L’AQUILA – “Ora il 70% degli italiani guarda con favore a Mario Draghi. Qui non si tratta di stabilire chi ha vinto e chi ha perso. Va però riconosciuto che da una iniziativa politico-parlamentare di Italia viva e di Matteo Renzi siamo riusciti ad arrivare al migliore presidente del consiglio immaginabile, come riconosciuto in tutta Europa e in tutto il mondo”
Così Camillo D’Alessandro, ex consigliere regionale abruzzese del Pd e ora deputato di Italia viva, difende nell’intervista streaming ad Abruzzoweb la bontà dello strappo del suo partito che ha causato la caduta del secondo governo di Giuseppe Conte, e ha di fatto aperto la strada al governo in via di costituzione guidato dall’ex presidente della Banca centrale europea.
Primo pensiero di D’Alessandro va però la scomparsa dell’ex presidente del Senato, Franco Marini, “un punto di riferimento per tutti indipendentemente dalle appartenenze politiche. Lo era anche per quella componente coraggiosa che dopo la fine della Democrazia cristiana non ha scelto di stare con Berlusconi o con Fini, ma con il centro-sinistra, dando vita ad un pezzo nuovo della storia del nostro Paese. Facendo nascere assieme a Mattarella e Jervolino il Partito popolare italiano prima, la Margherita successivamente e infine il Partito democratico”.
Tornando dunque alla crisi politica e al nascente governo Draghi: “se non avessi condiviso le scelte di Renzi, sarei uscito da Italia viva. C’è stato un dibattito interno, certo, io ero per l’astensione, e non per la sfiducia immediata al governo Conte. Ma il punto vero e condiviso è che al Paese abbiamo detto: siamo dentro una guerra che ha fatto oltre 80.000 morti da marzo e il governo non è in grado di prendere decisioni, diviso profondamente sui temi e sui contenuti fondamentali, incapace di trovare la giusta quadra soprattutto sul Recovery plan che è stato bocciato da tutti e, notizia di oggi, anche dalla Banca d’Italia. Occorreva voltare pagina”.
Ora invece anche grazie a Renzi, chiude il ragionamento D’Alessandro, si è arrivati al governo Draghi, che “non è un tecnico, ma un politico tra i politici, che nella sua ultima esperienza alla guida della Banca centrale europea dove aveva contro il gigante della Germania, è riuscito a salvare l’Europa e dunque l’Italia. La verità è che non ci ricordiamo più cosa sono le competenze in politica, è stato teorizzato addirittura che uno vale uno. Poi arriva Draghi a ricordare che in politica ci sono i nani e ci sono i giganti”.
L’INTERVISTA IN DIRETTA





