GUARDIAGRELE – Un provvedimento per riconoscere l’ospedale Santissima Annunziata di Guardiagrele, in provincia di Chieti “presidio di area disagiata”. A rinnovare la sfida a nome di tutta l’agguerrita comunità locale, è ad AbruzzoWeb il sindaco Simone Dal Pozzo, Partito democratico, in vista del consiglio regionale dell’8 maggio, dove la richiesta sarà all’ordine del giorno, attraverso una risoluzione presentata però da Mauro Febbo del centrodestra.

Ennesima vertenza che esplode a seguito dell’applicazione del piano di riordino della rete ospedaliera imposta dal governo all’Abruzzo, in ossequio al famigerato decreto 70 del ministro uscente Beatrice Lorenzin,  pena il ritorno alla gestione commissariale.

“In questa battaglia la nostra comunità si è dimostrata più che mai unita – dice il sindaco Dal Pozzo -. Occorre necessariamente che il nostro ospedale venga riconosciuto presidio di zona disagiata, fondamentale per un bacino do 40 mila persone, per la salute di cittadini che non possono sentirsi di serie b”.

”Inutile dire che in caso di esito negativo  non ci arrenderemo. Conosciamo bene il quadro normativo nel quale ci muoviamo, ma vediamo e raccogliamo anche il disagio della popolazione e, per questo, ci auguriamo che si apra, soprattutto oggi che il commissariamento è chiuso, il necessario confronto con i tavoli ministeriali perché questa proposta diventi un fatto concreto”.

Del resto la soluzione è contenuta nello stesso decreto 70, che prevede l’opzione dei presidi di area disagiata, con 20 posti letto di medicina generale, con un proprio organico di medici ed infermieri; interventi di chirurgia di Day surgery,  pronto soccorso e, da un punto di vista organizzativo, l’esecuzione di indagini radiologiche e laboratoristiche. 

Stesso status riconoscito a febbraio ad Atessa, che così eviterà il progressivo smantellamento.

La risoluzione, presentata da Mauro Febbo di Forza Italia,  ha buone possibilità di passare, perché quasi certa è l’adesione del Movimento 5 stelle, e soprattutto perchè è stata sottoscritta anche da Mario Olivieri di Abruzzo Civico e Alessio Monaco di Regione Facile, esponenti di una maggioranza con i numeri sul filo del rasoio.

Potrebbe dunque trovare coronamento una battaglia durata anni, di cittadini ed associazioni che temono che il loro nosocomio diventi una sorta di poliambulatorio, che eppure serve decine di comuni nelle aree interne dove la già delicata situazione della viabilità diventa uno scoglio nei mesi invernali. Una questione che si ripercuote anche sui grandi ospedali di provincia, quello di chieti in primis, in sovraffollamento e con lunghe liste d’attesa.

Posizione ribadita con forza da cittadini e comitati lo scorso sabato 28 aprile, in una manifestazione davanti all’ospedale, organizzata dall’associazione Salute è diritto.

Dopo la sospensione dei ricoveri di medicina generale e geriatria, nell’ ospedale di Guardiagrele, ridimensionato ad ospedale di comunità,  è stato del resto chiuso anche il Pronto soccorso, trasformato in un punto di primo intervento, orientato al trattamento delle urgenze minori ed a una prima stabilizzazione del paziente ad alta complessità, che viene poi trasportato, con il 118, verso altri ospedali. 

È poi dotato di un punto di primo intervento a cui possono accedere, in particolare, le persone con disabilità dovute a una patologia cronico-degenerativa instabile o riacutizzata, oppure in fase di convalescenza post-acuta o post-chirurgica per eseguire terapie programmate con assistenza infermieristica, o che necessitano di riabilitazione in fase post-acuta, o ancora pazienti non autosufficienti o in condizioni di fragilità sociale che devono essere gestiti a medio o lungo termine.

Un nuovo modello di assistenza, è stato spiegato dall’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci, “più rispondente alle esigenze dell’utenza di riferimento, composta in gran parte da over 65”.  

Un taglio bello e buono di un servizio essenziale, ribattono sindaci e cittadini.

“Tali misure sono state adottate in applicazione del decreto Lorenzin, il 70 del 2015 – spiega il sindaco Dal Pozzo -. Ma la storia di questa ‘chiusura’ ha radici nel 2010 e 2011: per ripianare i debiti della sanità, l’allora governatore e commissario Gianni Chiodi, ha deciso di dare un taglio ai presidi ospedalieri minori, a cominciare dal nostro nosocomio”.

Una decisione contro cui si è verificata la levata di scudi da parte dei sindaci del comprensorio, con ricorsi anche da parte di quello di Guardiagrele, in cui si faceva notare, tra le altre cose, come la presenza dei piccoli ospedali incidesse in minima parte sulla spesa sanitaria.

“Con una delibera votata all’unanimità dal Consiglio comunale – continua Dal Pozzo -, a fine del 2015, abbiamo formulato un documento portato di recente all’attenzione della Regione. E a novembre 2017 ho inviato alla Regione una proposta di delibera per il riconoscimento di presidio di area disagiata. Continueremo ad insistere e a rinnovare questa richiesta. E voglio essere fiducioso”, conclude Dal Pozzo..