L’AQUILA – “Si apre un processo d’Appello all’insegna della richiesta forte alla corte di un processo sereno ed equilibrato, senza deriva emotiva”: lo ha detto il legale di Parolisi Nicodemo Gentile impegnato all’Aquila nella prima udienza del processo d’appello nei confronti dell’ex caporalmaggiore dell’Esercito salvatore Parolisi ritenuto colpevole dell’omicidio della moglie, Melania Rea, avvenuto il 18 aprile 2011.

“Chiediamo una discussione pacata, di tutti gli elementi attraverso una rivisitazione di tutti i passaggi, le testimonianze, le perizie, le consulenze, perché, sinceramente l’approccio del primo giudice è stato emotivo”.

Il legale della famiglia Rea Mauro Gionni ha invece ribattuto che “ascoltiamo l’inizio del lavori, ci sarà una relazione poi l’intervento della Procura Generale. Si tratta di vedere se tutto si farà oggi o come plausibile, più ragionevolmente in qualche altro giorno della settimana o della prossima”.

“Ma credo non ci saranno sorprese – ha continuato – perché da un rito abbreviato sono state avanzate richieste di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale. Queste cose sono nella disponibilità dei giudici come lo erano in primo grado. Quindi l’ufficio può farle, quindi sono cose già discusse e non credo saranno accolte.

Parolisi indossa jeans e giubbotto nero su camicia a righe rosse, secondo quanto appreso nei corridoi del Tribunale dell’Aquila.

Il caporalmaggiore apparirebbe dimagrito rispetto a undici mesi fa, quando, il 26 ottobre 2012, nell’aula del Tribunale di Teramo, fu letta in primo grado la sentenza di condanna all’ergastolo per l’omicidio della moglie Melania Rea.

RELAZIONE GIUDICE IN CORSO: POI TOCCA ALLA DIFESA

È ancora in corso la relazione di uno dei giudici del collegio giudicante nella prima udienza del processo d’appello al caporalmaggiore Salvatore Parolisi, condannato in primo grado all’ergastolo con l’accusa di aver ucciso la moglie Melania Rea il 18 aprile 2011 nel boschetto di Civitella.

La relazione è tesa a informare sulla situazione del processo. Poi sarà battaglia: la difesa ha già annunciato che presenterà istanze preliminari e richieste di inserimento di nuove perizie, possibilità che viene data anche alla Procura e alla parte civile, che però non vi farà ricorso.

L’accoglimento viene considerato un fatto eccezionale, perché si tratta di un processo “chiuso”, essendosi svolto in primo grado con rito abbreviato. Comunque, sarà la Corte a riunirsi in camera di consiglio a decidere.

Se le istanze della difesa, che probabilmente riguarderanno nuove perizie su due macchie di sangue – una nel boschetto e una sul corpo di Melania – dovessero essere respinte, si andrebbe avanti velocemente, con la sentenza che potrebbe arrivare già nell’udienza di lunedì 30, dopo quella fissata venerdì prossimo. In quel caso, ci sarebbero nell’ordine le repliche di Procura generale, parte civile e difesa. Alla fine di questi interventi Parolisi potrebbe rilasciare una dichiarazione spontanea.

“Abbiamo affrontato un processo in primo grado nel quale l’accusa ha portato una ricostruzione dei fatti, un movente che, grazie anche all’attività istruttoria fatta dal giudice e proposta dalla difesa, è stato totalmente respinto dal giudice – ha spiegato l’avvocato Biscotti, uno dei legali di Parolisi -. Lo stesso ha poi fatto una propria ricostruzione. Oggi ci troveremo a contrastare punto per punto quella che è stata la ricostruzione del giudice, proprio per dimostrare, così come abbiamo fatto in primo grado, l’infondatezza dell’ipotesi accusatoria. Riga per riga dimostreremo come la ricostruzione fatta dal giudice è fantasiosa e non aderente ai fatti e ai dati emersi durante il processo”

IL FRATELLO DI MELANIA: “VOLEVAMO UN COLPEVOLE, E’ LUI”

Al processo d’Appello è presente anche Michele Rea, fratello di Melania, il quale come molte altre volte ha ribadito: “Vogliamo la verità, la giustizia, in primo grado tutto questo è arrivato ma non perché cercassimo un colpevole qualunque, volevamo il colpevole ed è stato trovato in Salvatore Parolisi”.

Michele ha poi chiuso dicendo che “le indagini hanno portato a lui, le alternative sono state battute e si ritorna a lui. Ci aspettiamo la stessa condanna anche in secondo grado”.

NUOVE PERIZIE PER SCAGIONARE PAROLISI

Puntano sull’esito di nuove perizie, ma soprattutto su un’incongruenza che vedono tra le accuse del pubblico ministero e le motivazioni della condanna all’ergastolo, i legali di Parolisi.

L’udienza si tiene a porte chiuse, dopo che dieci giorni fa il presidente della Corte d’Assise d’Appello, Luigi Catelli, ha respinto la richiesta di processo pubblico inviatagli dallo stesso Parolisi.

In aula è presente il caporalmaggiore, all’esterno del tribunale aquilano c’è un notevole schiaramento di forze dell’ordine.

Gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile rivolgeranno una sollecitazione al giudice, e alla Corte d’Assise chiedono “un’analisi disincantata, saggia e moderata dei fatti”.

Pochi giorni fa hanno presentato un’ulteriore memoria difensiva nella quale chiedono nuove perizie, una prima riguardante due impronte trovate sulle assi del Chiosco della pineta a Ripe di Civitella poco distanti dal corpo di Melania.

Una seconda richiesta di perizia è relativa a segni prodotti da un oggetto insanguinato sulle gambe della donna.

Detenuto nel carcere teramano di Castrogno, Parolisi, che fino a oggi non ha mai parlato dinanzi ai giudici e ai pm teramani Greta Aloisi e Davide Rosati dopo i primissimi interrogatori, sostiene che contro di lui sono state dette cose non vere e con un processo pubblico avrebbe voluto “permettere alla gente di capire tante cose”.

Gli dà manforte la sorella Francesca, che dalle telecamere de La vita in diretta dice: “Sono convinta che mio fratello sia innocente. Dimostrino il contrario portando delle prove fondate e ci ricrederemo. Ma non potranno farlo, perché le prove contro di lui non ci sono. Semplicemente perché non è lui l’assassino di Melania”.

Il 26 ottobre 2012, nel processo con rito abbreviato a Teramo svoltosi secondo procedura a porte chiuse, il soldato napoletano, in servizio ad Ascoli Piceno, fu condannato all’ergastolo dal gup Marina Tommolini che lo ha ritenuto colpevole di aver ucciso la moglie con 35 coltellate nel boschetto di Ripe a Civitella del Tronto (Teramo), ma su basi che secondo i difensori di Parolisi sarebbero diverse da quelle elencate dall’accusa.

“Il giudice Tommolini – dichiararono a marzo i due avvocati al momento di depositare il ricorso contro la sentenza – non prende in considerazione molti elementi tra i quali la prova scientifica. Abbiamo assistito a un processo giusto nella forma, ma non nel merito, perché è stato violato uno dei principi fondamentali, il ragionevole dubbio”.

Nei giorni scorsi nuovi particolari sulla vicenda sono emersi dalla trasmissione Quarto Grado, in onda su Rete 4.

“Forse Salvatore sa qualcosa, ma non parla” perché minacciato, ha detto Rocco Parolisi, fratello di Salvatore, in un’intervista telefonica.

E nella stessa trasmissione l’avvocato Gentile parla di un “buco nero” in merito all’identità della persona che segnalò al telefono di aver trovato il corpo senza vita di Melania.

“Dispiace che in un fazzoletto di terra come Teramo e i paesini che lo circondano, la Procura non sia riuscita a scoprirlo”.

Domani nel collegio giudicante accanto a Catelli ci saranno l’altro giudice togato Armanda Servino e la giuria popolare.

Le prossime udienze sono state fissate al 27 e 30 settembre. La sentenza è attesa nel corso del mese di ottobre.