L’AQUILA – Lo scontro sul masterplan torna rovente.
A riaccendere la miccia è l’ex assessore della giunta D’Alfonso e ora capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale Silvio Paolucci.
Porta la sua firma l’interrogazione rivolta al governatore Marco Marsilio che ha contenuti quasi prettamente politici. Non per nulla, infatti, l’iniziativa chiede di suggellare la paternità del piano da 1,5 miliardi sottoscritto dall’allora presidente della regione Luciano D’Alfonso dell’ex premier Matteo Renzi.
Era il 2016 e la Regione arrivò all’appuntamento con la firma dopo aver varato specifiche delibere di giunta. in particolare 77 interventi che dovrebbero sviluppare oltre 250 cantieri e un ulteriore stanziamento di 254 milioni.
Numeri da record che però il centrodestra dell’epoca, ora il governo della Regione, aveva definito come un libro dei sogni, per di più fumoso. E’ per questo motivo che Paolucci nell’interrogazione chiama l’attuale maggioranza a un’assunzione di responsabilità, chiedendo di certificare la genesi del provvedimento, riconoscendo, appunto, l’operato di D’Alfonso.
E poi chiedendo quale sia lo stato degli interventi, il numero dei cantieri avviati, le modifiche apportate in questi primi mesi di legislatura causa di circostanze urgenti e l’aggiornamento della dotazione finanziaria. Non è escluso che a Paolucci possa rispondere direttamente in aula il governatore Marco Marsilio attraverso una relazione dettagliata.
Resta da capire se il presidente vorrà affondare il colpo, o se invece in maniera più soft benedirà il piano e fornirà il report aggiornato della sua attuazione. Quello che è certo è che il patto per l’Abruzzo è entrato nella sua fase cruciale: quella dell’esecutività che necessita di risorse, uomini, procedure. Operazione tutt’altro che agevole.
E’ per questo che la tensione politica è destinata a crescere ulteriormente nelle prossime settimane.
Ad accusare Marsilio di essere come Totò, ovvero di “rivendersi ogni volta la Fontana di Trevi, è anche il deputato di Italia Viva Camillo D’Alessandro, ex sottosegratario di giunta abruzzese con D’Alfonso.
“Si dice al mio paese che chi ha una “faccia” campa bene, chi ne ha due fa il signore. Chi ne ha tre ? Può fare Marsilio” Viene spacciata in pompa magna la delibera per acquistare autobus e treni, ma non si tratta latro della vecchia programmazione, risorse programmate e lasciate. La deliberazione adotatta dalla Giunta riguarda le risorse stanziate dalla Delibera CIPE 54 del 2016, riguardante il Piano Operativo Infrastrutture. Insomma l’annuncio di Marsilio e compagnia rappresenta un’altra bufala”.
“Nello specifico si tratta di 51.200.000 euro relativo ai treni di cui alla delibera Cipe 54 del 2017; 12.800.000 Euro riguardante gli autobus, sempre riferita alla stessa delibera del 2017; 20.000.000 Euro sempre sul ferro, realtivo al fondo ex art. 1 comma 866 della Legge 28 dicembre 2015che ha stanziato risorse per le annualità 2019-2022. basta chiedere ai sindacati. Anche a tipologia dei treni e degli autobus fu stabilito con atto della Giunta D’Alfonso che ho personalmente seguito”
“Quindi come si fa a rivendersi ogni volta la Fontana di trevi come Totò ? A questo siamo arrivati ? Quant’è che Marsilio aggiunge un euro a ciò che ha trovato? Piuttosto si concentrassero sui nuovi fondi. Si sta concludendo l’intesa all’interno della conferenza Stato-Regioni per risorse aggiuntive, queste si nuove, per la mobilità sostenibile. Non so come è abituato a Roma Marsilio, ma qui, in Abruzzo lo “taniamo”, ritenti un’altra volta”, conclude D’Alessandro.





