ambientalisti, ma anche tanti operatori turistici ed economici che considerano invece un imprescindibile vantaggio quello di fregiarsi del brand del Parco. Anche l’assessore Di Matteo sta frenando sull’ipotesi di riperimetrazione proposta dai sindaci, ritenuta in alcune parti eccessiva e di difficile applicazione.

La riunione di Palazzo Silone è stata interlocutoria, e non si è entrati nel merito della spinosa questione della riperimetrazione.

Tutti d’accorso però sulla sollecitazione di Pietrucci relativa alle coperture economiche.

“È risultato evidente a tutti – ha confermato il consigliere al termine della riunione – che un Parco così esteso non può funzionare con appena 800 mila euro l’anno di fondi regionali, che bastano a malapena a pagare gli stipendi del personale e i costi di gestione. Serve almeno il doppio, e i soldi andranno trovati, spero a breve, con una variazione di bilancio”.

C’è poi il nodo della vacatio ai vertici dell’ente, gestito dal luglio 2015 dal commissario Annabella Pace, responsabile dell’Ufficio conservazione della natura del Servizio pianificazione territoriale della Regione Abruzzo.

“Il Parco – ha spiegato Pietrucci – deve ritrovare una governance politica, che poi è la condizione per poter approvare finalmente il Piano del Parco, dopo trent’anni di attesa. Serve un interlocutore forte, una figura alta e di prestigio, che stia bene a tutti. E questo va fatto subito, prima dell’approvazione del progetto di legge regionale, che potrebbe avere tempi lunghi”.

Il Piano del Parco, una sorta di piano regolatore che comprende anche una strategia di sviluppo socio-economica, doveva essere approvato entro 6 mesi dall’ istituzione del Parco, nel 1989, e con esso i vincoli sarebbero stati molto più graduati, visto che il territorio viene le Piano suddiviso in 5 zone, a, b c, d ed e, rendendo i vincoli più sostenibili e miti nelle aree urbanizzate e vocate all’agricoltura. Senza il Piano del Parco permangono invece in vigore in modo ‘provvisorio’ da ormai quasi trent’anni i divieti di assoluta inalterabilità dei luoghi, su tutto il territorio del Parco, persino nei centri abitati e nelle zone agricole. Vincoli che poi hanno con il tempo accresciuto l’ostilità nei confronti del Parco da parte della popolazione e dei sindaci che li rappresentano, e che ora premono per uscire dall’area protetta.