AVEZZANO – L’accusa è omicidio volontario. Per questo Pietro Catalano, già fermato ieri sera dalle forze di polizia, è stato formalmente arrestato e condotto in carcere ad Avezzano (L’Aquila). 

A inchiodare l’assassino di Marco Callegari, freddato ieri sera in località Piccola Svizzera a Tagliacozzo (L’Aquila), sono state le testimonianze: tre i colpi di pistola sparati da Catalano: il primo colpo, per intimidire, ha sfiorato i piedi della vittima, il secondo lo ha raggiunto al ventre ed il terzo, che lo ha colpito al cuore, è stato esploso in atto di esecuzione. 

La descrizione della scena del delitto è stata fatta ieri sera nel corso di un lungo interrogatorio, da un testimone, indagato per rissa e difeso dall’avvocato Luca Motta, che ha partecipato a tutte le fasi del sanguinoso fatto. In ragione di questa testimonianza il pubblico ministero Vincenzo Barbieri, che conduce l’indagine sull’omicidio, ha quindi ordinato l’arresto di Catalano. 

Nel corso dell’interrogatorio il testimone chiave ha anche mimato le fasi del delitto spiegando che il colpo che ha ucciso Callegari è stato sparato da Catalano dopo che la vittima gli aveva sferrato una martellata in testa. Intanto, proseguono le ricerche dell’arma del delitto, dato che Catalano, dopo aver negato di essere l’autore dell’omicidio, si è ora chiuso in un ermetico mutismo .