L’AQUILA – Pasti saltati per i pazienti nelle corsie dell’ospedale dell’Aquila e lavoratori spremuti come limoni.
Per queste e altre criticità denunciate dai lavoratori, pur nel silenzio generale, sono in rivolta i dipendenti della ristorazione del “San Salvatore” dell’Aquila, dopo la dichiarazione di esubero da parte della Innova Spa, azienda di Pomezia (Roma) aggiudicataria dell’appalto da 2,4 milioni all’anno per 5 anni bandito dalla Asl numero 1 in associazione temporanea con la pescarese Agri, e il conseguente stato di agitazione del personale.
Gli addetti, che si sono via via ridotti di numero dai 41 previsti all’inizio e dai 51 ipotizzati nel progetto tecnico di Innova, denunciano un carico di lavoro esorbitante mentre la stessa azienda sanitaria segnala disservizi e lamentele sulla qualità.
La ditta, dalla sua, nega tutto, facendo notare, però, che la commessa a oggi porta a una perdita secca di 250 mila euro l’anno che devono essere recuperati. L’impasse è, insomma, totale.
L’ultimo tentativo di raffreddamento è andato in scena un paio di settimane fa quando, nella prefettura del capoluogo, si è svolto un vertice dall’esito, però infruttuoso.
I sindacati hanno ribadito che la dichiarazione di esubero è “priva di fondamento” e, anzi, hanno rappresentato un quadro allarmante della situazione, rifiutandosi di mettere fine alla protesta, mentre la Asl ha confermato i problemi, negati, invece, dalla società appaltatrice.
Anche la prefettura, rappresentata da Franca Ferraro, capo di gabinetto del vice prefetto vicario Giuseppe Guetta, ha ammonito l’azienda, invitandola alla “verifica del monte orario dedicato alla fornitura, con relative mansioni e ore dei lavoratori impegnati, in quanto è apparso minore all’offerta tecnica con cui la ditta si è impegnata a eseguire l’appalto”.
Dall’inizio del servizio a oggi, hanno rilevato le sigle nel corso della riunione, un magazziniere è stato licenziato, un cuoco trasferito a Roma, uno è dimissionario, due in congedo straordinario in base alla legge 104/1992, mentre una lavoratrice con gravi problemi di salute non starebbe assicurando la presenza.
E come rilevato sempre dai sindacati, “nessuno dei succitati lavoratori è stato sostituito con nuovo personale, determinando la redistribuzione del carico di lavoro sul personale rimanente che ha dovuto effettuare un elevato monte ore di straordinario”.
Un rilievo importante anche alla luce del capitolato di gara, che prevedeva il mantenimento dei livelli occupazionali e in particolare il numero e le qualifiche del personale impiegato.
Sono stati, perciò, richiesti “il reintegro del licenziato e la sostituzione della forza lavoro fuoriuscita e non sostituita”.
A rappresentare l’azienda Innova, il responsabile del personale Alessandro Spadaro che ha ammesso che “l’andamento economico della commessa è negativo. Il numero dei pasti forniti è inferiore alle attese – ha aggiunto – e l’erogazione del servizio ‘Domus’ (pasto per i dipendenti degli uffici amministrativi, ndr) affidato in estensione al contratto non risulta remunerativa neanche dei soli costi di gestione”.
Ricostruzione, questa, contestata dal direttore dell’unità Acquisizione beni e servizi dell’azienda sanitaria Fabrizio Andreassi, per il quale “il numero dei pasti erogati ai degenti e a mensa è quello conosciuto e accettato dalla società in fase di sottoscrizione del contratto”.
Altra critica da parte della Asl, il fatto che “continuano a pervenire segnalazioni circa disservizi sulla qualità della fornitura” tra cui “la mancata prenotazione o la mancata consegna dei pasti a letto del paziente in alcuni reparti e, in altri, la sostituzione ordinaria di pietanze”.
La gestione della mensa al San Salvatore è stata molto tormentata negli ultimi anni. La Asl l’ha inserita in un maxi appalto europeo, quinquennale da 19,7 milioni a base d’asta, con possibilità di rinnovo per altri 2 anni e mezzo a 9,8 milioni, aggiudicato in via definitiva il 27 febbraio 2015.
Il lotto “A”, relativo ai presidi ospedalieri e territoriali di Avezzano, Tagliacozzo e Pescina, è stato aggiudicato alla ditta Essebi Srl per 1,1 milioni.
Il lotto “B”, quello del “San Salvatore” ma anche alla residenza di Montereale, appunto all’Ati Innova/Agri, per 2,4 milioni.
Infine il lotto “C”, per l’area di Castel di Sangro, alla Vivenda Spa per 164 mila euro.
In fase preliminare contestazioni all’aggiudicazione, all’epoca ancora provvisoria, del lotto “B”, quello più succoso, all’associazione Innova/Agri sono state fatte proprio dalla Vivenda, azienda del gruppo “La Cascina” che gestisce numerose commesse simili negli enti pubblici abruzzesi.
Tra queste, le scuole comunali all’Aquila e Teramo, la caserma degli Alpini nel capoluogo e tra gli ospedali anche quello di Sulmona, aggiudicato in passato.
Al San Salvatore Vivenda ha gestito già la mensa dal luglio 2011, aggiudicandosi una procedura ristretta accelerata, fino a luglio 2015.
Nel 2015 il sindaco dell’Aquila e alcuni ex assessori sono stati assolti dalla Corte dei conti dall’accusa di danno erariale nell’affidamento del servizio di mensa scolastica. Nel luglio dello stesso anno, il gruppo è finito tra le carte dell’inchiesta giudiziaria “Roma Capitale”, finendo in amministrazione giudiziaria revocata circa un anno dopo senza particolari rilievi accertati.
Tornando alla gara contestata, in una lettera alla Asl dell’ottobre 2014 Vivenda ha messo in discussione l’offerta economica dei concorrenti, definendo “incomprensibile” come avessero potuto Innova/Agri “offrire un prezzo ben inferiore ai prezzi (simili tra loro) offerti dalle altre imprese partecipanti”.
Si è additata, in particolare, la taratura dell’offerta sulla base 500 “giornate alimentari” invece delle abituali 300 riferibili al San Salvatore, ma l’azienda ha chiarito che le 200 in più riguardano le altre strutture, la Rsa di Montereale e altre case famiglia esterne.
Chiarimenti che non hanno convinto Vivenda che, dopo aver fatto richiesta di accesso agli atti, ha proposto ricorso al Tar Abruzzo contro la delibera di aggiudicazione firmata dal manager, Giancarlo Silveri.
I giudici amministrativi di primo grado lo hanno respinto assieme al ricorso incidentale proposto dalla concorrente, e lo stesso hanno fatto nel luglio 2016 quelli di secondo grado del Consiglio di Stato, ritenendolo infondato.






