SULMONA – “Il direttore generale Asl Rinaldo Tordera non si azzardi ad adottare atti e provvedimenti di soppressione del punto nascita di Sulmona fin quando non saranno attivate le preliminarmente tutte le complesse e onerose prescrizioni vincolanti impartite dall’Agenzia Nazionale della Sanità”.
A intimarlo in una diffida extragiudiziale Alessandro Lucci, Sulmona bene Comune, e Luigi la Civita, Forza Italia, esponenti di opposizione nel Consiglio comunale di Sulmona (L’Aquila), sciolto a seguito della caduta del sindaco Giuseppe Ranalli, e in prima linea a fianco del Comitato Pro Punto Nascita di Sulmona.
La diffida viene invata pochi giorni dopo che il direttore generale della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila Rinaldo Tordera, aveva dichiarato ad Abruzzoweb che “il punto nascita di Sulmona è destinato a chiudere, non essendo ci alternative”, seguendo insomma il destino degli altri punti nascita abruzzesi già soppressi, ovvero quelli di Atri (Teramo), Penne (Pescara) e Ortona (Chieti).
Lucci e La Civita però hanno forti dubbi sull’attivazione e l’affidabilità dei sistemi emergenziali, quali trasporto materno assistito (Stan), e trasporto emergenza neonatale (Sten), per effettuare i parti negli ospedali dell’Aquila e di Avezzano (L’Aquila).
A Sulmona, complice anche la campagna elettorale per le elezioni comunali di giugno, sono in molti a ritenere che la partita del Punto nascita non sia affatto chiusa, nonostante il Tribunale amministrativo regionale (Tar) a fine gennaio abbia bocciato il ricorso del Comune di Sulmona, e che il Comitato percorso nascite regionale (Cpnr) ha confermato l’ineluttabilità della chiusura.
Si confida infatti sullo status di area disagiata in cui il punto nascita è inserito, il che potrebbe far ottenere una deroga alla luce di una circolare del ministro della Salute Beatrice Lorenzin del dicembre 2015, che mitiga gli effetti del decreto di chiusura, incentrato solo sul numero di nascite inferiori o superiori alle 500 annue.
“E’ ovvio che ogni azione che esporrà a condizioni di maggiore rischio la madre e il neonato – minacciano Lucci e La Civita – sommato al rischio proprio del parto, ed al maggiore rischio legato al trasferimento stradale, o ad un volo notturno in condizioni meteo avverse tipiche dell’ambiente montano del territorio del Centro Abruzzo, porterà automaticamente all’attivazione della diffida stragiudiziale”.
Nella diffida si chiede insomma che il punto nascita resti pienamente operativo, ed anzi che venga potenziato, in attesa che avvenga il “nuovo dimensionamento in massimo 2 unità operative di Ostetricia di secondo livello, con un massimo di 2 unità operative di Terapia Intensiva Neonatale” negli altri presidi ospedalieri, che venga “attivata e mandata a pieno regime la rete Sten e Stam”, e che venga “realizzata una elisuperficie h24 afferente il presidio di Sulmona”.
La riorganizzazione dell’esistente rete di punti nascita viene infine definita del tutto squilibrata perché “compie un taglio lineare su di una prospettiva avulsa dalle essenziali e valutabili peculiari situazioni territoriali da porre a base di una possibile, prevista ed ammissibile deroga alla chiusura per termini di orografia e rugosità del territorio, meteo climatologia e vetustà della rete viaria, che caratterizzano in particolar modo il territorio del Centro Abruzzo afferente il Punto nascita di Sulmona”.
Un territorio, si aggiunge, “caratterizzato per la maggior parte da strade di montagna di stretta sezione, elevata pendenza, limiti di velocità per lunghi tratti inferiori a 50 chilometri, con curve
continue e ripetuti tornanti, con tratti in valli profonde e poco assolate, con perdurante presenza di ghiaccio in inverno”.
Tanto da rendere pericoloso e poco affidabile il trasporto in autoambulanza delle partorienti, come diventerà la norma con la soppressione del Punto nascite di Sulmona.






