L’AQUILA – La Regione Abruzzo è talmente poco convinta del progetto di creare un secondo ospedale di secondo livello, con reparti e finanziamenti migliori, tra L’Aquila e Teramo, dopo il primo che sorgerà tra Chieti e Pescara, che addirittura sbaglia la delibera di Giunta, che viene approvata con un errore clamoroso senza che nessuno la rilegga.

Succede anche questo nella Regione “facile e veloce” di Luciano D’Alfonso e Giovanni Lolli.

Il governo regionale è tornato a occuparsi del capoluogo all’indomani delle proteste scoppiate nel capoluogo per un’altra delibera, la 271 del 23 maggio che sprinta sull’unione Chieti-Pescara.

Ieri per tutta risposta, visto che il centrosinistra aquilano teme di perderci le elezioni comunali su questa vicenda, la Giunta si è riunita e ha approvato una nuova delibera che si affretta a lanciare lo studio di fattibilità sulla realizzazione del presidio bis aquilano e teramano, di cui si parlava da mesi solo in modo vago.

Peccato che, però, la delibera parli invece in più punti di una fantomatica e irrealizzabile unione L’Aquila-Pescara.

Irrealizzabile soprattutto perché per poter sorgere dall’unione funzionale di più presìdi, un dipartimento di emergenza e accettazione (Dea) di secondo livello deve avere i due poli a distanza temporale ridottissima. Ci sono dubbi perfino sul percorso Chieti-Pescara, ci sono grossissimi dubbi sull’Aquila-Teramo, figurarsi L’Aquila-Pescara! Un’utopia.

E infatti non è quello il binomio: a oggi l’unico progetto concreto e avviato a conclusione è quello sulla costa. L’Aquila-Teramo è uno studio da fare nei prossimi mesi ma senza forte volontà politica il progetto non troverà mai concretezza, anche perché un ospedale di secondo livello per legge serve un numero di abitanti giusto simile all’intera popolazione abruzzese: istituirne un secondo è di per sé una forzatura e ci vorrà una fortissima spinta politica per riuscirci.

Ora, comunque, la frittata è fatta. La delibera, che è stata corretta a penna, andrà verosimilmente ritirata e approvata con modifiche. Una mancanza di attenzione e maldestria politica e tecnica che lasciano basiti.