PESCARA – È durata circa due ore l’ arringa dell’avvocato Franco Metta, difensore, insieme a Carlo Taormina, di Massimo Ciarelli, fra i principali imputati nel processo relativo all’omicidio di Domenico Rigante, il 24enne tifoso, ucciso con un colpo di pistola il primo maggio 2012 nel capoluogo Adriatico.
Nel suo intervento, Metta ha sottolineato che “non c’è stata premeditazione” e che si è trattato di un omicidio preterintenzionale. “In base alle risultanze della prova scientifica in particolare – ha spiegato l’avvocato – risulta che non ci fosse la volontà da parte di Ciarelli di provocare la morte di Rigante, bensì soltanto di procurargli delle lesioni”.
“Parliamo – ha proseguito – del colpo di pistola, dell’altezza dalla quale è stato sparato, della distanza dalla quale è stato sparato. Parliamo del fatto che, se io ho intenzione di ammazzare una persona, innanzitutto reitero i colpi e poi li indirizzo verso una parte vitale. Non si è mai sentito che il sopra gluteo sia una parte vitale”.
Rigante, per Metta, “era alla mercé del suo aggressore. Se l’aggressore avesse voluto provocare la morte – ha fatto presente – non solo avrebbe esploso più colpi di pistola, ma avrebbe mirato al tronco o al capo. Questo fa di un omicidio premeditato volontario contestato dal pm, a mio parere, un omicidio preterintenzionale”.
Per Massimo Ciarelli, al termine della sua requisitoria, il pm Salvatore Campochiaro aveva chiesto l’ergastolo. Per gli altri imputati pene dai 16 ai 18 anni di reclusione.
TAORMINA: “FU OMICIDIO PRETERINTENZIONALE”
Ho chiesto l’applicazione dell’ipotesi dell’omicidio preterintenzionale senza premeditazione e con la concessione dell’attenuante della provocazione”.
Così l’avvocato Carlo Taormina, difensore di Massimo Ciarelli, al termine della sua arringa nel processo relativo all’omicidio di Domenico Rigante.
L’intervento di Taormina è durato circa due ore. L’avvocato ha spiegato tecnicamente che “si è trattato di un solo colpo di arma da fuoco esploso in una parte non vitale, non seguito da altri e quindi non in grado dal punto di vista di chi spara di poter prevedere la morte. La lesione – ha detto – sì, ma la morte no”.
IL GIUDICE IN CAMERA DI CONSIGLIO, SENTENZA IN SERATA
Dopo quasi 6 ore di udienza, il gup del Tribunale di Pescara, Gianluca Sarandrea, si è ritirato in camera di Consiglio per la decisione relativa all’omicidio di Domenico Rigante, il 24enne tifoso, ucciso con un colpo di pistola il primo maggio 2012 nella città adriatica.
La sentenza è prevista in serata. Per la vicenda sono imputati cinque rom della famiglia Ciarelli, accusati di omicidio volontario premeditato e porto abusivo d’arma.





