LANCIANO – Fissato al 13 gennaio 2016 l’avvio del processo per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro in un’azienda di Roccascalegna (Chieti) nell’ambito dell’inchiesta che lo scorso 19 marzo ha portato all’arresto dell’imprenditore Roberto Sandionigi, 57 anni, residente a Pescara, e dell’intermediario romeno Gheorghe Barbulescu (58), residente nel Teramano, ritenuto il reclutatore della manodopera straniera da sfruttare.
La fabbrica è stata successivamente sequestrata.
Secondo quanto ricostruito nell’inchiesta, coordinata dal procuratore Francesco Menditto, numerosi operai dell’azienda, specializzata nella saldatura di metalli, venivano picchiati, minacciati con una pistola, sfruttati sul lavoro e non pagati, ridotti in pratica alla fame.
A giudizio, per concorso di reato, anche Eduardo Liberatore, (51), residente a Castel di Sangro (L’Aquila), in veste di amministratore e datore di lavoro formale, Daniele Di Giuseppe (45) di Casoli (Chieti), capo operaio, e Luciano D’Agostino (51) ugualmente accusato di minacciare i lavoratori, all’epoca solo denunciati.
Nell’inchiesta la polizia di Lanciano ha sequestrato anche documenti d’identità risultati sottratti agli operai, lettere di licenziamento pre-firmate, una falsa tessera della polizia romena.
L’azienda è risultata malsana e irrespirabile per fumo e polveri.
Quanto alle buste paga erano formalmente regolari, fino a 1.100 euro, per 6 euro l’ora, ma in tasca agli operai, il 40% dei quali in nero, non finiva nulla.
A loro venivano invece detratti 500 euro mensili per il posto letto.






