PENNE – Rinviato a giudizio Mirko Giancaterino, 37 anni, accusato di omicidio volontario con l’aggravante della crudeltà e di incendio doloso finalizzato all’occultamento delle tracce, per la morte dell’ex maresciallo dell’Aeronautica Gabriele Giammarino, avvenuta il 13 settembre scorso, nell’abitazione della vittima in via Bernardo Castiglione a Penne (Pescara).
Giammarino venne picchiato e accoltellato, poco prima che fosse appiccato un incendio sulla scena del crimine. La vittima sarebbe poi morta per “arresto cardio respiratorio da insufficienza respiratoria per inalazione di fuliggine a elevata temperatura”.
La decisione del gup del tribunale di Pescara Gianluca Sarandrea, che ha disposto il giudizio davanti alla Corte d’Assise di Chieti per il prossimo 10 ottobre, é arrivata nel tardo pomeriggio di oggi, dopo che questa mattina il pm Mirvana Di Serio aveva presentato la richiesta di rinvio a giudizio, alla quale si era associato anche l’avvocato di parte civile Federico Squartecchia, in rappresentanza della sorella della vittima Pasqualina Giammarino e i due nipoti dell’ex maresciallo.
Le parti offese, rappresentate dall’avvocato Federico Squartecchia, sono la sorella Sempre oggi, nel corso del dibattimento, il giudice aveva respinto le due richieste di incidente probatorio avanzate dall’avvocato dell’imputato Melania Navelli: la prima per verificare la capacità di intendere e di volere di Giancaterino al momento del fatto; la seconda per effettuare l’esperimento giudiziale, al fine di ricostruire la dinamica dell’omicidio e in particolare di accertare la direzione degli schizzi di sangue.
Secondo l’accusa Giancaterino, che ha problemi di tossicodipendenza e quel giorno aveva assunto cocaina e altre sostanze, avrebbe infierito lungamente sull’anziano, colpendolo a più riprese con dei pugni e sferrandogli 26 coltellate: 23 al volto e alla testa e 3 agli arti superiori.
Ad inchiodare Giancaterino – sempre a giudizio dell’accusa – sarebbero sia le tracce di sangue rinvenute sulle scarpe e sui pantaloni del presunto assassino e sia i video registrati dalla telecamera di sorveglianza di una tabaccheria che si trova nelle vicinanze dell’abitazione della vittima. Il presunto omicida era stato filmato alle 6.42, mentre entrava nel vicolo che conduce a casa di Giammarino e alle 7.18, mentre si allontanava in senso inverso lungo lo stesso percorso. Il movente – secondo Di Serio – sarebbe da rintracciare nella volontà dell’omicida di appropriarsi dei soldi della vittima.
“Le tracce del dna, che nel caso dei pantaloni sono peraltro compatibili solo al 50 per cento, non rappresentano neanche dei gravi indizi di colpevolezza”, ha detto l’avvocato Navelli.
“Mancano sia la ricostruzione della dinamica del delitto che il movente – ha proseguito il legale -. Anche la testimonianza di una vicina di casa della vittima, che ha riconosciuto solo a posteriori Giancaterino e ha detto di averlo visto solo di profilo, risulta inattendibile, in quanto le immagini carpite dalle telecamere di sorveglianza non sono chiare e la persona ripresa in video aveva il volto coperto da un cappello”.






