PESCARA – La prova appare evidente: la procura della Repubblica non ha dubbi e per questo chiederà il rito immediato per i cinque imputati per l’omicidio dell’ultrà del Pescara Calcio Domenico Rigante e per il tentato omicidio del fratello gemello Antonio.

Se il giudice accoglierà la richiesta, senza passare per l’udienza preliminare, quindi, alla sbarra ci saranno Massimo Ciarelli, principale accusato che avrebbe sparato il colpo mortale; con lui i tre cugini, Antonio e Angelo (gemelli) e Luigi Ciarelli, e il nipote Domenico Ciarelli.

Il delitto è avvenuto il 1° maggio scorso e ha provocato fenomeni di forte tensione sociale nella città adriatica, sfociati addirittura in manifestazioni di piazza contro l’etnia rom.

Tutto era nato da un’aggressione in centro ai danni di Massimo Ciarelli subìta da Antonio Rigante. Dopo quell’episodio, la decisione della vendetta che è sfociata nel sangue.

Il commando di cinque persone ha fatto irruzione poco dopo le 21 in un’abitazione dove si trovava Rigante con alcuni ultrà del club biancazzurro.

Ciarelli cercava il bersaglio designato Antonio, che da quanto si è appreso si era nascosto sotto un letto, e ha invece freddato il gemello Domenico, non notando la differenza.

Un omicidio che, per gli inquirenti, è stato premeditato.

Lo stesso giorno del funerale della vittima il sospettato numero uno si è consegnato alla polizia. Gli altri quattro, invece, sono stati fermati qualche giorno più tardi.