L’AQUILA – Il procuratore generale Romolo Como ha chiesto la conferma dell’ergastolo per Salvatore Parolisi, anche con tutte le aggravanti.

Lo ha fatto nel corso della prima udienza in Corte d’Assise d’Appello davanti ai giudici togati Luigi Catelli e Armanda Servino.

Per il procuratore, regge l’impianto accusatorio che ha portato alla condanna al carcere a vita dell’ex caporalmaggiore anche se le motivazioni scritte nel giudizio di primo grado restano carenti.

L’udienza in Corte d’Assise d’Appello all’Aquila è stata quindi sospesa per riprendere nel pomeriggio, quando sono intervernute le parti civili.

La prima udienza è terminata intorno alle 17.45. Il caporalmaggiore è uscito dalla porta secondaria del Tribunale dell’Aquila coperto dai carabinieri con le porte del cellulare aperte e attaccate al portone.

È partito, scortato dalla polizia penitenziaria, per Teramo, dove è recluso nel carcere di Castrogno.

LA PARTE CIVILE CHIEDE LA CONFERMA DELLA CONDANNA

L’avvocato Mauro Gionni, che rappresenta la parte civile e quindi la famiglia Rea, ha confermato la richiesta di condanna dell’ex caporalmaggiore.

Parolisi ha lasciato l’aula in Corte d’Assise d’Appello poco prima delle 18 per tornare nel carcere di Teramo.

Il processo si aggiornerà venerdì prossimo, quando toccherà alla difesa dell’imputato calare le proprie carte puntando dritto alla richiesta di assoluzione.

I difensori contesteranno punto per punto le motivazioni che hanno portato il gup di Teramo Marina Tommolini alla condanna all’ergastolo in primo grado.

Incontrando i giornalisti, i Rea sono tornati a chiedere giustizia per Melania; Salvatore Parolisi continua invece a proclamare la sua innocenza.

Nell’udienza di venerdì, potrebbe rilasciare dichiarazioni spontanee.

“Lo deciderà lui alla fine – dice l’avvocato Valter Biscotti. Siamo di fronte a un’accusa mobile, ci toccherà smontarla come nel primo grado del processo dimostrando come la ricostruzione del giudice sia stata fantasiosa”.

LUNEDI’ SI DECIDE SU SENTENZA O NUOVI APPROFONDIMENTI

Si saprà nella giornata di lunedì 30 settembre, cioè nel corso della terza udienza programmata del processo in Corte d’Assise d’Appello in cui è imputato il caporalmaggiore Salvatore Parolisi accusato di aver ucciso sua moglie, Melania Rea, condannato in primo grado all’ergastolo, se ci sarà la sentenza oppure se ci sarà un nuovo approfondimento sulle prove a carico dell’imputato.

Come ha spiegato il procuratore generale della Corte d’Appello, Romolo Como, al termine delle tre udienze la Corte si pronuncerà sulle istanze di nuove perizie presentate attraverso una memoria dai legali di Parolisi, Walter Biscotti e Nicodemo Gentile.

Nel pomeriggio di oggi, alla ripresa dei lavori, interverranno le parti civili, mentre venerdì, giorno della seconda udienza, la parola sarà data alla difesa.

IL PROCURATORE: “MOTIVAZIONI IMPRECISE MA NO EFFETTI SU SENTENZA”

“Va corretta l’impostazione delle motivazioni e la parte del movente, le motivazioni sono imprecise e male impostate ma non è che l’eventuale difetto comporti qualcosa sulla sentenza”.

Così il procuratore generale della Corte d’Appello, Romolo Como, al termine della requisitoria nel processo d’Appello a carico del caporalmaggiore Salvatore Parolisi accusato di aver ucciso sua moglie, Melania Rea, e per questo condannato in primo grado all’ergastolo.

Al termine del suo intervento Como ha confermato la richiesta dell’ergastolo e delle aggravanti che sono crudeltà, minorata difesa e vilipendio del cadavere senza le quali la Corte non potrebbe tecnicamente confermare l’ergastolo.

“La Corte può anche dare una diversa motivazione e arrivare allo stesso risultato”, continua Como sottolineando che i legali difensori hanno presentato le richieste di approfondimento che la Corte discuterà nella giornata di lunedì.

Sollecitato dai giornalisti il magistrato ha anche affrontato i dubbi in relazione al movente, spiegando che “può essere verosimile che sia collegato ai rapporti con la moglie” e cioè, all’imbuto in cui si è trovato.

Rispetto ad altre discordanze tra quanto si dice nella motivazione della sentenza e in particolare sulla presenza di Parolisi nei due luoghi, Como sottolinea che “lì forse la sentenza è stata precipitosa nel dare interpretazioni: in base alla sentenza infatti si potrebbe dire che, anche fosse vero che inizialmente Parolisi fosse stato visto da alcune persone a Colle San Marco, ciò non esclude che potesse essere passato prima a Colle San Marco e poi al bosco delle Casermette. Sarebbe stato dirimente se Parolisi fosse stato visto successivamente all’ omicidio, per questo ho chiesto la conferma dell’ergastolo”.

In relazione al comportamento in aula di Parolisi, Como ha spiegato che “è stato sempre composto e seduto, non so se farà dichiarazioni spontanee, lo dovreste chiedere ai suoi difensori”.

UDIENZA RIPRESA CON LE PARTI CIVILI

Dopo una breve pausa per il pranzo è ripresa all’Aquila l’udienza in Corte d’assise d’Appello del processo per l’omicidio di Melania Rea, uccisa il 18 aprile 2012, delitto per cui in primo grado è stato condannato all’ergastolo il marito, Salvatore Parolisi.

Come da programma previsto ora l’intervento delle parti civili.

LA DIFESA: “ANCORA PUNTI OSCURI, CONFIDIAMO NELLA CORTE”

“Abbiamo chiesto un approfondimento di indagini alla luce del fatto che vogliamo dimostrare che ci sono ancora punti oscuri”.

Così l’avvocato Nicodemo Gentile, uno dei due legali di Salvatore Parolisi, al termine della prima udienza del processo d’Appello.

“Esiste un contrasto su prove decisive tra i Ris e i giudici, uno dice che ci sono impronte dei piedi uno dice che ci sono impronte di mani. Chiediamo se sono piedi di chi sono, se sono mani di chi sono”.

Sull’udienza di stamani Gentile ha sottolineato “che confidiamo nell’equilibrio della Corte”.

“Dopo un’ampissima relazione da parte del giudice al latere c’è stato l’intervento del procuratore generale che ha confermato che in questo processo esiste un contrasto fra il giudice e la procura sul movente, inoltre è apocalittica la descrizione dei giudici”, ha detto ancora l’avvocato Gentile sottolineando che “la richiesta di conferma dell’ergastolo non ci impressiona”.

Sulle condizioni del caporalmaggiore Gentile ha spiegato che Parolisi “ha sulle spalle un ergastolo e una richiesta di conferma della pena. È un uomo in difficoltà, ma ancora vuole combattere”.

LEGALE REA: “SU AGGRAVANTI PROCESSO MOLTO IMPORTANTE”

“La partita processuale sulle aggravanti è molto importante”.

Così il legale della famiglia di Melania Rea, Mauro Gionni, al termine della prima parte dell’udienza del processo d’appello al caporal maggiore Salvatore Parolisi accusato dell’omicidio della moglie e per questo condannato in primo grado all’ergastolo.

“Se non vengono confermate le aggravanti non si può applicare la sentenza all’ergastolo”, ha continuato Gionni il quale, in riferimento alle istanze di approfondimento delle indagini presentate dai legali di Parolisi ha sottolineato che “sono state già oggetto di discussione in primo grado e comunque le nuove prove non possono essere chieste dalle parti, dipende solo dalle decisioni dell’ufficio. Non esiste infatti un potere delle parti, può esserci solo una sollecitazione sulla rinnovazione delle prove”.

In relazione al nuovo faccia a faccia tra Parolisi e i familiari di sua moglie Melania Rea e sul possibile nuovo momento di tensione, l’avvocato ha spiegato “di aver guardato i giudici essendo Parolisi coperto dai suoi legali e i familiari della mia assistita alle spalle quindi non mi sono preoccupato di questo aspetto”.

“È chiaro – ha continuato Gionni – che ogni volta che c’è un incontro con Parolisi da quello che mi riferiscono, l’atmosfera e le sensazioni si aggiungono a cose che non scompaiono mai, immagino che sia stato così anche oggi anche se non abbiamo avuto il tempo di parlarne”.

L’UDIENZA DELLA MATTINA

“Si apre un processo d’Appello all’insegna della richiesta forte alla corte di un processo sereno ed equilibrato, senza deriva emotiva”: lo ha detto il legale di Parolisi Nicodemo Gentile impegnato all’Aquila nella prima udienza del processo d’appello nei confronti dell’ex caporalmaggiore dell’Esercito salvatore Parolisi ritenuto colpevole dell’omicidio della moglie, Melania Rea, avvenuto il 18 aprile 2011.

“Chiediamo una discussione pacata, di tutti gli elementi attraverso una rivisitazione di tutti i passaggi, le testimonianze, le perizie, le consulenze, perché, sinceramente l’approccio del primo giudice è stato emotivo”.

Il legale della famiglia Rea Mauro Gionni ha invece ribattuto che “ascoltiamo l’inizio del lavori, ci sarà una relazione poi l’intervento della Procura Generale. Si tratta di vedere se tutto si farà oggi o come plausibile, più ragionevolmente in qualche altro giorno della settimana o della prossima”.

“Ma credo non ci saranno sorprese – ha continuato – perché da un rito abbreviato sono state avanzate richieste di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale. Queste cose sono nella disponibilità dei giudici come lo erano in primo grado. Quindi l’ufficio può farle, quindi sono cose già discusse e non credo saranno accolte.

Parolisi indossa jeans e giubbotto nero su camicia a righe rosse, secondo quanto appreso nei corridoi del Tribunale dell’Aquila.

Il caporalmaggiore apparirebbe dimagrito rispetto a undici mesi fa, quando, il 26 ottobre 2012, nell’aula del Tribunale di Teramo, fu letta in primo grado la sentenza di condanna all’ergastolo per l’omicidio della moglie Melania Rea.

RELAZIONE GIUDICE IN CORSO: POI TOCCA ALLA DIFESA

È ancora in corso la relazione di uno dei giudici del collegio giudicante nella prima udienza del processo d’appello al caporalmaggiore Salvatore Parolisi, condannato in primo grado all’ergastolo con l’accusa di aver ucciso la moglie Melania Rea il 18 aprile 2011 nel boschetto di Civitella.

La relazione è tesa a informare sulla situazione del processo. Poi sarà battaglia: la difesa ha già annunciato che presenterà istanze preliminari e richieste di inserimento di nuove perizie, possibilità che viene data anche alla Procura e alla parte civile, che però non vi farà ricorso.

L’accoglimento viene considerato un fatto eccezionale, perché si tratta di un processo “chiuso”, essendosi svolto in primo grado con rito abbreviato. Comunque, sarà la Corte a riunirsi in camera di consiglio a decidere.

Se le istanze della difesa, che probabilmente riguarderanno nuove perizie su due macchie di sangue – una nel boschetto e una sul corpo di Melania – dovessero essere respinte, si andrebbe avanti velocemente, con la sentenza che potrebbe arrivare già nell’udienza di lunedì 30, dopo quella fissata venerdì prossimo. In quel caso, ci sarebbero nell’ordine le repliche di Procura generale, parte civile e difesa. Alla fine di questi interventi Parolisi potrebbe rilasciare una dichiarazione spontanea.

“Abbiamo affrontato un processo in primo grado nel quale l’accusa ha portato una ricostruzione dei fatti, un movente che, grazie anche all’attività istruttoria fatta dal giudice e proposta dalla difesa, è stato totalmente respinto dal giudice – ha spiegato l’avvocato Biscotti, uno dei legali di Parolisi -. Lo stesso ha poi fatto una propria ricostruzione. Oggi ci troveremo a contrastare punto per punto quella che è stata la ricostruzione del giudice, proprio per dimostrare, così come abbiamo fatto in primo grado, l’infondatezza dell’ipotesi accusatoria. Riga per riga dimostreremo come la ricostruzione fatta dal giudice è fantasiosa e non aderente ai fatti e ai dati emersi durante il processo”

IL FRATELLO DI MELANIA: “VOLEVAMO UN COLPEVOLE, E’ LUI”

Al processo d’Appello è presente anche Michele Rea, fratello di Melania, il quale come molte altre volte ha ribadito: “Vogliamo la verità, la giustizia, in primo grado tutto questo è arrivato ma non perché cercassimo un colpevole qualunque, volevamo il colpevole ed è stato trovato in Salvatore Parolisi”.

Michele ha poi chiuso dicendo che “le indagini hanno portato a lui, le alternative sono state battute e si ritorna a lui. Ci aspettiamo la stessa condanna anche in secondo grado”.

NUOVE PERIZIE PER SCAGIONARE PAROLISI

Puntano sull’esito di nuove perizie, ma soprattutto su un’incongruenza che vedono tra le accuse del pubblico ministero e le motivazioni della condanna all’ergastolo, i legali di Parolisi.

L’udienza si tiene a porte chiuse, dopo che dieci giorni fa il presidente della Corte d’Assise d’Appello, Luigi Catelli, ha respinto la richiesta di processo pubblico inviatagli dallo stesso Parolisi.

In aula è presente il caporalmaggiore, all’esterno del tribunale aquilano c’è un notevole schiaramento di forze dell’ordine.

Gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile rivolgeranno una sollecitazione al giudice, e alla Corte d’Assise chiedono “un’analisi disincantata, saggia e moderata dei fatti”.

Pochi giorni fa hanno presentato un’ulteriore memoria difensiva nella quale chiedono nuove perizie, una prima riguardante due impronte trovate sulle assi del Chiosco della pineta a Ripe di Civitella poco distanti dal corpo di Melania.

Una seconda richiesta di perizia è relativa a segni prodotti da un oggetto insanguinato sulle gambe della donna.

Detenuto nel carcere teramano di Castrogno, Parolisi, che fino a oggi non ha mai parlato dinanzi ai giudici e ai pm teramani Greta Aloisi e Davide Rosati dopo i primissimi interrogatori, sostiene che contro di lui sono state dette cose non vere e con un processo pubblico avrebbe voluto “permettere alla gente di capire tante cose”.

Gli dà manforte la sorella Francesca, che dalle telecamere de La vita in diretta dice: “Sono convinta che mio fratello sia innocente. Dimostrino il contrario portando delle prove fondate e ci ricrederemo. Ma non potranno farlo, perché le prove contro di lui non ci sono. Semplicemente perché non è lui l’assassino di Melania”.

Il 26 ottobre 2012, nel processo con rito abbreviato a Teramo svoltosi secondo procedura a porte chiuse, il soldato napoletano, in servizio ad Ascoli Piceno, fu condannato all’ergastolo dal gup Marina Tommolini che lo ha ritenuto colpevole di aver ucciso la moglie con 35 coltellate nel boschetto di Ripe a Civitella del Tronto (Teramo), ma su basi che secondo i difensori di Parolisi sarebbero diverse da quelle elencate dall’accusa.

“Il giudice Tommolini – dichiararono a marzo i due avvocati al momento di depositare il ricorso contro la sentenza – non prende in considerazione molti elementi tra i quali la prova scientifica. Abbiamo assistito a un processo giusto nella forma, ma non nel merito, perché è stato violato uno dei principi fondamentali, il ragionevole dubbio”.

Nei giorni scorsi nuovi particolari sulla vicenda sono emersi dalla trasmissione Quarto Grado, in onda su Rete 4.

“Forse Salvatore sa qualcosa, ma non parla” perché minacciato, ha detto Rocco Parolisi, fratello di Salvatore, in un’intervista telefonica.

E nella stessa trasmissione l’avvocato Gentile parla di un “buco nero” in merito all’identità della persona che segnalò al telefono di aver trovato il corpo senza vita di Melania.

“Dispiace che in un fazzoletto di terra come Teramo e i paesini che lo circondano, la Procura non sia riuscita a scoprirlo”.

Domani nel collegio giudicante accanto a Catelli ci saranno l’altro giudice togato Armanda Servino e la giuria popolare.

Le prossime udienze sono state fissate al 27 e 30 settembre. La sentenza è attesa nel corso del mese di ottobre.