L’AQUILA – L’incontro sentito con le due ragazze sopravvissute al crollo della Casa dello studente dell’Aquila e con i loro “ricordi che non passeranno mai”, la lode all’Università “che non si è mai arresa” e che costituisce la “cura” contro il terrorismo, l’abbraccio con la frazione di Onna e quel “pieno diritto” al rispetto e alla giustizia delle 309 morti che giovedì prossimo torneranno in un’aula di tribunale, e ancora la presenza istituzionale e silente nel più istituzionale dei luoghi, il tribunale appena rinato.

Ci sono tante “istantanee” nella visita discreta del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la prima all’Aquila terremotata e all’Abruzzo, cui ha dedicato una sua intera giornata appena tre giorni dopo gli attentati di Parigi con 130 morti.

E la comparazione tra due situazioni apparentemente diverse, come un attentato terroristico e un sisma distruttivo, paragone non a caso già fatto da un’aquilana che ha vissuto, per fortuna di striscio, entrambi gli incubi, gli ha ispirato una riflessione.

Tragedie “non distanti tra di loro”, le ha definite il presidente, “soprattutto perché c’è la volontà degli aquilani di ripartire con una vita normale e serena che spero si realizzi nelle condizioni ottimali al più presto. È un segnale per tutti – ha rimarcato – anche contro chi vorrebbe distruggere la serenità della nostra convivenza in Europa”.

“Ricostruzione indispensabile degli edifici, ma va accompagnata dalla ricostituzione del tessuto economico e sociale”, il suo monito.

Mentre contro i “messaggeri di violenza”, così ha definito i terroristi nel suo intervento fuoriprogramma in Ateneo che ha un po’ spiazzato il cerimoniale, è necessario usare un “farmaco”, vale a dire la cultura simboleggiata dai sei “giovani maestri” che hanno tenuto delle brevi lezioni su alcuni temi di fronte all’inquilino del Quirinale, arricchendo l’inaugurazione dell’anno accademico all’aula magna dell’edificio Turing del polo di Coppito.

Un momento nel quale la rettrice, Paola Inverardi, ha presentato al presidente un Ateneo “con meno immatricolati, ma più motivati”, rispondendo anche alle polemiche sui numeri in calo, mentre anche i rappresentanti degli studenti hanno presentato le loro istanze, “che ho compreso” ha assicurato Mattarella.

In precedenza c’era stato il primo e solenne momento con l’arrivo al “ground zero” della Casa dello studente del capo di Stato, controllato a vista in una città blindata, autopattuglie e protezione civile a ogni incrocio e uomini dei servizi celati perfino nel cantiere del condominio in ricostruzione accanto alla struttura studentesca che ha ammazzato 8 giovani.

Là il capo dello Stato ha deposto una corona davanti al monumento lignero restaurato dai Vigili del fuoco prima di incontrare le due giovani sopravvissute e i familiari di chi non ce l’ha fatta.

Dopo la cerimonia all’Università, la partenza per la frazione di Onna, quella dei 41 morti su 380 abitanti, dove Mattarella ha ascoltato parole di dolore di chi ha perso qualcuno e tutto, ma anche visto gli sforzi di un paese che ha cominciato la sua ricostruzione e ha salutato i bambini dell’asilo costruito post-sisma.

“Una cosa straordinaria, non solo per quello che si vede, ma perché realizzato su un progetto di una studentessa scomparsa nel sisma di cui rimane traccia dell’ingegno e della capacità”, Giulia Carnevale, un lascito tanto bello quanto malinconico che “fa capire quanto abbiamo perso con il terremoto”, il rimpianto.

A seguire, il pranzo in prefettura con pochi commensali, il suo vice al Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini, il sindaco, Massimo Cialente, il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, e il prefetto padrone di casa, Francesco Alecci, e un menù semplice.

Un breve riposo, infine, l’ultimo appuntamento, al “Palazzaccio”, per intitolare l’aula magna al magistrato Antonio Villani e ascoltare in fila gli interventi dei presidenti di Tribunale e Corte, Ciro Riviezzo e Stefano Schirò, e del procuratore della Repubblica e di quello generale, Fausto Cardella e Giuseppe Falcone, oltre che il presidente dell’Ordine degli avvocati, Carlo Peretti, e il dirigente amministrativo Walter Luise.

Con la fascia tricolore, quella che rispedì a Giorgio Napolitano per avere fondi, indossata a rovescio e la voce appena rotta dall’emozione, il sindaco Cialente ha potuto illustrare con orgoglio i numeri della “sua” ricostruzione: le periferie quasi completate, le 92 gru (“sono alberi tecnologici”, il successivo neologismo di D’Alfonso), una gigantesca opere pubblica che “costerà meno di quanto preventivato, abbiamo risparmiato 360 milioni e vorrei che ne fossero donati 200 al diritto allo studio in tutta Italia, sarebbe bellissimo presidente”.

Nessuna dichiarazione, questa volta, di Mattarella, ma solo un affettuoso saluto al capoluogo prima della ripartenza per il Colle, passando di fronte al sit-in del Corpo forestale che non vuole essere soppresso e accorpato.

L’unico momento di “protesta”, seppure lo striscione dei Forestali in realtà dava il benvenuto al presidente, di una giornata in cui la più alta carica dello Stato non doveva promettere fondi né nuove leggi (anche se Cialente e Cardella le hanno chieste) ma solo, nell’era in cui le nazioni cedono sovranità, far sentire all’Aquila la presenza della Repubblica. Ed è proprio questo che ha fatto Sergio Mattarella.

LA GIORNATA

 

ALL’UNIVERSITA’

IL PRESIDENTE: “SIETE IL FARMACO CONTRO L’INTOLLERANZA”

“Non era previsto un mio intervento, in queste occasioni i protagonisti sono rettrice, docenti, studenti e personale. C’è una ragione specifica per cui avverto l’esigenza di affiancarmi ai protagonisti veri, che riguarda L’Aquila. Come in diverse altre città, anche L’Aquila è fortemente contrassegnata dal carattere universitario e non ha interrotto l’attività neppure nelle settimane successive al terremoto”, ha detto il capo dello Stato.

“È stata testimonianza tra le più importanti della volontà degli aquilani di non rassegnarsi alla distruzione. Rappresenta, quindi,un elemento decisivo per la ripresa e il rilancio di questa città – ha sottolineato – Sappiamo tutti che occorre molto, che non basta la ricostruzione indispensabile degli edifici, ma va accompagnata dalla ricostituzione del tessuto economico e sociale, da un rilancio pieno dell’Aquila che, tornando a essere quello che era prima possa rilanciarsi attraverso il suo futuro. In questo l’Università gioca un ruolo essenziale”.

In riferimento poi alla strage di Parigi di venerdì sera che ha provocato 132 morti, ha affermato: “Per l’Europa sono giorni di cordoglio,allarme, tristezza,ma anche volontà di reazione, e anche noi italiani reagiremo con determinazione e intransigenza contro questa ondata di violenza fondamentalista, oscurantismo e ignoranza che cerca di porre in difficoltà la serenità della convivenza”.

“Tra gli strumenti di questa reazione è fondamentale la cultura, farmaco contro l’oscurantismo e l’intolleranza, l’apertura d’anno è utile a ribadire l’importanza dello sviluppo culturale di una società – ha aggiunto – Ringrazio i giovani maestri, appezzo il contributo scientifico e hanno manifestato l’esigenza e l’aspirazione costante all’avanzamento della cultura, punto di forza di una civiltà. Un saluto a tutti i docenti e studenti aquilani e fuori sede, al personale tecnico-amministrativo. È ​ l’aspetto di un ateneo che lungi dall’arrendersi fa da protagonista a ricostituire la normalità e la serenità di una buona convivenza,un messaggio importante contro i messaggeri di violenza”.

INVERARDI: “MENO IMMATRICOLATI, MA PIU’ MOTIVATI”

“Nel 2008-2009 l’Università dell’Aquila aveva 657 docenti e 22.674 studenti, nel sisma del 6 aprile 2009 ne abbiamo persi 55 e siamo rimasti senza nessuna risorsa logica e strumentale. Oggi abbiamo l’idea di un ateneo di buona qualità, aperto al territorio e all’esterno. Abbiamo meno immatricolati, ma più motivati”.

Con queste parole, pronunciate davanti al presidente Mattarella, la rettrice Inverardi ha dichiarato aperto l’anno accademico.

“Abbiamo stipulato un nuovo accordo di programma con il ministero che ci permetterà per il triennio 2015-2017 stabilità di bilancio e, quindi, capacità di investimento”, ha aggiunto.

La Inverardi ha parlato di “brusca discesa” del numero di immatricolati e iscritti “in corrispondenza dell’introduzione dei numeri programmati su 4 corsi di studio per i quali non avevamo requisiti di sostenibilità”.

A ONNA

Il presidente è poi andato in visita alla frazione di Onna, uno dei centri simbolo del sisma del 6 aprile 2009.

Le tragedie della Francia e dell’Aquila “non sono distanti tra di loro soprattutto perché c’è la volontà degli aquilani di ripartire con una vita normale e serena che spero si realizzi nelle condizioni ottimali al più presto”, ha detto.

Tanti cittadini salutati, tanti familiari delle vittime incontrati. Tra questi il vigile urbano Aldo Scimia, che nel sisma ha perso la madre settantenne, Anna Berardina Bonanni. “Chiediamo rispetto per i nostri morti”, ha detto al presidente Mattarella. “Ne avete tutto il diritto”, è stata la risposta dell’inquilino del Quirinale.

Impossibile non cogliere, a soli tre giorni dall’udienza in Cassazione di giovedì prossimo, il riferimento al processo alla commissione Grandi rischi, l’organo scientifico della presidenza del Consiglio condannato in primo grado e assolto in Appello per aver rassicurato gli aquilani a cinque giorni dalla scossa.

Toccante anche l’incontro con il giornalista Giustino Parisse, che ha perso due figli adolescenti e il padre anziano. “Capisco come vi potete sentire”, gli ha detto e il cronista ha confermato: “Lei è una delle poche persone che può capire”, ricordando l’uccisione del fratello Piersanti a opera della mafia.

Ma non ci sono stati solo momenti di doloroso ricordo. “Siamo riusciti a fargli vedere Onna e a fargli capire che c’è ancora da ricostruire, anche se abbiamo cominciato non possiamo fermarci adesso”, spiega soddisfatto Franco Papola, presidente di Onna onlus.

Mattarella ha fatto un giro per il paese vedendo la chiesa nuova realizzata dopo il sisma, due degli aggregati privati dove sono partiti i lavori vicino alla piazza, il monumento in bronzo e affresco inaugurato l’altro giorno, ma anche le macerie.

“Gli abbiamo chiesto di continuare a darci speranza, avere una presenza dello Stato per continuare e finire l’opera di ricostruzione – prosegue Papola – Ci ha detto di non preoccuparci perché le istituzioni ci saranno vicine e ci ha tenuto molto a dire che bisogna ricostruire tutto il paese per rientrare e riprendere la vita normale”.

Al presidente è stato donato un ricordo realizzato con una pietra e vetri presi dai cumuli delle macerie dei crolli, e anche un sacchetto di fagioli di Onna, che ha molto apprezzato.

Quindi, la visita all’asilo intitolato alla memoria di Giulia Carnevale, la studentessa ventunenne di Sora deceduta nel crollo di un edificio in via XX settembre 79 assieme ad altre otto persone.

Il capo dello Stato ha incontrato i genitori che hanno perso la figlia e i bambini della struttura, posando per una foto ricordo.

“Questo asilo è una cosa straordinaria, non solo per quello che si vede, ma perché realizzato su un progetto di una studentessa scomparsa nel sisma di cui rimane traccia dell’ingegno e della capacità – ha commentato – Questo esempio fa capire quanto abbiamo perso con il terremoto”.

Poco prima di risalire in auto, si è avvicinato anche alla lapide che ricorda la fucilazione nazista di 17 persone dell’11 giugno 1944, e Mattarella ha mostrato di conoscere l’impegno della Germania per l’emergenza e la ricostruzione.

Infine, nella storica chiesa parrocchiale, dove i lavori sono in corso ha visto un affresco del Trecento che ritrae un crocifisso e angeli, che ha ammirato a lungo prima di ripartire verso la prefettura.

AL TRIBUNALE

Mattarella ha poi raggiunto la sede della prefettura dove ha pranzato insieme al sindaco e al prefetto del capoluogo, Francesco Alecci, prima di presiedere alle 16 in Via XX Settembre per l’inaugurazione della sede ristrutturata degli uffici giudiziari.

Al termine della cerimonia, poco dopo le 17, è ripartito alla volta di Roma.

I PASTI DEL PRESIDENTE

COLAZIONE DA ELODIA

Vari tipi di biscotti e prodotti dolciari fatti in casa, molti a base di zafferano.

La colazione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prima della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico dell’Università dell’Aquila, è stata affidata alla maestrìa della chef aquilana Nadia Moscardi.

Ingenti le misure di sicurezza, con il salottino che ha accolto il Capo dello Stato ed i suoi stretti collaboratori setacciato dagli artificieri prima di consentire l’accesso del catering.

“Una quindicina di persone, non di più – racconta Moscardi – tra cui il sindaco Massimo Cialente, la rettrice Paola Inverardi e il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, si sono intrattenute con Mattarella prima di iniziare la cerimonia”.

“Il presidente è stato molto gentile, una persone splendida, cordiale – aggiunge la chef di Elodia ad AbruzzoWeb – ed ha particolarmente gradito le leccornie”.

Blindata la stanza dove si è svolta la colazione privata. “C’era grandissima attenzione da parte della sicurezza, noi eravamo preoccupati che i tempi che si allungavano per consentire i controlli prima di farci entrare potessere compromettere il nostro lavoro, invece poi è andato tutto magnificamente”.

“Persino mentre allestivamo il buffet – rivela Moscardi – i poliziotti presidiavano la stanza”.

“Mattarella ha parlato con mia nipote Camilla (figlia del fratello e socio Antonello, ndr), che lavora con noi e studia all’Università dell’Aquila – racconta emozionata – e le ha fatto i complimenti”.

Non è la prima volta che la chef ed il suo staff cucina per alte cariche dello Stato. Era successo con i presidenti Francesco Cossiga prima e Oscar Luigi Scalfaro dopo, quando si occupò del pranzo ai Laboratori nazionali del Gran Sasso e, più di recente, con il premier Mario Monti, che dopo il terremoto partecipò ad una cena al ristorante di Camarda. (m.sig.)

IL PRANZO DEL “BACO”

Affidato a un’eccellenza gastronomica del territorio anche il pranzo del presidente della Repubblica.

A cucinare per Mattarella gli chef del Baco da Seta dell’Aquila, dei fratelli Loreto, Pino e Roberto Giangrossi.

A tavola chitarrina con tartufo bianco e zafferano, roast-beef, carciofi, pere al Montepulciano e nocci interrati. Caffè e l’immancabile Genziana.

Pino ha spiegato che a Mattarella “è piaciuta ogni portata, ha mangiato tutto e i piatti sono tornati puliti! Questa – fa notare – è la più grande soddisfazione per uno chef”.

I Giangrossi nei giorni difficili del sisma hanno riaperto quasi subito: il Baco, un’istituzione cittadinia, ha già cucinato per altri capi di stato come Nicolas Sarkozy con l’allora premiere dame Carla Bruni, e il primo ministro inglese Gordon Brown, ma per i titolari preparare un pranzo per il proprio presidente “è un’altra cosa, un’emozione davvero indimenticabile”.

Tra l’altro, dopo aver degustato le leccornie, il capo dello Stato ha fatto i suoi complimenti ha tutto staff, ha anche voluto una foto ricordo con lo chef, suo fratello Roberto e suo figlio Riccardo, che hanno servito in sala, e suo padre Loreto, il capostipite della famiglia.

“Siamo rimasti davvero stupiti a sentire questa richiesta – confessa il ristoratore – Mattarella è stato squisito, si capisce che è un uomo dalla profonda umanità, per noi è stata una soddisfazione intima e professionale”. (alb.or.)