L’AQUILA – “Sono stati ascoltati tutti, i medici, 21 sigle sindacali, i direttori generali, ora tocca alla politica. A partire dai Comitati ristretti dei sindaci e da chi sul territorio ha un ruolo di responsabilità”.
Il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente e la senatrice Stefania Pezzopane, entrambi del Pd, sulla riorganizzazione della rete sanitaria che l’Abruzzo sta approntando alla luce del decreto del ministro Beatrice Lorenzin, in una conferenza stampa rinviata più volte alzano la voce contro il presidente della Regione Luciano D’Alfonso e l’assessore Silvio Paolucci – “Non possono non considerare il nostro punto di vista”, dicono – ai quali imputano anche i ritardi nella nomina (peraltro neanche ancora definitiva, come svelato da AbruzzoWeb) del direttore generale della Asl provinciale, che non è stata quindi rappresentata negli ultimi due mesi di consultazioni in cui il piano regionale ha fatto passi avanti.
Proprio tra le pieghe del decreto Lorenzin potrebbe esserci la soluzione per istituire due ospedali di II livello, e non solo uno verso il quale sembra ci si stia orientando. “In base al decreto i margini per tutelare il nosocomio dell’Aquila ci sono, basta applicare il parametro minimo del dato demografico e non fare la media tra i territori come sta facendo il direttore dell’Agenzia sanitaria Alfonso Mascitelli“.
L’unico modo, è il ragionamento, per tutelare l’entroterra montano che può contare su circa 300 mila abitanti, appena un terzo di tutta la regione, visto che in base alle nuove disposizioni può esserci un ospedale di II livello, cioè più grande, ogni 600 mila abitanti.
“Ci sono margini di manovra importanti sui quali si deve lavorare e che non sono stati presi in considerazione”, dice insomma la Pezzopane.
“Divisione per filiera e caratterizzazione per vocazione” sono i criteri indicati per una distribuzione delle unità ospedaliere che tuteli le peculiarità dei nosocomi dei quattro capoluoghi di provincia. Per sindaco e senatrice “tra le quattro realtà, per alcune specialità particolari, potrebbe bastare anche una sola unità per tutta la regione”, mentre per altre “che non abbiamo potremmo sottoscrivere accordi transregionali”.
“Siamo gli unici che in questa provincia hanno detto chiaramente che la gestione di Giancarlo Silveri non funzionava anche in tempi non sospetti – riprende Cialente – Quando si cambia governo tutti quelli che a vario titolo sono in posti di potere è opportuno che vadano ai vertici per chiedere cosa fare: ‘me ne vado o resto?'”.
“Oggi dentro la Asl si raccolgono i cocci, c’è un clima di profondissimo disorientamento tra medici e personale”, aggiunge, “ma finalmente si volta pagina, tornando al giorno in cui fu cacciato Roberto Marzetti (che oggi torna come consulente del nuovo manager Rinaldo Tordera, ndr) e si volle bloccare la ricostruzione dell’ospedale”. A proposito della quale, Cialente e Pezzopane hanno ricordato come L’Aquila avrebbe potuto, vista anche la disponibilità di risorse, costruire un nuovo nosocomio, come la Regione vorrebbe fare a Chieti-Pescara, avendo quindi oggi le stesse argomentazioni di quelle città per rivendicare l’ospedale di II livello.
“La politica non intende più entrare nella gestione, ma deve dare obiettivi tra i quali deve esserci quello di diventare ospedale al top del centro Italia”, ha concluso il sindaco, ricordando come “il decreto Lorenzin non riguarda solo la riorganizzazione degli ospedali ma anche della rete assistenziale, che deve prevedere una medicina territoriale in cui si fondano gli aspetti sociale e sanitario”.






