L’AQUILA -“Sandro Spagnoli è stato un uomo straordinario, un volontario filosofo, per cui la filosofia si faceva concretezza nel quotidiano, la grandezza di un uomo si vede in quello che lascia dopo che non c’è più”.
Così il capo dipartimento della Protezione civile, Franco Gabriellli, che oggi nella chiesa di Santa Maria di Centurelli, in occasione dell’inaugurazione del 33° campo scuola di Nuova Acropoli di Caporciano (L’Aquila), ha consegnato una decorazione al merito di secondo grado alla memoria di Spagnoli, responsabile dell’area di Ecologia, solidarietà e protezione civile dell’associazione, morto nel sisma del 6 aprile 2009 con la figlia Flavia. Ha ritirare il premio l’altra figlia, Valeria.
Toccante l’intervento di Giuliana Spagnoli, sorella di Sandro, direttrice nazionale dell’Associazione La Nuova Acropoli:
“Mio fratello – ha detto tra le tante altre cose – spiegava sempre che non sono i ruoli e gli incarichi rare grandi gli uomini, ma quello che fanno, i contenuti che mettono in pratica. Insegnava che era importante dare rispettare sempre la parola data”
Guidato dalla vocazione filosofica dell’Associazione Nuova Acropoli, Sandro ha dimostrato e insegnato a centinaia di giovani che essere volontari è uno stile di vita quotidiano ispirato ai più nobili valori che non hanno né cittadinanza, né credo, ma una sola appartenenza: l’essere umano. “Non si può andare a fare volontario in luoghi lontani, se poi nel quotidiano non si aiuta chi ti sta vicino, saremmo solo degli ipocriti, fare volontariato è un modo di essere, non siginifca solo saper montare una tenda fare gli addestramenti” amava ripetere.
Da questa profonda convinzione è nata l’etica del volontariato che in tutto il mondo, nelle tante azioni che i suoi volontari compiono al servizio della società e che ha mosso l’azione disinteressata di Sandro Spagnoli non solo in Italia, ma anche in Thailandia, Indonesia, Pakistan e dove c’è stato bisogno.
“Sandro Spagnoli incarnava il vero autentico spirito della Protezione civile” ha poi aggiunto Gabrielli, affrontando questioni di carattere nazionali, all’indomani dell’ennesima tragedia causata dal maltempo a Refrontolo in provincia di Treviso, dove un torrente è esondato uccidendo quattro persone.
“I sindaci sono espressione delle comunità – ha infatto speigato usciamo fuori da questa logica per cui c’è il sindaco e c’è la comunità. Viviamo in una democrazia, se i sindaci non funzionano si cambiano”.
“Io credo che il problema sia culturale delle comunità. Girando per l’Italia laddove vedo comunità sensibili, interessate, che pongono ai vertici delle loro attenzioni questioni di protezione civile, anche gli amministratori sono più sensibili – ha aggiunto – perché c’è questo modo tipicamente italico per cui la responsabilità è declinata soltanto nel momento in cui si va alla ricerca della responsabilità degli altri, mai per quello che ci compete e questo è il vero limite culturale di questo Paese”.
“Il discorso della cementificazione è una parte del problema, è un aspetto del problema, non lo esaurisce. Nella vicenda Trevigiana tutto si può dire tranne che la vicenda sia legata alla cementificazione, magari a un uso disinvolto del territorio – ha proseguito Gabrielli sulla tragedia nel Trevigiano – Qualcuno sostiene di sì, altri sostengono di no, a dimostrazione, ripeto, che deve cambiare anche il nostro approccio con il territorio e con il clima che, volente o nolente, è un po’ diverso da quello che conoscevamo qualche anno fa”.
Alla domanda del ruolo delle istituzioni il capo Dipartimento della Protezione civile ha ricordato di sostenere “da tempo che le istituzioni hanno le loro responsabilità ma ancora prima hanno le responsabilità i cittadini, per la semplicissima ragione che tutte le volte che non si ha la giusta sensibilità ai problemi, a me per esempio chiedono spesso se la politica si interessa di un particolare problema, io rispondo marginalmente ma perché non interessa ai cittadini.
Io chiedo ai sindaci che incontro: ‘Nel vostro mandato avete mai avuto un cittadino che vi viene a chiedere se il Comune ha un piano di protezione civile? No mai, ciò vuol dire che questi temi non appartengono al comune sentire dei cittadini in generale”.






