L’AQUILA – “Altro che fake news e sciacallaggio politico”, come ha definito il presidente della Regione Marco Marsilio gli attacchi subiti per la realizzazione del covid hospital di Pescara, e l’accordo con le case di cura private nell’emergenza coronavirus.
A rispondere per le rime al governatore di Fdi è Pierpaolo Pietrucci, consigliere regionale del Partito democratico, secondo il quale è “una scelta fatta a occhi chiusi” la realizzazione del presidio dal costo di 11 milioni di euro, i cui lavori sono partiti sabato scorso, affidati alla Omnia Servitia, della holding dell’imprenditore di Lanciano Antonio Colasante, risultata prima della procedura negoziata lampo, che provoca polemiche tra le ditte escluse. La struttura, che sarà ricavata direttamente nella palazzina ex Ivap di via Rigopiano, che dal quarto all’ottavo piano, prevede 181 posti per pazienti covid dei quali 40 di terapia intensiva, con primi posti disponibile tra due settimane, e con conclusione dei lavori tra 90 giorni.
E sempre per Pietrucci, molto discutibile è l’ordinanza 28 del presidente Marsilio dell’8 aprile che ha coinvolto le case di cura private nell’emergenza coronavirus, “si discosta dalla finalità del decreto Cura Italia”, “garantendo invece la soddisfazione di interessi privatistici”.
Per quanto riguarda l’ospedale Covid di Pescara, Pietrucci spiega: “Non siamo animati da pregiudizio, ma dalla ricerca di pratiche di buon senso, serietà amministrativa, valutazioni scientifiche, da una strategia che possa programmare il presente e il futuro. E’ ormai noto che la più efficace azione contro il Coronavirus sia la medicina territoriale, cioè la capacità di monitorare l’epidemia, di individuare tempestivamente i contagi in modo da isolarli e curarli prima della fase acuta che poi, allo stadio più grave, richiede il ricovero in terapia intensiva. Investire 11 milioni di euro per una struttura che sarà pronta fra 90 giorni, senza aver prima investito in dispositivi di protezione, mascherine per tutti, tamponi, laboratori di analisi, sostegno ai medici di famiglia, alle strutture di base, insomma senza aver rafforzato l’intero sistema pubblico sanitario in grado davvero di prevenire e ridurre l’epidemia, ecco, l’investimento esclusivo su Pescara ci sembra una scelta fatta a occhi chiusi”.
Sotto accusa poi l’ordinanza firmata l’8 aprile dal presidente Marsilio, che prevede “accordi di collaborazione” validi per due mesi, per poter trasferire i pazienti no covid dagli ospedali pubblici, da sottoporre anche a interventi chirurgici, per curare pazienti covid, ed anche per ospitare pazienti covid in ripresa dopo la fase acuta ma non dimissibili. Il tutto ovviamente remunerato, ma senza sforare il budget annuale previsto, anticipando però dell’80 per cento quello mensile.
Decisione duramente contestata dalle opposizioni del centrosinistra e del Movimento 5 stelle, e dal sindacato dei medici Anaao Abruzzo, tacciato come “un regalo ai privati”.
Accuse sdegnosamente respinte al mittente da Marsilio, che ha fatto notare che “l’ordinanza ha l’obiettivo di poter essere utilizzata nel momento in cui non dovessero essere sufficienti i posti letto di terapia intensiva nelle strutture pubbliche”, tanto che “nessun contratto è stato stipulato con operatori privati”, e in ogni caso “non ‘regala’ soldi ai privati in quanto non comporta alcun aumento di spesa per le casse regionali essendo esplicitamente previsto che non è consentito superare il tetto di spesa già assegnato”.
Pietrucci ribatte fa notare che il decreto legge 18 del 2020 “Cura Italia” non consente quanto poi disposto dall’ordinanza regionale.
“L’articolo 3, del decreto consente alle Regioni – spiega Pietrucci – ‘di stipulare contratti per l’acquisto di ulteriori prestazioni sanitarie, in deroga al limite di spesa di cui all’articolo 45, comma 1-ter, del decreto legge 26 ottobre 2019, n. 124, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 2019, n. 17, al fine di incrementare la dotazione dei posti letto in terapia intensiva e nelle unità operative di pneumologia e di malattie infettive, isolati e allestiti con la dotazione necessaria per il supporto ventilatorio.”
E ancora “al successivo comma 3, l’art. 3 recita: ‘Al fine di fronteggiare l’eccezionale carenza di personale medico e delle professioni sanitarie, in conseguenza dell’emergenza dovuta alla diffusione del COVID-19, in quanto ricoverato o in stato contumaciale a causa dell’infezione da COVID-19, le strutture private, accreditate e non, su richiesta delle regioni o delle province autonome di Trento e Bolzano o delle aziende sanitarie, mettono a disposizione il personale sanitario in servizio nonché i locali e le apparecchiature presenti nelle suddette strutture. Le attività rese dalle strutture private di cui al presente comma sono indennizzate ai sensi dell’art. 6, comma 4″.
Tutte le misure previste dal decreto insomma, “servono a fronteggiare l’emergenza sanitaria del malato Covid-19, senza che le Regioni possano attingere agli stanziamenti previsti per acquistare prestazioni sanitarie da privati per ragioni che esulino dalla necessità prevista dalla legge e già richiamate. Disciplina semplice e lineare, che fa ben capire come l’ordinanza del presidente della giunta abruzzese, e l’allegato accordo tipo, utilizzi uno schema di legge per realizzare finalità che esulano dalla ratio legis, che – ripetiamo – ha la finalità di realizzare un potenziamento delle reti di assistenza territoriale per la cura del malato Coivid-19 in fase acuta. Il provvedimento della Regione Abruzzo si discosta dalla finalità del DL, garantendo invece la soddisfazione di interessi privatistici”.
Inoltre “lo stanziamento previsto dalla tabella allegata all’art. 3 del decreto legge 18 che per l’Abruzzo ammonta a 3.507.387 euro, riguarda solo ed esclusivamente l’incremento dei posti letto in terapia intensiva e nelle unità di pneumologia e di malattie infettive, isolati e allestiti con la dotazione per il supporto ventilatorio. Niente che possa ricondursi all’ordinanza del Presidente della Regione”.
Nel decreto poi, “l’articolo 6, prevede un indennizzo in caso di requisizione. Ma stiamo parlando di una requisizione: cioè l’imprenditore viene privato della struttura, delle attrezzature e del personale che vengono gestite direttamente dalla pubblica amministrazione e per questo chiaramente e giustamente deve essere indennizzato.”






