L’AQUILA – Arriva in Abruzzo il “codice rosa”, un percorso di accoglienza prioritaria al pronto soccorso, studiato per chi subisce violenza sessuale o domestica, pensato per persone che possono trovarsi in una situazione di debolezza e fragilità.

L’Abruzzo è la seconda regione in Italia che approva una norma del genere, dopo il Piemonte, tenuto conto che però in Toscana il codice rosa è in sperimentazione dal 2009.

A introdurre in Abruzzo il percorso del codice rosa, è il progetto di legge approvato lunedì scorso in Consiglio regionale a firma Leandro Bracco, consigliere ex grillino, ora nel gruppo misto.

Significativo a tal proposito il fatto che i suoi ex colleghi pentastellati la legge non l’hanno votata, a differenza e di tutti i consiglieri del centrosinistra e dell’opposizione di centro destra. I quattro consiglieri M5s si sono infatti, Sara Marcozzi invece era assente.

“Il codice rosa – spiega Bracco – è una grande vittoria dell’Abruzzo intero, e sono contento il Consiglio regionale abbia approvato questa norma, mostrando grande maturità. Le donne, e tutte le persone, anche uomini, che subiscono violenza, andando al pronto soccorso, avranno ora la garanzia della totale presa in carico, e della riservatezza, perché l’attivazione del codice rosa sarà noto solo agli operatori sanitari. D’ora in avanti non ci si limiterà a medicare la persona, ma si garantirà l’assistenza psicologica, e si attiverà direttamente in pronto soccorso un iter che può anche portare alla querela dell’autore della violenza e poi all’assistenza dei centri anti-violenza della vittima”.

L’importanza di questa legge è confermata anche dai drammatici numeri delle violenze di cui sono vittime le donne in Italia. Uccise da mariti, fidanzati, spasimanti, ma anche vittime di rapinatori o di uomini semplicemente violenti, anche per motivi futili.

Una carneficina che potrebbe essere in parte evitata se le donne vittime avessero trovato il coraggio e l’assistenza per denunciare per tempo le violenze e le vessazioni, che la per la metà dei casi si verificano dentro le mura domestiche, per mano di mariti e fidanzati.

Nel 2016 le donne uccise sono già 47, nel 2015 sono state 116, nel 2014 e nel 2013 e si arrivati a quota 128, nel 2012 a 126.

E i femminicidi non sono che la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più vasto. Gli ultimi dati resi noti dall’Istat parlano di circa 7 milioni di donne rimaste vittima di violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita, ovvero il 31,4 per cento della popolazione femminile italiana.  

In Abruzzo circa 315 donne nelle province di Pescara e Teramo hanno trovato la forza di segnalare i maltrattamenti e le forme di stalking ricevute, come segnalato da associazioni operanti nel territorio che si occupano di questa problematica.

Va però ricordato anche che un emendamento alla Legge di stabilità, a firma dalla deputata del Pd Fabrizia Giuliani, voleva far diventare il codice rosa una legge dello stato.

Un’iniziativa che ha suscitato le proteste di molte associazioni tra cui Donne in Rete contro la violenza (Dire), Be Free, Telefono Rosa e altre che hanno lanciato un appello per evitarene l’approvazione. In quanto si è sostenuto, “affronta la violenza in chiave poliziesca e repressiva nei confronti degli aggressori, tralasciando l’aspetto sociale e difensivo verso le donne e tagliando fuori i centri antiviolenza, che non vengono adeguatamente coinvolti in questo percorso di pronto soccorso” e che “le donne che hanno appena subito violenza non pensano affatto a denunciare, ma a proteggere se stesse e i figli e spesso sperano di salvare ancora la relazione con l’abusante. E, soprattutto, ci vuole un rigoroso follow up, proprio quello che l’emendamento non prevede e che può salvare la vita delle donne. Non dimentichiamoci che alcune di quelle che hanno denunciato, talvolta purtroppo sono state uccise”.

La legge approvata dal Consiglio regionale abruzzese, tiene però a sottolineare Bracco, tiene conto di queste critiche e le supera.

La legge si compone di 11 articoli: per prima cosa si specifica che i destinatari della norma sono “i soggetti che necessitano di essere tutelati durante un ricovero in pronto soccorso a causa di evidenti o presunte violenze domestiche o sessuali”.

Il codice rosa viene assegnato dal personale medico preposto a riconoscere segnali non sempre evidenti di una violenza subìta, e viene istituito in ogni pronto soccorso attivo, in tutti i giorni dell’anno e a qualsiasi ora del giorno e della notte.

Le Asl dovranno poi individuare ed eventualmente formare personale specializzato e preparato ad accogliere ed assistere le persone con codice rosa.

Dovranno avere cioè le competenze per individuare subito le pazienti che hanno subìto violenza. Ma non solo: nella legge si specifica che dovranno riconoscere “il valore della persona che ha subìto violenza in ogni momento del percorso diagnostico, terapeutico e riabilitativo”, “costruire un rapporto di fiducia con la persona che ha subìto violenza instaurando diversi colloqui con la stessa”, “approfondire le cause delle lesioni e dei disturbi psicologici e informare, con molta cautela, la persona in merito agli interventi da attuare”.

Nelle prime 48 ore dalla presentazione in pronto soccorso sono tenuti a raccogliere dati utili per eventuali procedure legali.

Alla persona che ha subito violenza la Asl deve garantire anche l’assistenza più prettamente psicologica, e al termine del percorso sanitario, il medico curante, il personale socio-sanitario e lo psicologo propongono alla persona di prendere contatto con un centro anti-violenza o con il servizio sociale presente sul territorio.

L’attivazione del codice rosa, è scritto poi nella legge “si basa su interventi condivisi attuati mediante la stipula di protocolli d’intesa fra i soggetti coinvolti per l’istituzione di gruppi interforze composti dai rappresentanti delle aziende sanitarie, dalle Procure, dalle Forze dell’ordine, dalle strutture e dai soggetti preposti alla tutela delle vittime di violenza”. Protocollo da sottoscrivere entro sei mesi dall’approvazione della legge, cioè entro dicembre 2016.

La Regione Abruzzo poi il 25 novembre di ogni anno in cui ricorre la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, si impegna attraverso le aziende sanitarie locali, a svolgere una campagna di sensibilizzazione all’interno di scuole e amministrazioni pubbliche, attraverso risorse strumentali e personale già esistenti.

La legge, si specifica, non comporta oneri di spesa. “All’attuazione della presente legge – è scritto nella norma – si provvede con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio regionale”.

La sezione regionale della Corte dei Conti, ha però obiettato che alcune leggi regionali approvate nel 2015 in realtà non sono a costo zero come dichiarato.

Non sarà questo il caso, assicura ad Abruzzoweb Bracco.

“In commissione bilancio – spiega il consigliere – i miei colleghi hanno cercato il pelo nell’uovo, sul tema della copertura, ma il Dipartimento sanità della Regione, nella relazione tecnica a firma del dirigente Lorenzo Pingiotti, che lavora al Settore emergenza urgenza, e che dunque consce la materia molto bene, si dimostra che questa legge sarà davvero a costo zero, perchè tutte le azioni previste potranno essere svolte con le risorse economiche e di personale già a disposizione delle quattro Asl abruzzesi”. Filippo Tronca