L’AQUILA – Da cique anni che non accadeva un omicidio all’Aquila.

Il 2007 fu l’estate dei delitti, con due uccisioni nel giro di una settimana, prima un accoltellamento per motivi passionali, poi un’esecuzione a fucilate.

E prima di allora, l’ultimo assassinio in città c’era stato addirittura nel 1993.

IL DELITTO DELLA PELLE

Nella notte tra il 17 e il 18 maggio 2007, Enrico Curatella, 28 anni, con piccoli precedenti penali, uccise a coltellate con una lama di 12 centimetri il rivale in amore, Andrea Della Pelle, 32 all’epoca dei fatti, a piazza San Pio X, nel quartiere Torrione.

Curatella cercò di parlare e importunò la ex ragazza di Della Pelle, che si trovava nel bar con una comitiva di amici. E il tentativo della vittima di allontanare l’ex scatenò la sua ira e l’aggressione mortale.

Il giovane fu condannato in primo grado a 14 anni di reclusione per omicidio premeditato, pena confermata in Corte d’Assise d’Appello.

L’OMICIDIO-SUICIDIO

Appena una settimana dopo, il 25 maggio,  Luigi Narcisi, 71 anni, con un fucile da caccia e uccise prima la convivente sordomuta, Nella Graziosi, poi la figlia della donna, Roberta Colaiuda, di 24, e infine si suicidò con la stessa arma.

Sia l’appartamento della giovane all’Aquila, nel quartiere Pettino, sia quello della donna, dove era il secondo cadavere, a Scai di Amarice (Rieti), erano saturi di gas. Il patrigno uccise la compagna nella propria casa.

Poi andò ad attendere la ragazza all’imbocco della salita che conduceva alla sua abitazione, via del Castelvecchio, e la freddò con due colpi.

Dopo il delitto, l’uomo, guidò un paio di chilometri fino a raggiungere la frazione di Cansatessa, dove diede fuoco alla propria auto, una Suzuki Vitara, e si tolse la vita con la stessa arma.

IL PRECEDENTE DEL 1993

Prima di allora, l’ultimo fatto efferato c’era stato il 7 luglio 1993, intorno a mezzogiorno.

All’interno del ristorante “Al Casale”, nella frazione di Gignano, uno dei titolari Luigi D’Alfonso, 69 anni all’epoca, esplose due colpi di fucile con una carabina calibro 22, ferendo a morte il nipote, Livio Parisse, di 31 anni.

Poi, dopo avere scritto un biglietto nel quale chiedeva perdono per il suo gesto, si uccise.