L’AQUILA – “Con la mancata realizzazione del tempio crematorio abbiamo perso l’occasione di ampliare a costo zero il nostro cimitero, abbiamo perso 100 mila euro di royalty all’anno, tanto per cominciare, e poi posti di lavoro per i nostri disoccupati, la possibilità di offrire un servizio in un settore strategico in grande crescita”.

Si sfoga così con AbruzzoWeb Silvano Cappelli, sindaco di San Demetrio ne’ Vestini (L’Aquila), che torna sulla tormentata vicenda del tempio crematorio che doveva essere realizzato nei pressi del cimitero nei pressi del paese con un project financing presentato dalle società piemontesi Altair ed Edilver, saltato per una massiccia mobilitazione popolare.

Un ottimo affare per la collettività, secondo il primo cittadino, e senza nessun rischio per la salute e l’ambiente, ha provato in tutti i modi a perorare la causa l’amministrazione comunale, visto che in Italia di templi crematori ne sono operativi oltre 100, all’estero sono oramai la norma e non l’eccezione, e per i promotori non hanno quasi mai creato problemi, trattandosi in fondo di grossi camini, dotati di un sistema di filtrazione integrato, costantemente monitorato, per l’abbattimento dell’80 per cento delle emissioni in atmosfera, comparabili con quelli di una caldaia a servizio di un edificio di circa 20 unità abitative, con assenza di emissioni o esalazioni percettibili.

Ma contro il tempio crematorio è spuntato, come spesso avviene, un agguerrito comitato, che ha raccolto oltre 600 firme, che con lo slogan “il forno solo per la festa del pane e del grano, no al tempio crematorio”, ha definito l’opera una sorta di ecomostro, che avrebbe avvelenato la vallata con emissioni di diossine, ossidi e mercurio.

Un progetto bocciato anche nella sua sostenibilità economica, pronto ad atterrare in un territorio a vocazione turistica, in “pieno spregio alla vocazione di un luogo caratterizzato dal Lago di Sinizzo e dalle Grotte di Stiffe e senza un preventivo studio epidemiologico e un’indipendente valutazione tecnica”.

Alcuni esponenti di spicco dei comitati hanno anche sbandierato l’argomento dell’impatto psicologico negativo sulla popolazione, alludendo al fatto che la cremazione nella religione cattolica è pratica controversa. Lotta puntualmente calvacata dalle forze di opposizione.

E così, obtorto collo, il sindaco, preso atto che buona parte della popolazione era contraria, ha deciso a inizio marzo di fare un passo indietro, cancellando, di fatto, il progetto, ma restando fermo nelle sue convinzioni.

“Si è persa l’occasione di affrontare con mente sgombra da pregiudizi la questione, approfondendo gli aspetti controversi. Eppure abbiamo parlato con i cittadini, abbiamo organizzato incontri, e il motivo per cui facciamo posso indietro non è perché un comitato ha detto che questo tempio crematorio non si deve fare, ma perché una parte importante dei cittadini ha espresso perplessità – spiega – Sono un sindaco pro tempore che deve tenere conto di quello che i cittadini mi dicono, anche se in questa occasione, a mio modesto parere, hanno preso una decisione poco oculata”.

Come Cappelli ha scritto nella delibera, “la preferenza per il progetto presentato è avvenuta con la consapevolezza dell’assenza di pericoli per la salute pubblica, considerando che la tecnologia di riferimento ha ormai raggiunto un alto grado di sicurezza tale da garantire la regolarità delle attività e l’incolumità pubblica”.

Ha ribadito le ricadute occupazionali, dirette e nell’indotto, le royalty incassate, le ingenti risorse che la collettività si sarebbe risparmiata per ampliare il cimitero, in quanto in base all’accordo di project financing l’intervento lo avrebbe finanziato l’azienda proponente.

Alcuni templi crematori realizzati in Italia, va però ricordato, hanno in effetti avuto problemi con emissioni nocive, in particolare per la mancata manutenzione e il malfunzionamento dell’impianto. L’ultimo caso quello dell’impianto di Cervignano in Friuli, che per le emissioni contenenti diossina oltre i limiti di legge, è stato chiuso.

Altrove invece gli interventi realizzati non hanno registrato opposizioni. È il caso, per esempio, del super tempio crematorio di Parma, che effettua fino a 2.000 cremazioni l’anno. E come assicura l’Agenzia regionale dell’ambiente che monitora costantemente l’impianto, produce un inquinamento pari a quello prodotto da 100 appartamenti nei mesi invernali, ovvero ininfluente.

Nei Paesi del Nord Europa le cremazioni superano il 50 per cento delle tumulazioni, e la tecnologica ha fatto passi da gigante.

Del resto è oramai pacifico dal punto di vista tecnico scientifico che non creino problemi alla salute e all’ambiente nemmeno i piccoli impianti a biomasse, non superiori ai 200 kilowatt, diffusissimi in particolare in Austria e Germania, e che ricavino energia elettrica e calore a buon mercato bruciando fino a 60 quintali di cippato al giorno ricavato dalla pulitura dei boschi circostanti e da piantagioni dedicate. Impianti che per dimensioni e quantità di “materia prima” bruciata, non sono nemmeno paragonabili ai templi crematori.

Per quanto riguarda il funzionamento di un tempio crematorio, i feretri ‘puliti’ da tutti i metalli, in pratica solo legno e salma, sono bruciati in una prima camera sugli 850 gradi. In una camera secondaria si ossidano i fumi che derivano dalla cremazione, per eliminare i residui di sostanze organiche e acide, eliminate poi da un reagente.

Importantissimi i filtri che lasciano passare, se ben funzionanti, 2 milligrammi al metro cubo di polvere, quando il limite in Italia delle emissioni è 20 milligrammi. Certo, la combustione non può essere a impatto zero, principio che vale anche per un falò o un camino domestico, ma assicurano gli esperti, un forno crematorio non è un impianto impattante e pericoloso, paragonabile ai tubi di scappamento di poche automobili o pochi impianti di riscaldamento domestici.

Rassicurazioni e dati scientifici che, però, vengono contestati di solito dai comitati contrari, perché ritenuti di parte, pretestuosi confezionati da esperti “prezzolati” dalle aziende e dalle lobby, come del resto gli organi di informazione che riferiscono le loro tesi.