CHIETI – “Bisogna dare a questo Paese una maggioranza”: lo ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, a Chieti a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico 2017/2018 dell’Università “Gabriele d’Annunzio”, rispondendo ai cronisti che gli chiedevano un commento all’ipotesi avanzata da Berlusconi di una proroga del governo Gentiloni.

“Credo che le nuove generazioni siano fondamentali per il riscatto del Paese”, ha aggiunto, inviando poi ai giovani “un messaggio di incoraggiamento, di vicinanza, di sostegno. In una realtà come quella abruzzese i giovani possono fare la differenza”.

Il guardasigilli ha anche partecipato all’inaugurazione del tribunale di Chieti dopo i lavori di risanamento antisismico a cui è stato sottoposto lo storico palazzo.

“No, non credo si tratti di un’offerta di Nazareno Bis. Piuttosto Berlusconi cerca di distogliere l’attenzione da un’alleanza imbarazzante con Salvini”, ha detto Orlando riferendosi alle offerte di Berlusconi di proseguire con un Gentiloni bis.

Il presidente del Tribunale di Chieti, Geremia Spiniello, ha accolto il ministro nell’aula di Corte d’Assise del Tribunale, la stessa che nel 1926 ospitò il processo agli assassini di Giacomo Matteotti.

Orlando si è soffermato sul valore di questa rievocazione e sulla nuova intitolazione di alcune aule del Tribunale a Pasquale Galliano Magno, che fu difensore in quel processo della vedova di Matteotti, nonché sindaco socialista di Orsogna (Chieti).

“Questa è una testimonianza storica di grande importanza che dobbiamo coltivare” ha sottolineato il ministro.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al figlio e alla nuora di Galliano Magno un telegramma nel quale omaggia la figura di Galliano Magno affermando che “Giustizia, democrazia e libertà sono gli ideali che ne hanno guidato l’azione nelle aule giudiziarie, dove ha contribuito a garantire l’applicazione del diritto senza mai venire meno alla sua indipendenza e alla sua onestà intellettuale. Proprio queste qualità gli hanno consentito nel processo del delitto Matteotti di assistere la vedova, Velia Titta, nella piena consapevolezza delle conseguenze che tale scelta avrebbe comportato la coraggiosa fermezza nei suoi ideali”.