L’AQUILA – Il metanodotto Snam, e la connessa centrale di compressione di Sulmona rappresentano infrastrutture “essenziali e di larga utilità per il sistema,  strategiche per la sicurezza, la flessibilità e la resilienza del sistema gas italiano, per la diversificazione delle fonti di approvvigionamento a livello nazionale e comunitario”.

Una infrastruttura interrata, e al termine dei lavori si avrà “la completa ricostituzione delle condizioni naturalistiche e paesaggistiche originarie”, senza sottrazioni di terreno agricolo. Una opera non soggetta a rischio sismico, tanto che dal terremoto dell’Irpinia del 1980, a quello del centro Italia, del  2016, “non si sono verificati mai danni”, e il nuovo metanodotto adotterà tecnologie e materiali all’avanguardia e ancora più sicuri. Il gas resterà essenziale al fabbisogno energetico, anche nei prossimi decenni, anche con l’avanzare delle fonti rinnovabili, “continuando ad alimentare una parte significativa della domanda di energia primaria del paese, anche sottraendola a fonti con maggior impatto ambientale, quali ad esempio carbone e olio combustibile”.

Queste in sommaria sintesi le argomentazioni della multinazionale Snam, partecipata da Cassa depositi e prestiti (Cdp) per il 31,6%, a favore della Linea Adriatica, ovvero il metanodotto che dovrà essere realizzato per 2,4 miliardi di euro, da Sulmona in Abruzzo, dove sarà realizzata anche la centrale di spinta in località Casa Pente,  attraversando 17 comuni in provincia dell’Aquila,  per arrivare fino a Foligno in Umbria. Per poi proseguire fino a Minerbio, in Emilia Romagna.

Argomentazioni elaborate per  smontare quelle, contrarie all’opera, di 27 tra ong e comitati ambientalisti, oltre a enti pubblici e privati cittadini, presentate nella consultazione pubblica sulla sostenibilità economica e il rapporto costo-benefici della mega-opera, a seguito della quale, l’altro ieri l’Arera, l’autorità nazionale dell’energia, ha espresso parere favorevole all’intervento, dando sostanzialmente ragione alla Snam, che ha potuto avvalersi nella sua istruttoria dei pareri, questa volta a dir poco positivi, di vari stakeholder, come Confindustria, Proxigas, Utilitalia, Energia Libera, Aiget, Eni, Edison, e Hera Trading.

Il documento che Abruzzoweb analizza qui si seguito nel dettaglio, è di indubbio interesse, in quanto la Snam non ha quasi mai replicato al fuoco di fila di accuse e attacchi all’arma bianca, da parte dei comitati, associazioni ambientaliste e anche di alcuni dei comuni interessati dal tracciato, e che considerano l’opera inutile e devastante.

Il Tar del Lazio ha già intanto respinto il ricorso proposto dall’associazione Forum Ambientalista, che chiedeva l’annullamento  dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), rilasciata dal Ministro della Transizione Ecologica nel marzo 2021, per l’esercizio della centrale di compressione gas di Sulmona. I Comitati cittadini per l’ambiente e il Coordinamento No Hub del Gas sono però tornati alla carica, inviando una lettera ai 26 Comuni di Abruzzo, Umbria, Marche e Lazio interessati dal tracciato, per sollecitarli a presentare un ulteriore ricorso al Tar del Lazio contro l’autorizzazione rilasciata dal governo all’intera opera.

Ma intanto, Ascom Fidi, Associazione Albergatori Sulmona, Associazione Dottori Commercialisti Centro Abruzzo, Cia, Cns, Confagricoltura, Confesercenti, Dmc Terre d’Amore, invitano, dando ormai per scontato che l’opera si farà, alla “concretezza e al realismo”, in particolare il Comune di Sulmona, che resta sul fronte contrario, evitando ricorsi e abbandonando la strada del muro contro muro, lavorando piuttosto all’ottenimento di adeguate compensazioni economiche a favore dei territori, da parte di Snam e governo,  oltre e soprattutto ad un “pacchetto d’interventi in materia ambientale, sociale e infrastrutturale così da continuare a progettare la Sulmona sempre più sostenibile e gravida di opportunità di sviluppo”.

L’Autorità energetica, ha evidenziato positivamente, nella delibera a firma del presidente Stefano Besseghini, “la necessità di potenziamento della capacità di trasporto lungo la direttrice Sud-Nord (attraverso la realizzazione della Linea Adriatica), necessaria in relazione ad incrementi di capacità di trasporto in entrata da Sud”, considerando due differenti configurazioni di approvvigionamento che si differenziano per una totale o parziale indisponibilità di fonti di approvvigionamento gas dalla Russia”, con una disponibilità dell’importazione dall’Algeria fino a 30 miliardi di Smc/anno, fino a 18 miliardi di Smc/anno dal Caspio (pari al raddoppio della capacità di import da TAP), e un utilizzo dei terminali di Gnl compreso tra il 40% e il 70%

La strategicità della Linea Adriatica, del resto, “è stata riconosciuta anche dalla Commissione, da ultimo nell’ambito della Comunicazione Repower EU del 18 maggio 2022, nella quale viene fatto esplicito riferimento al potenziamento della rete di trasporto italiana mediante la realizzazione della Linea Adriatica come progetto essenziale per garantire fonti di approvvigionamento aggiuntive provenienti dall’Azerbaijan (mediante il gasdotto TAP), dal Nord Africa, nonché dal bacino levantino (mediante il progetto del gasdotto EastMed-Poseidon)”.

Vediamo ora punto per punto,  i contenuti  del documento “Osservazioni e controdeduzioni alla consultazione – Progetto Linea adriatica”, elaborato da Snam e consegnato ad Arera.

L’IMPATTO AMBIENTALE

Queste, innanzitutto, le osservazioni  dei comitati ambientalisti, enti pubblici e cittadini, sull’aspetto dirimente del potenziale impatto ambientale: “la Linea Adriatica incrementa il consumo di gas naturale e delle relative emissioni di CO2 e altri inquinanti che hanno un impatto sull’ambiente e sulla salute che deve essere considerato nella valutazione del progetto”.

Inoltre, “la linea Adriatica, favorendo l’utilizzo di gas naturale va contro gli impegni presi con gli accordi europei ed internazionali sul clima”.

E ancora, “il progetto, anche a seguito della scelta del tracciato, ha un impatto diretto su territori facenti parte di aree protette e parchi naturali e riduce o limita l’utilizzo di terreni ad uso forestale, agricolo, civile e produttivo causando danni ingenti”.

La replica di Snam è innanzitutto che l’opera “non sottintende un incremento dei volumi di gas naturale consumati, ma una diversa modalità di approvvigionamento, né un incremento delle relative emissioni di CO2”.

Al contrario “il gas naturale supporta il percorso di transizione energetica in quanto consente di far fronte ai fabbisogni energetici riducendo l’utilizzo di combustibili maggiormente inquinanti che sarebbe invece necessario impiegare in assenza del gas naturale, con costi sociali ampiamente superiori”.

Detto questo, “le emissioni di metano delle infrastrutture Snam risultano pari a circa 0,035 bcm/anno, contrariamente a quanto indicato da alcuni osservanti che fanno riferimento a un valore 0,7 bcm/anno che include anche i consumi per il funzionamento del sistema gas e che rappresentano la quota prevalente”.

Snam si dice inoltre “fortemente impegnata alla riduzione delle emissioni di metano delle proprie infrastrutture che si sono ridotte di circa il 30% rispetto ai valori del 2015 ed ha aderito al protocollo OGMP 2.0 Scope 3 che mira oltre alla riduzione delle emissioni dirette anche a quelle indirette”.

Per tutti i metanodotti della Linea Adriatica, così come per l’impianto di compressione di Sulmona, saranno poi “impiegate le migliori tecniche costruttive, minimizzando l’impatto sui territori, come già fatto ad esempio per il metanodotto Campochiaro-Sulmona, che in Abruzzo attraversa il parco nazionale della Majella per circa 15 chilometri in piena armonia con l’ambiente”.

Il metanodotto sarà poi completamente interrato, e al termine dei lavori, “si avrà  la completa ricostituzione delle condizioni naturalistiche e paesaggistiche originarie”.

In questo senso, “si opererà con l’obiettivo di preservare le condizioni originarie di fertilità dei terreni mediante la conservazione e la protezione dei suoli; sarà inoltre ripristinato il naturale deflusso delle acque superficiali, con opportune opere di regimazione volte anche a consolidare e a stabilizzare la fascia di terreno interessata dai lavori”. Pertanto, lungo il corridoio “sarà possibile riprendere ogni tipo di attività di coltivazione preesistente, ivi compresa quella che riguarda alberi ad alto fusto”.

Per quanto riguarda le aree interessate alla coltivazione dei tartufi:  “a conclusione della posa della condotta, ci sarà l’intervento di ripristino vegetazionale prevede la piantumazione di giovani piante di roverella (Quercus pubescens), cerro (Quercus cerris) e carpino nero (Ostrya carpinifolia), replicando la stessa vegetazione presente nell’area interessata”. Nei casi in cui il tracciato interferisce con aziende specializzate nella produzione di tartufi, “i ripristini terranno conto della messa a dimora delle piante simbionte, seguendo lo schema di impianto esistente. Eventuali danni alle colture praticate saranno opportunamente stimati e indennizzati agli aventi diritto”.

Per quanto riguarda la centrale di Compressione di Sulmona, “la compatibilità di natura ambientale dell’opera è stata già confermata dall’autorizzazione VIA rilasciata dalle autorità
competenti. Per quanto riguarda le emissioni in atmosfera i compressori e le caldaie utilizzano come combustibile il gas naturale che produce emissioni di particolato trascurabili”.

IL RISCHIO SISMICO

All’osservazione secondo la quale “il metanodotto e la centrale sono collocati in aree sismiche e sono rischiosi per la popolazione”,  Snam replica come segue: “Con riferimento all’attraversamento di aree sismiche, come per tutti i metanodotti, anche il tracciato della Linea Adriatica è stato definito scegliendo i lineamenti morfologici e geologici più sicuri (fondovalle, terrazzi, dorsali, etc…) e progettato secondo la normativa vigente”.

Infatti, “in sede progettuale sono stati naturalmente presi in considerazione gli effetti diretti di un sisma potenziale sulle tubazioni interrate, sottoponendo il metanodotto in progetto a verifica strutturale allo scuotimento sismico (shaking). I risultati di tali verifiche, condotte sulla base di parametri cautelativi, hanno evidenziato l’idoneità dello spessore della tubazione a sopportare le sollecitazioni trasmesse dal movimento transitorio del terreno durante un evento sismico di intensità maggiore rispetto a quella prevista dalla normativa vigente”.

Occorre peraltro rilevare che “l’intero territorio italiano è coperto da una fitta rete di condotte interrate, metanodotti e oleodotti – tra i quali i 34.000 km di rete nazionale dei gasdotti, di cui oltre 1.000 km in esercizio nella Regione Abruzzo e 600 in Umbria – progettati secondo norme internazionalmente riconosciute, la cui realizzazione risale ormai anche ad alcuni decenni fa”.

Ebbene, Snam ricorda che “durante i terremoti più importanti che hanno interessato l’Italia negli scorsi decenni (Friuli 1976, Irpinia 1980, Umbria-Marche 1997-1998, Abruzzo 2009, Emilia 2012, Marche/Lazio/Umbria 2016) “non si sono verificati mai danni alle condotte nelle zone interessate dagli eventi né ci sono state interruzioni alle forniture, a differenza di quanto avvenuto per altri sistemi di trasporto di energia. Ciò in considerazione dell’ottima resistenza delle condotte saldate nei confronti di scuotimenti sismici e della grande flessibilità dei metanodotti intesi come “strutture”. Le condotte Snam sono altresì periodicamente controllate dall’interno con apparecchiature automatiche che rilevano qualsiasi variazione di spessore dell’acciaio e i fenomeni corrosivi eventualmente in atto”.

IL REALE FABBISOGNO DI GAS

Passiamo dunque alle osservazioni relative agli “scenari di domanda e crescita del fabbisogno energetico”. Per i comitati contrari all’opera, “i dati previsionali di consumo di gas naturale stimati nel 2005 e 2006 si sono rilevati sovrastimati rispetto ai dati del 2010 e del 2015. La domanda di gas del 2022 ha subito una riduzione rispetto al 2021”. Inoltre, “i picchi di consumo considerati nelle analisi non sono ritenuti attendibili e dimensionati in eccesso”, per non dimenticare che “lo sviluppo di nuove produzioni di energia da fonte rinnovabile ridurrà cospicuamente la necessità di utilizzo di gas naturale già dal 2030 e consentirà di disporre di energia a prezzi inferiori rispetto al gas naturale”.

A seguire dunque la replica di Snam, innanzitutto rispetto alla presunta riduzione del fabbisogno registrato nel 2o10-2015: “la crisi finanziaria verificatasi lo scorso decennio nonché le nuove politiche energetiche non hanno portato ai livelli di crescita della domanda attesi, che tuttavia è sempre rimasta negli ultimi anni ben sopra i 70 miliardi di metri cubi. In relazione alla riduzione del fabbisogno gas nel 2022, si evidenzia come il dato risulti coerente con il dato del 2021 in quanto la riduzione di domanda di gas nel 2022 è stata determinata dalla ripresa degli utilizzi delle centrali a carbone, che a scapito delle maggiori emissioni hanno sostituito la generazione elettrica da gas, dello switching temporaneo ad altri fuel ove possibile nell’industria e dalle ulteriori misure di contenimento della domanda gas obbligatorie in particolare per il settore civile per fronteggiare la situazione emergenziale”.

La riduzione della domanda conseguita nel 2022 risulta pertanto “determinata da una situazione di ‘povertà energetica’, e dall’utilizzo di combustibili maggiormente climalteranti con un peggioramento in termini di maggiori emissioni e rilevanti costi ambientali oltre che sociali, che si auspica possano essere velocemente superati. La riduzione della domanda conseguente alla necessità di far fronte ad una situazione di crisi ed emergenzialità sarà pertanto riassorbita non appena saranno rimosse le autorizzazioni temporanee e straordinarie all’utilizzo di tali combustibili e al contenimento forzato della domanda, introdotte nel periodo contingente”.

E nonostante l’avanzare delle rinnovabili “è previsto che il gas naturale continui ad alimentare una parte significativa della domanda di energia primaria del paese, anche sottraendola a fonti energetiche primarie con maggior impatto ambientale, quali ad esempio carbone e olio combustibile (svolgendo al contempo una funzione ad oggi insostituibile di sicurezza del sistema elettrico). I picchi di domanda gas che sono alla base della valutazione di adeguatezza delle reti di trasporto (unitamente alle assunzioni sulla provenienza dei flussi di importazione) sono elaborati coerentemente agli scenari sopra descritti, tenendo anche conto della probabilità di accadimento di inverni particolarmente rigidi. Oltre alla punta di domanda riferita alla temperatura, tipicamente legata alla domanda civile, occorre sempre più prestare attenzione alla domanda di picco termoelettrica conseguente alla variabilità della produzione da rinnovabili”.

In relazione ai consumi di gas che verrebbero ridotti in conseguenza della crescita delle fonti rinnovabili “si conferma che essi sono già stati considerati negli scenari, che tengono altresì conto anche della parallela crescita dei consumi elettrici e della necessità di garantire il necessario backup al sistema elettrico. Va infatti considerato come lo sviluppo delle fonti di energia solare ed eolica – per loro natura non programmabili – richieda che il sistema gas continui ad assicurare il necessario supporto al sistema elettrico, garantendo sia la produzione termoelettrica, nei periodi in cui le fonti rinnovabili sono al minimo, che la sicurezza di funzionamento del sistema elettrico”.

Va inoltre considerata “l’esigenza di mantenere una capacità di generazione elettrica a gas per garantire flessibilità e disponibilità adeguata (e “di riserva”) per la copertura della domanda elettrica a fronte di possibili ritardi nel raggiungimento degli obiettivi di potenza installata e di minore producibilità da fonti rinnovabili determinata da fattori esogeni (quali ad esempio quelli climatici che hanno ridotto la produzione idroelettrica), come già avvenuto sia nel 2021 sia nel 2022″.

CAPACITÀ DI TRASPORTO DELLA LINEA ADRIATICA

Queste a seguire alcune delle osservazioni contrarie di ong, comitati ambientalisti, enti pubblici sulla caratura dell’opera: “la capacità attuale della rete è idonea a servire una domanda gas almeno pari a 86,3  miliardi di metri cubi (bmc), nel 2005, quindi superiore a quella registrata negli ultimi anni”, e “può essere soddisfatta dalle infrastrutture esistenti soprattutto nel medio-lungo termine”, pertanto “non risulta necessario avere un nuovo corridoio infrastrutturale da usare in caso di indisponibilità parziale o totale della Linea Tirrenica”. “L’erogazione del campo di stoccaggio di Fiume Treste non presenta alcuna criticità e pertanto la centrale di Sulmona non è necessaria al sistema”

Nella replica Snam ribatte che “la capacità continua massima trasportabile contemporaneamente su base continua dai tre punti di entrata localizzati nel sud Italia (Mazara del Vallo, Gela e Melendugno) dalle infrastrutture esistenti, pari a 126 MSm3/g, e tale valore rappresenta la massima capacità trasportabile in ciascun giorno dell’anno calcolata secondo quanto previsto dal Codice di Rete”.

In merito ai valori di domanda annuale dell’anno 2005,  si evidenzia come “tali volumi siano stati coperti mediante un utilizzo del mix delle fonti di approvvigionamento completamente differente da quello attualmente disponibile. Più in particolare di tale domanda oltre 52 miliardi di metri cubi sono stati coperti attraverso l’utilizzo delle importazioni proventi dalla Russia (23,7 bcm), dal Nord-Europa – Norvegia e Olanda – (16,2 bcm), dalla produzione nazionale (12,1 bcm), in particolare proveniente dal Nord Adriatico. I flussi provenienti da tali aree risultano drasticamente ridotti e non replicabili in futuro, sia per il sostanziale azzeramento delle forniture russe e sia per la cessazione delle forniture olandesi. Ciò vale anche per la produzione nazionale, che attualmente apporta meno di 3 bcm, in costante declino, e che con i nuovi provvedimenti potrà in futuro incrementare tale contributo in modo limitato. Complessivamente, rispetto al 2005, sono venuti meno dalle aree del Nord circa 40 bcm, che dovranno essere recuperati dalle direttrici da Sud e dall’LNG”, ovvero dai rigassificatori.

Inoltre, “le analisi di copertura riportate nelle osservazioni pervenute fanno riferimento a consumi annuali senza tenere conto della variabilità giornaliera delle fonti di approvvigionamento e della domanda. Tali dati sono alla base del calcolo dei coefficienti di utilizzo e delle verifiche di adeguatezza del sistema che devono essere valutate in relazione
ai fabbisogni di trasporto ‘di punta’. L’andamento dei volumi trasportati da Sud riportato nella nota integrativa evidenzia come il sistema sia ormai molto prossimo alla saturazione (con
punte di circa 124 milioni di Sm3/g a dicembre 2022), rendendo impossibile l’accoglimento di ulteriori disponibilità da punti esistenti o nuovi punti di ingresso (nuove importazioni da Sud o da Est, Terminali GNL e produzioni nazionali) per far fronte alla progressiva riduzione dei flussi di gas in arrivo dalla Russia”.

Il sistema di trasporto gas italiano può essere schematizzato con dorsali di trasporto distinte: da ovest (punto di entrata di Passo Gries e stoccaggi), da est (punto di entrata di Tarvisio) e da sud (punti di entrata di Mazara, Gela e Melendugno oltre che stoccaggio di Fiume Treste).

Ebbene, per Snam, “il venir meno dell’importazione di gas dalla Russia da est, rende particolarmente critiche le rimanenti due dorsali, in particolare quella da sud. L’attuale configurazione del sistema italiano vede infatti insistere su quest’unica dorsale di trasporto quattro fonti di approvvigionamento differenti (Algeria, Libia, Caspio e produzione nazionale) per le quali si prevedono volumi di importazione in crescita sulla base degli accordi definiti con i Paesi produttori, oltre ad ulteriori produzioni nazionali in fase di sviluppo off-shore nel canale di Sicilia e nell’area Ionica. L’interruzione anche solo per un mese di una sola linea della dorsale di trasporto tirrenica potrebbe comportare una domanda inevasa fino a circa 1 miliardo di metri cubi”.

Il questa ottica, “la centrale di Sulmona è parte integrante del progetto Linea Adriatica, in quanto fornisce la capacità di spinta necessaria a convogliare i flussi provenienti da sud nel tratto Sulmona – Minerbio. Altresì, la centrale di Sulmona, anche in assenza di nuovi gasdotti, è in grado di contribuire all’incremento della flessibilità del sistema durante il periodo invernale, favorendo l’erogazione di Fiume Treste in condizioni di elevato utilizzo dei punti di entrata da sud condizione che si potrà verificare in futuro con sempre maggior frequenza, per i motivi già richiamati nei punti precedenti. In assenza di tale centrale verrebbe meno il contributo aggiuntivo di circa 10 milioni Sm3/giorno della capacità di erogazione del campo di Fiume Treste, estremamente importante come fattore di sicurezza per soddisfare la domanda nei giorni più freddi o in caso di fuori servizio non programmato di altri stoccaggi”.

IL NODO DEI COSTI

Nelle osservazioni le associazioni ambientaliste, chiedono infine “maggiori informazioni in relazione all’incremento dei costi del progetto che sono passati da circa 1,6 miliardi di euro,  a circa 2,4 miliardi”.

Questa la risposta di Snam: “la nuova stima dei costi di investimento risultano in aumento alla luce dell’incremento osservato negli anni recenti in conseguenza delle mutate condizioni di mercato per i fornitori di beni e servizi nonché dall’andamento delle dinamiche inflattive”.

Ribadendo che “per la copertura di una parte dei costi del progetto – anche alla luce del ruolo che tale infrastruttura può ricoprire per la sicurezza degli approvvigionamenti europei, si sta valutando la possibilità di accedere “allo specifico capitolo del Pnrr in cui sono state integrate le iniziative previste dal Piano RePowerEU, del programma CEF per i progetti di interesse comune nonché di opportunità di finanziamento da parte della European Investment Bank”.

LA CONVERSIONE ALL’IDROGENO

Snam ribadisce che infine nel medio-lungo termine, tra il 2040-2050 e oltre, “il progetto potrà abilitare il trasporto di idrogeno sia direttamente, mediante un repurposing della linea stessa (in quanto realizzata con materiali “H2-ready”), sia indirettamente, garantendo la capacità necessaria per il trasporto di gas naturale e permettendo in tal modo la conversione di altri asset lungo la medesima direttrice sud-nord. Tale infrastruttura renderà il sistema di trasporto del gas più sicuro e flessibile potendo continuare a disporre comunque di due linee di trasporto da Sud a Nord anche in caso di conversione di una delle linee esistenti.