ROMA – Via libera dalla Settima Commissione del Senato al disegno di legge delega che rivede le modalità di accesso ai corsi di laurea in Medicina e chirurgia, odontoiatria e protesi dentaria e Medicina veterinaria.

La riforma prevede l’abolizione del numero chiuso al primo semestre, consentendo l’iscrizione aperta per tutti gli aspiranti medici senza sostenere i test d’ingresso.

L’obiettivo è la riorganizzazione del sistema delle professioni medico-sanitarie in un’ottica di sostenibilità sia per gli Atenei che per il Sistema sanitario nazionale.

Il disegno di legge di delega al Governo mira a garantire una selezione più equa, basata sulle competenze acquisite dagli studenti. L’accesso sarà infatti regolato attraverso i crediti formativi e la posizione in una graduatoria nazionale raggiunta.

“Questa giornata rappresenta un passo storico per garantire a tutti i ragazzi l’opportunità di diventare professionisti in ambito medico”, ha commentato il ministro dell’Università e della ricerca, Anna Maria Bernini.

Ma è già polemica e viene subito osservato: “La ministra dell’Università Anna Maria Bernini dovrebbe riguardarsi bene dall’illudere studentesse e studenti – dichiara Noemi Cottone, dell’esecutivo nazionale Udu, Unione degli studenti – perché, nella realtà dei fatti, la selezione che prima era all’ingresso, con questa riforma verrà solo spostata alla fine del primo semestre, con migliaia di studentesse e studenti che, dopo aver frequentato un semestre di corso di studi, verranno tagliati fuori, con la possibilità solo di potersi iscrivere a dei corsi predeterminati, come se li si considerasse di serie B. Ciò, di fatto, non farà altro che mettere in competizione tra loro studentesse e studenti, perpetrando una cultura della competitività che all’interno del sistema universitario non dovrebbe sussistere”.

“Tutto ciò mentre al FFO vengono fatti dei tagli cospicui, che già mettono in crisi i bilanci dell’Ateneo. La domanda sorge quindi spontanea: le università come faranno ad adeguare tutti gli spazi per un solo semestre? La soluzione non potrà essere la didattica a distanza, dato che in tal modo non verrà garantito veramente l’accesso all’Istruzione. Per non parlare del Diritto allo studio, già oggi in forte crisi. Cosa accadrà in quelle Università nelle quali si iscriveranno la maggior parte di studentesse e studenti? Viviamo in un sistema universitario dove la situazione affitti è già al collasso, le borse di studio non vengono erogate a sufficienza e con i tempi giusti, con un’apertura simile in un solo semestre ci saranno regioni che sicuramente entreranno ancor di più in crisi. Senza tralasciare il SSN, non è spostando il test di ammissione che si risana la mancanza di professionisti che colpisce oggi il nostro Paese. Di fatto non si avrà un vero aumento di iscritti e laureati del settore, dunque non si risolverà un tale problema strutturale”.

“Crediamo che questo disegno illude gli studenti – conclude Alessandro Bruscella, coordinatore nazionale di UDU – mette in crisi le università e non garantisce nessuna qualità dell’offerta formativa ma servirà soltanto ad alimentare le logiche meritocratiche di questo governo, al quale, stando ai fatti, non interessa veramente del futuro di questo Paese e dei suoi studenti”.