L’AQUILA – Ricognizione delle infrastrutture viarie, di bacini imbriferi, dell’edilizia scolastica e religiosa, degli edifici regionali e di proprietà degli enti locali, in vista della loro immediata messa in sicurezza sismica.
Questo l’epocale intento, da far tremare i polsi, diventato improvvisamente un’emergenza dopo il sisma del centro Italia del 24 agosto, all’ordine del giorno della riunione convocata dal presidente della Regione Luciano D’Alfonso per giovedi pomeriggio alle 15.30 a Palazzo Silone all’Aquila, che si prevede affollatissima.
Ad essere invitati infatti tutti i sindaci abruzzesi, gli assessori e i dirigenti regionali, i prefetti abruzzesi, i presidenti di Provincia, i vertici regionali e provinciali degli Ordini degli ingegneri, degli architetti, dei geometri, dell’Associazione nazionale costruttori edili, degli uffici scolastici, del segretariato regionale del Ministero dei beni culturali, ed altri attori come ad esempio i referenti di Strada dei parchi e di Autostrade per l’Italia, dell’Enel, di Rete ferroviaria italiana e dell’Anas.
Invito esteso anche per conoscenza al capo della Protezione civile Fabrizio Curcio.
A rimarcare l’importanza dell’incontro i toni della lettera inviata dal presidente.
“Dopo la commozione ed il cordoglio, dopo la vicinanza alle popolazioni colpite dal sisma dimostrata con la nostra presenza fisica e con gesti di solidarietà concreta – esordisce D’Alfonso – quest’ennesima tragedia ci impone di riflettere e di assumere decisioni immediate al fine di scongiurare il ripetersi di lutti”.
Ovvero, scrive il presidente, “dobbiamo assicurare ai cittadini abruzzesi il diritto alla vita, sempre e comunque, ai nostri ragazzi di frequentare le scuole in sicurezza, ad ognuno di curarsi in strutture sanitarie resistenti adeguatamente, anche dal punto di vista della staticità. Sembrerebbe un progetto ambizioso, per lo stato delle cose, ma tutto ciò dovrebbe di contro rappresentare la normalità”.
Che sia un progetto ambizioso non è del resto un mistero: l’ultimo terremoto ha riportato alla ribalta ciò che tutto sanno da decenni, ovvero che buona parte del patrimonio edilizio pubblico e privato italiano è a rischio, non sicuro dal punto di vista sismico, e l’Abruzzo è una delle regioni con codice rosso. Dove, conferma la lettera di D’Alfonso non esiste nemmeno una mappatura aggiornata e completa degli edifici a cui dare priorità per un consolidamento. Nonostante l’Abruzzo sia stato colpito da un devastate sisma appena sette anni fa.
Non a caso il premier Matteo Renzi, all’indomani della catastrofe del 24 agosto, che è costato nei territori di Amatrice e Accumoli nel Lazio, ed Arquata del Tronto e nelle Marche, 296 morti, ha lanciato Casa Italia, un piano nazionale di messa insicurezza sismica preventivando una spesa di due miliardi di euro l’anno, per i prossimi 10 anni.
I numeri ed i tempi prospettati da Renzi però sono molto lontani da quelli che ad esempio fornisce il Consiglio degli Ingegneri, secondo cui per la messa in sicurezza degli edifici si parla di una cifra non inferiore ai 100 miliardi di euro in un arco temporale di 30 anni.
Intanto però è già un passo in avanti, seppure a di poco tardivo, spingere l’acceleratore sulla mappatura degli edifici più a rischio, dove concentrare le prime risorse disponibili.
Ovvero, spiega lo spesso D’Alfonso, di “strade, ponti, gallerie, dighe, scuole, chiese, musei, uffici pubblici a tutti i livelli”, che devono “possedere le migliori condizioni di sicurezza statica”.
L’intenzione di D’Alfonso non è solo quella di far effettuare a ciascun ente competente “una ricognizione precisa, puntuale ed esaustiva delle infrastrutture e degli immobili” a rischio, ma anche di “verificare l’esistenza di progettazioni già redatte che non hanno avuto si qui, la necessaria copertura finanziaria”.
L’obiettivo finale è realizzare insomma un dossier “completo in ogni sua peculiarità, compresa l’indicazione preliminare della cifra economico finanziaria”, da inviare poi “a stretto giro di posta” al Governo.
Secondo lo schema già adottato con il Masterplan per il sud, dove però, giova ricordare, la messa in sicurezza sismica del patrimonio edilizio esistente non è stata presa in considerazione negli interventi dal valore di 1,4 miliardi previsti nella nostra Regione. Ritenuta forse non strategica per il rilancio e il futuro dei territori e di chi ci vive.






