L’AQUILA – “ll project financing per realizzare il nuovo policlinico di Chieti-Pescara è per noi una scelta obbligata, ed è la più conveniente, tenuto conto che lavoriamo a renderla sostenibile finanziariamente trattando sui margini dei privati”.
Torna a prendere posizione, l’assessore alla sanità Silvio Paolucci, sul project financing per la realizzazione delle nuovo ospedale di secondo livello, il top dei top nella sua classificazione del piano ospedaliero.
Lo fa a margine del Consiglio regionale, confermando anche che oramai l’uscita dal commissariamento della sanità della Regione Abruzzo è cosa fatta e si attende isolo la delibera del prossimo conslgio dei ministri utile.
Rivela poi che ancora non c’è una data fisata per la chiura del punto nascita di Sulmona (L’Aquila), che dovrebe seguire la sorte di quelli di Ortona (Chieti), Penne (Pescara) e Atri (Teramo)
Per quanto riguiarda la delicata partita del nuvo ospedale di Chieti la Regione intende seguire il modello della “finanza di progetto”, che prevede il coinvolgimento dei soggetti privati nella realizzazione, nella gestione e soprattutto nell’accollo totale o parziale dei costi di opere pubbliche, o opere di pubblica utilità, in vista di entrate economiche future con cui i privati si rifanno dell’investimento iniziale con un margine di profitto.
In questo caso protagonista è il raggruppamento di imprese costituto da Maltauro spa,Finanza e Progetti spa e A.B.C. Nocivelli spa, che si è impegnata a costruzione del nuovo Ospedale di Chieti, dotato di sono 437 posti letto più 61 di day ospital, investendo 278 milioni di euro: 143 milioni per la costruzione, 36,5 milioni per le spese tecniche e di progettazione, 22,2 milioni per “costi di proposta, sviluppo e assicurazioni”, più Iva ovviamente, interessi e costi finanziari connessi.
La cifra è poi scesa a 250 milioni.
Il privato come previsto dallo schema del project financing, si rifarà dell’investimento affittando alla Regione l’ospedale al costo di 11 milioni di euro l’anno per i prossimi trentanni, e guadagnando un margine con la gestione dei servizi di lavanderia, ristorazione, manutenzione del verde e delle sale operatorie.
La Asl Lanciano-Vasto-Chieti concluderà entro la fine di settembre l’istruttoria sulla nuova proposta dei privati, più volte rimodulata.
Pesa anche il parere legale negativo dagli avvocati Marco Cerritelli e Valentina Perrone dello studio legale associato McDermott Will&Emery, autori della super consulenza da 39 mila euro chiesta dalla Asl, secondo cui il nuovo Codice degli appalti preclude la possibilità di prevedere l’affidamento in concessione di servizi ulteriori e diversi rispetto a quelli strettamente connessi alla gestione dell’opera i cui lavori di costruzione sono oggetto del medesimo contratto di concessione, mettendo in discussione l’impianto stesso della proposta.
Paolucci invita però a non sparare cifre a caso, riferendosi in particolare a Mauro Febbo di Forza Italia, che brandendo i documenti a lui consegnati dal direttore della Asl teatina Pasquale Flacco, ha rivelato che “il costo complessivo, che comprende non solo il manufatto ma anche una serie di servizi come lavanderia vigilanza, macchinari, manutenzione e fornitura medicinali ecc… scende da 3 miliardi e 268 milioni 2 miliardi e 303 milioni di euro, con un ‘risparmio’ per la Regione di circa un miliardo di euro”. Insinuando insomma che sui costi dell’operazione le cifre sono assai ballerine, e poco chiare.
“In queste cifre – replica però Paolucci – vengono computate le spese per i servizi necessari al futuro ospedale nei prossimi trentanni, che comunque andranno garantiti anche senza project financing. E’ un approccio errato e che genera solo confusione, in realtà i margini di guadagno dei privati sono ancora tutti da definire, – assicura Paolucci – e non a caso ancora nulla è stato deliberato. Possiamo assicurare che stiamo lavorando per far si che questo investimento rappresenti un buon affare per la regione e i cittadini abruzzesi”.
E a chi osserva che per la Regione sarebbe conveniente effettuare direttamente l’investimento, realizzando un ospedale di sua proprietà, invece di impegnarsi a pagare un affitto da 11 milioni peri i prossimo trent’anni, Paolucci ricorda che “l’Abruzzo ha bisogno di un nuovo ospedale nell’area di Chieti Pescara, di secondo livello, e non ha nessun possibilità di accendere un mutuo di 250 milioni. Per questo concordo a pieno con il presidente D’Alfonso csul fatto che la via del project financing è ad oggi a più sensata”.
L’alternativa, conclude Paolucci “sarebbe quella di dirottare sul nuovo ospedale di Chieti Pescara i fondi governativi già stanziati per i nuovi ospedali di ospedali di Sulmona, Avezzano, Giulianova, Lanciano, Vasto e Penne, in totale 250 milioni. Ma questa ovviamente è un’ipotesi inverosimile”.
“Nessun ritardo, ma tutto secondo le tempistiche: il prossimo Consiglio dei ministri utile, anche quello di giovedi prossimo, essendo decorsi i 45 giorni dalla delibera di giunta del 26 luglio, potrà approvare la delibera di cessazione dello stato di commissariamento della sanità abruzzese”.
A confermarlo è sempre l’asseSsore Paolucci, che annuncia come prioritario a seguito della fine del commissariamento l’abbassamento del carico fiscale, aumentato proprio d’imperio per ridurre il deficit sanitario. In Abruzzo infatti l’addizionale regionale Irpef è all’1,73 per cento invece dell’1,23 per cento delle regioni non commissariate per i deficit dei conti della sanità.
Passaggio propedeutico all’attesa delibera del consiglio dei ministri sarà il parere del 26 luglio da parte della Conferenza Stato Regioni convocato giovedi 15 settembre alle ore 15 a Roma , in via della Stamperia a Roma, sulla delibera di giunta regionale del 26 luglio, con cui è stata adottato il Piano di riqualificazione del Sistema Sanitario Abruzzese 2016-2018, già approvato con Decreto Commissariale 55 del 10 giugno, il primo adempimento della prevista procedura che porterà all’uscita dal commissariamento del sistema sanitario abruzzese.
A quel punto il Consiglio dei ministri, in teoria anche il giorno stesso, potrà decretare la fine del commissariamento. L’atteso epilogo di un percorso cominciato nel marzo 2007, a partire da 4 miliardi di euro di debito, e passato da tre Giunte regionali, due di centrosinistra (Del Turco e D’Alfonso) e una in mezzo di centrodestra (Chiodi), infinite polemiche e inchieste giudiziarie anche clamorose.
“La conseguenza – spiega – sarà la riconquista dell’ente Regione di ampi margini di autonomia sulla programmazione sanitaria. E la priorità per noi è la possibilità di abbassare la tassazione, tenuto conto che non è stata toccata al rialzo in questi due anni, ma non sarà una sfida banale, ricordiamo infatti che i trasferimenti dello Stato per la spesa sanitaria a livello regionale sono diminuiti, e dovrà essere necessario ovviamente quadrare comunque i conti”.
Una cosa è certa, aggiunge Paolucci, con l’uscita dal commissariamento “si alzerà l’asticella della sfida, ognuno in consiglio regionale dovrà tener conto di un carico di responsabilità maggiore, non si potranno più delegare le scelte anche difficili in materia sanitaria ad un commissario”.
Infine Paolucci replica all’opposizione che continua a chiedere che venga rispettato l’ordine del giorno sulla sanità approvato a luglio in cui la maggioranza di centrosinistra è andata sotto, e che chiedeva di ritirare e modificare profondamente il Piano di riqualificazione del sistema sanitario abruzzese 2016-2018.
” Diciamolo chiaramente – sbotta Paolucci – di ordini del giorno se fanno tanti, dal parlamento nazionale a quelli regionali, ma non c’è affatto il vincolo per l’esecutivo di rispettarli. Noi ci assumiamo la responsabilità di andare avanti e la verità è che se fosse stato per le opposizioni non saremmo mai usciti dal commissariamento, hanno solo fatto bagarre e demagogia, rischiando di farci perdere credibilità”.





