TERAMO – Se non si arriverà a sentenza, a metà dicembre prossimo Salvatore Parolisi sarà un uomo libero. A metà dicembre scadranno infatti i termini di custodia cautelare per il caporalmaggiore, in carcere dal 20 luglio del 2011, con l’accusa di aver ucciso a coltellate la moglie Melania Rea. Con ogni probabilità, però, il gup di Teramo, Marina Tommolini, arriverà a pronunciarsi definitivamente entro ottobre, al massimo entro la metà di novembre. Il magistrato ha già fissato ogni venerdì di ottobre un’udienza del delitto di Ripe di Civitella.
Per Parolisi si avvicina dunque il momento di conoscere il suo destino. E la difesa si fa più agguerrita, puntando anche sulle incertezze dell’ora della morte di Melania che le superperizie volute dal gup non sono riuscite a circoscrivere con precisione scientifica. In questo momento, a Teramo, le parti si stanno confrontando in aula. Dopo una breve sospensione successiva all’audizione della genetista Sara Gino, il giudice ha ascoltato l’anatomopatologo Gianluca Bruno.
CONCLUSIONE UDIENZA IN SERATA
Prevista non prima delle 20 la conclusione a Teramo dell’udienza odierna del processo con rito abbreviato a Salvatore Parolisi. Una giornata complessa, scandita da poche e brevissime pause compresa quella per il pranzo, e dedicata per intero ai tecnici tanto che il giudice Marina Tommolini ha deciso di dedicarla non solo a tutti e tre i superperiti ma anche ai consulenti della parte civile di difesa e del pm che aveva nominato per affiancarli
OGGI E’ RIPRESO IL PROCESSO
Puntuale alle 9,40 è iniziato il processo per il delitto di Melania Rea in cui risulta unico indagato, Salvatore Parolisi. Nell’aula della Corte d’Assise a Teramo erano presenti i familiari della donna di 29 anni uccisa il 18 aprile 2011 alle Casermette di Civitella del Tronto (Teramo).
Lo zio Gennaro Rea ai giornalisti ha dichiarato di confidare nella giustizia e nel lavoro dei magistrati. Parolisi era in aula ad assistere al processo durante il quale sono state proiettate su uno schermo le immagini relative sia al delitto che ai contenuti delle perizie richieste dal gup, Marina Tommolini.
Il primo perito ad essere sentito è stato l’entomologo Stefano Vanin. Intorno a mezzogiorno il gup ha sospeso l’udienza per una pausa. Si ripartirà con gli altri due periti incaricati, la genetista Sara Gino e l’anatomopatologo Gianluca Bruno.
SUPERPERIZIA, DIFESA PAROLISI E’ SODDISFATTA
“Finora sono soddisfatto. Quanto esposto nulla toglie e nulla aggiunge su quanto riportato nella relazione dei consulenti tecnici dell’accusa, Adriano Tagliabracci e Sabrina Canestrari”. Cosi’, in una pausa dell’udienza preliminare per l’omicidio di Melania Rea, ha detto il legale di parte civile, Mauro Gionni.
Finora hanno esposto le relazioni e risposto alle domande l’entomologo forense, Stefano Vanin, e la genetista Sarah Gino.
“I dati relativi allo stadio di sviluppo degli insetti trovati sulla vittima – ha detto il legale, – secondo il professor Vanin, permettono di stimare al 18 aprile 2011 l’inizio della colonizzazione e quindi la morte: da una a due ore prima del tramonto che in quel periodo dell’anno è tra le 17 e le 18. Insomma per me finora in linea con quanto indicato dall’accusa”.
INCERTEZZA SULL’ORA DELLA MORTE
Tra i quesiti cui deve rispondere la superperizia, il principale è quello di una stima dell’orario della morte di Melania Rea, che la difesa dell’imputato, Salvatore Parolisi, ritiene punto debole dell’accusa.
Quest’ultima, attraverso il consulente tecnico Adriano Tagliabracci, la colloca in un lasso di tempo preciso del 18 aprile 2011, sulla base dei tempi di assimilazione della caffeina e sulla valutazione del contenuto gastrico. Questo spazio temporale, sempre secondo l’accusa, coincide con lo stesso in cui l’alibi di Parolisi non regge. La difesa, invece, sostiene che non è possibile stabilire il lasso di tempo della morte. Da qui la richiesta, accolta, di una superperizia nei fatti divisa in tre relazioni e affidata al medico legale Gianluca Bruno, alla genetista Sarah Gino e all’entomologo forense Stefano Vanin.
I tre periti hanno ritenuto di sottolineare alcune incertezze.
La conclusione cui giunge Vanin, attraverso lo studio delle larve delle mosche, e’ che i dati in suo possesso sono compatibili con l’ipotesi che la morte sia avvenuta nella giornata del 18 aprile ma che non e’ possibile stimare con maggiore precisione il tempo ‘a causa della mancanza di dati precisi e puntuali che avrebbero dovuto essere ricavati dall’applicazione di un protocollo standard di repertamento entomologico e di registrazione delle temperature da applicare nelle fasi di ritrovamento del cadavere’.
Il medico legale Gian Luca Bruno, prima di rispondere ai quesiti fa ‘alcune precisazioni di metodo’ e aggiunge che ‘suscita perplessita” lo studio delle relazioni medico legali a firma del professor Tagliabracci e della dottoressa Canestrari (consulenti dell’accusa) ed in particolare dei differenti verbali di autopsia: ‘dalla relazione preliminare a quella finale il verbale e’ grandemente diverso in piu’ passi, ostacolando – scrive – una motivata discussione di punti essenziali’.
Poi, parlando di stima della morte in relazione al contenuto gastrico definisce ‘grandemente incerta’ la composizione dell’ultimo pasto di Melania Rea mentre, riferendosi alla quantita’ di caffeina riscontrata, conclude: ‘l’aver rinvenuto caffeina nello stomaco consente solo di affermare che la vittima, in un momento imprecisato, prima della morte, ha assunto un alimento che la conteneva.
NEGATIVO TEST SU OPERAI MACEDONI
Negativo il test genetico sul secondo campione di saliva prelevata ai tre operai macedoni che nell’aprile 2011 erano impegnati in un cantiere sul pianoro di Colle San Marco di Ascoli Piceno e per questo sono stati coinvolti nelle indagini sulla scomparsa e sul delitto di Melania Rea.
Nella sua relazione, che oggi illustra al giudice monocratico Marina Tommolini, la dottoressa Sarah Gino, uno dei tre tecnici della superperizia, scrive che i profili genetici ottenuti non sono compatibili con quelli analizzati in relazione al delitto.
Ad aprile scorso si era appreso del risultato negativo di un test genetico su un primo campione di saliva prelevato ai tre.
Il prelievo, disposto dal giudice Marina Tommolini in aula, il 30 maggio scorso, quando i tre macedoni furono ascoltati, fu eseguito con un kit portatile in possesso dell’Arma dei Carabinieri.





