L’AQUILA – “Conoscitore dell’animo umano, ironico e leale. Se penso a Sergio, la prima cosa che mi viene in mente è la sua capacità di scrutare e leggere l’anima delle persone che spesso lo ha aiutato a risolvere i problemi entrando in empatia con gli altri”, così il cugino Paolo Sablone, figlio della sorella del papà di Sergio Marchionne intervistato dall’Ansa, dalla giornalista Selenia Secondi, racconta del manager di origini abruzzesi, ricoverato in gravi condizioni a Zurigo.

“Un’intelligenza acuta e perspicace – ha ricordato – a Chieti diremmo ‘un’artista’, ossia un uomo capace di cavarsela in ogni situazione. Sempre gioviale, ma riflessivo Sergio è sempre stato orgoglioso come tutti noi Marchionne e leale fin da quando giocavamo insieme da bambini e lui frequentava le scuole elementari Nolli in centro storico a Chieti. Ricordo con particolare emozione e gioia le domeniche trascorse insieme: lui ha sempre apprezzato le tagliatelle e gli gnocchi cucinati da mia mamma così come il brodo che ci cucinava sua madre Maria di origini istriano-venete. Quando negli ultimi vent’anni veniva in Abruzzo ci sentivamo sempre perché con questa regione aveva mantenuto un rapporto saldo e di affetto”. 

E in effetti quando nel 2013 venne in visita alla Sevel di Atessa e poi all’Aquila per ricevere la medaglia “Aprutium”, conferita dal Consiglio regionale parlò degli abruzzesi come di un esempio per l’Italia perché “è gente che cade, ma non si lamenta mai e va avanti”.

“Nonostante i suoi tanti impegni – continua Sablone – non ha mai perso l’occasione per fare una passeggiata per Chieti. Perseverante in modo ammirevole, se si metteva in mente una cosa, la otteneva. Mio cugino è sempre stato un grande uomo, amante del jazz e della musica in generale”. 

Il ricordo più bello della gioventù? “Quando lui tornava a Chieti dopo essersi trasferito con la famiglia in Canada – spiega il cugino Paolo – affittava una 124 Special sport, smontava il motore e lo rimontava rendendolo più potente. Poi arrivavamo fino a Bologna e tornavamo semplicemente per vedere se il lavoro al motore era riuscito”. 

Il ricordo da Cugnoli – paese del Pescarese di cui è originaria la famiglia del manager Fca – è di Raffaele, figlio di uno dei cugini di Marchionne.

“Di lui ricordo, in particolare, un episodio. Diversi anni fa ero a Chieti a fare servizio, come carabiniere, e lui era in città. Prima di allora non ci eravamo mai incontrati, ma vedendomi fermò l’auto e mi chiese se fossi il figlio di Claudio, suo cugino. Non so come fece a riconoscermi”. 

A Cugnoli ci sono anche altri parenti dell’ad di Fca. “In quell’occasione – racconta ancora Raffaele all’Ansa – mi chiese se i familiari fossero tutti in buone condizioni di salute. Poi lo incontrai altre volte, sempre in occasioni istituzionali. Era una persona riservata ma sempre gentile con noi parenti abruzzesi”. 

“Marchionne ha fatto grande la Fiat dimostrando di essere uno straordinario manager, ma anche un grandissimo uomo. In Abruzzo, quando ero presidente del Consiglio regionale, l’ho voluto portare io per premiarlo a nome dei suoi conterranei”. 

Così il senatore e coordinatore regionale di Forza Italia, Nazario Pagano, ricordando, nel corso della inaugurazione, all’Aquila, della sede degli azzurri, l’ex Ad della Fiat, il chietino Sergio Marchionne, ricoverato in condizioni gravissime a Zurigo.

“La storia di Marchionne prova il fatto che se si vuole i sogni possono realizzarsi, è partito da Chieti con suo padre per il Canada all’età di 14 anni, e lì è cresciuto, ha studiato, si è laureato, è diventato manager e poi ha fatto diventare la Fiat una multinazionale molto importante – ha concluso tra gli applausi degli intervenuti. 

Il deputato e segretario organizzativo azzurro, Antonio Martino, ha spiegato che “l’Abruzzo deve prendere esempio da un uomo straordinario come Marchionne, un uomo ambizioso che ha perseguito con una tale determinazione i suoi sogni tanto da realizzarli”. 

“Quando all’inizio della sua avventura diceva che avrebbe portato la Fiat a livelli molto alti, addirittura è stata deriso da qualcuno, la realtà ora è sotto gli occhi di tutti”.