TERAMO – È stato un po’ come scalare il Gran Sasso, ma alla fine l’avvocato teramano Tommaso Navarra, superando le ostilità del versante aquilano, i dubbi di conferibilità che hanno bloccato la pratica all’Autorità anticorruzione, ha ottenuto giovedì scorso il via libera definitivo alla nomina di presidente del Parco nazionale del Gran Sasso Monti della Laga, con la benedizione del suo grande sostenitore, il presidente della Regione Luciano D’Alfonso.

Ed ora Navarra si racconta ad Abruzzoweb, indicando le priorità e la filosofia che intende imprimere alla sua presidenza.

Il decreto di nomina è stato firmato dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ed è stato notificato all’interessato, che ha già accettato. L’incarico avrà la durata di 5 anni. A sbloccare la nomina, già conferita a gennaio, il Consiglio dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), presieduto da Raffaele Cantone, sulla procedura aperta alla luce della presunta inconferibilità stabilita dalla legge Severino, che impedisce di assegnare incarichi a soggetti che abbiano svolto attività di consulenza nei due anni precedenti per lo stesso Ente nel quale si viene nominati, come nel caso di Navarra che è stato consulente legale del Parco. L’Anac ha giudicato l’ipotesi di inconferibilità del tutto insussistente.

Navarra sostituisce il giornalista Arturo Diaconale, il quale, dopo aver lasciato nel luglio del 2015 per fine mandato la presidenza, ad agosto dello stesso anno è stato nominato consigliere di amministrazione della Rai.

Parte significativa della politica aquilana, con i consiglieri comunali di opposizione Giorgio De Matteis e Guido Liris in testa, hanno spinto per la nomina di un esponente aquilano, in nome della legge non scritta dell’alternanza territoriale, visto che i precedenti presidenti del Parco Diaconale e ancor prima Walter Mazzitti sono teramani. E tra i papabili c’è stato anche il vicesindaco Nicola Trifuoggi.

Ora però queste polemiche sono destinate a lasciare il tempo che trovano. Navarra ha il compito di rilanciare un Parco in crisi di identità, accusato di avere solo in parte centrato l’obiettivo di creare un’economia locale, green e incentrata sul turismo, e di non essere riuscito di conseguenza a frenare lo spopolamento delle aree interne, e ancora di essere in fondo un una costosa struttura burocratica che per di più non è più capace di incidere per scarsità di risorse economiche a causa dei pesanti tagli dei trasferimenti governativi. E per giunta che c’è chi a L’Aquila vorrebbe con un’iniziativa referendaria restringere i confini dell’area protetta e limitare le aree a massima tutela dove insistono gli impianti sciistici di Campo Imperatore.

Tommaso Navarra, da dove intende cominciare, tenuto conto che c’è l’imbarazzo della scelta?

Il punto di partenza è il territorio, come è ovvio, ovvero una fase di ascolto, con grande umiltà, di tutti i sindaci, tutti i cittadini e portatori di interesse, che vivono la realtà del Parco. Lo intendo come il primo segnale di un Parco che vuole tornare a riconquistare una presenza fisica, reale e quotidiana.

Vuole dire che nel tempo il Parco è diventato un ente astratto?

Dico che c’è stata una perdita della spinta propulsiva della legge 394 del 91 , che ha portato al presente assetto dei Parchi italiani. Ora serve una svolta, idee ed energie nuove.

Quali idee?

Non bisogna partire da una tutela ambientale fine a sè stessa, come valore assoluto, ma da chi il Parco e la montagna la vive. La vera priorità è il ripopolamento dei paesi delle aree interne e montane, un ripopolamento fisico ma anche culturale, delle tradizioni vive, non musealizzate, dei mestieri e delle arti.
Il compito del Parco è favorire questo processo, riprendere in mano l’economia agro-silvo-pastorale, supportare in tutti modi la nostra gente. Anche per un fatto di biodiversità economica: perché serve un’alternativa di sviluppo, rispetto a quello delle valli e delle pianure, incentrate nell’industriale. I Parchi del Brenta, dello Stelvio, del Pollino stanno già con successo percorrendo questa strada.

Quando sarà finalmente approvato il Piano del Parco?

Entro l’anno, lo garantisco, non si può più aspettare. Il lavoro è già buon punto, come programmazione urbanistica, e va condiviso con il territorio, e le amministrazioni locali

C’è chi vuole togliere i vincoli del Sito di interesse comunitario nell’area degli impianti sciistici di Campo Imperatore, come passaggio necessario per il loro potenziamento e sviluppo. Ipotesi che registra la contrarietà di varie associazioni ambientaliste. Lei da che parte sta?

Va trovata una sintesi, che è possibile trovare. Va constatato però che gli impianti ci sono, fortemente voluti non solo da chi ci lavora, ma dalla stragrande maggioranza dei cittadini dell’intero comprensorio. L’indirizzo del Parco non può che essere quello di valorizzare con intelligenza una vocazione presente. Saranno i tecnici a trovare la sintesi in base a procedure che possono verificare scientificamente l’impatto ambientale del potenziamento degli impianti, per garantire sia le ragioni della tutela che quelle dell’attività umana.È chiaro però che se c’è un impianto di risalita obsoleto, non vedo nulla di sbagliato nel sostituirlo con un altro più adeguato e funzionale.

C’è poi chi definisce i Parchi come pletoriche strutture burocratiche, centri di spesa che non producono sviluppo locale ma posti di lavoro.

Il costo e la dimensione di un ente va giudicata in base ai risultati che ottiene. La sfida è tutta qui, e presuppone impegno, passione e competenza. Ed anche il tornare a parlare la stessa lingua di chi nel Parco ci vive. Posso dire che l’attuale direzione sta già lavorando molto bene.

Il Parco ha strutture abbandonate come le foresterie della Strada maestra, di cui Abruzzoweb si è già occupato, centri visita e punti informativi che si fa fatica a tenere aperti. Cosa intende fare per valorizzare questo patrimonio?

Il territorio del Parco è molto vasto, 150 mila ettari, 44 Comuni in tre regioni e cinque province. E l’ente Parco con tutta evidenza non ha le risorse economiche per gestire al meglio le sue strutture dislocate sul territorio. La sfida è quella di mettere in rete tutto il patrimonio, con una gestione unitaria. E va recuperato anche per questo l’entusiasmo anche con armi non convenzionali.

L’Abruzzo, nonostante tutta la sua bellezza, è una terra ancora sconosciuta, per tanti troppi turisti, cosa si deve fare sul fronte della promozione?

Possiamo intanto usare con intelligenza i fondi europei che possono essere destinati alla promozione turistica, con capacità aziendalistica, senza nessuna improvvisazione. Servono opinion leader e testimonial. Occorre che sia Roma a venire nel Parco, e non viceversa. Faccio un esempio: il Papa ha scritto un Enciclica sui cambiamenti climatici. Noi abbiamo sul Gran Sasso il ghiacciaio più a sud d’Europa che si sta sciogliendo. Una presenza che andrebbe enfatizzata, anche a fini di promozione.

Lei è stato osteggiato da esponenti politici di spicco del versante aquilano, come ha vissuto questa vicenda che ha reso molto tormentata la sua nomina, gravata anche dall’ipotesi di incompatibilità?

Sono aquilano anche io L’Aquila è il mio capoluogo di regione, ho affetti, amicizie e frequentazioni quasi quotidiane, nella mia attività di avvocato. Quello che va finalmente compreso è che in Abruzzo siamo 1,2 milioni di abitanti, una popolazione equivalente a Roma. Il campanilismo non ha senso, ci danneggia.

Non si capisce che la grandezza dell’Aquila è il suo essere per ‘metonimia’ tutto l’Abruzzo.
In questa polemica poi non ho trovato nessuno che ha detto ‘non hai le competenze per fare il presidente’, o che ‘c’è un altro più bravo di te’, o che ‘non conosci il territorio’, tutto si è appiattito sull’appartenenza territoriale, sull’ospedale in cui sei nato e che ti ha dato l’anagrafe.

Per quanto riguarda la vicenda della presunta inconferibilità, l’Anac si è mossa su sollecitazione del parlamentare del Movimento del Cinque stelle Gianluca Vacca. E lo ringrazio, perché in questo modo si è fugata ogni ombra su mie presunte incompatibilità. L’Anac ha come ovvio evidenziato che la governance politica non è un incarico amministrativo, e dunque ha stabilito che la consulenza legale che ho intrattenuto con il Parco fino a dicembre 2015, non pone alcun problema di inconferibilità con il mio essere ora presidente dell’ente, ovvero parte della governance.

Oltre ad essere un avvocato di chiara fama, dato per vicino politicamente al Pd che governa in Regione e al Governo, cosa può citare di rilevante nel suo curriculum che lo rende adeguato a ricoprire l’incarico di presidente di un Parco?
 
Nel 2014 ho vinto il premio Borsellino per l’interesse alla tutela dell’ambiente. Come avvocato ho seguito centinaia di processi di carattere ambientale, mi limito a ricordare quelli sull’inquinamento delle falde del Gran Sasso da parte dei laboratori di fisica nucleare, quello sul disastro ambientale di Bussi, del crollo della discarica La torre a Teramo, o cause inerenti la tutela di molti fiumi abruzzesi. Esperienze professionali, aggiunte a quelle da consulente, che ovviamente mi hanno consentito di approfondire la conoscenza a 360 gradi di tutte le materie in tema di tutela ambientale e di aree protette. Mi piace poi ricordare che ho partecipato alla mobilitazione per la perimetrazione più ampia possibile del Parco nazionale alla sua nascita,  e che il Gran Sasso e i monti della Laga sono luoghi che vivo e frequento da sempre, sono la mia terra, che amo con tutto il cuore.